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Idrissa Sidibe, apicoltore, dalla serie People of Tamba. (Giovanni Hänninen)
Dal documentario Senegal/Sicily. The young women of Le Foyer. (Alberto Amoretti/Giovanni Hänninen)
Magueye Ba, medico, dalla serie People of Tamba. (Giovanni Hänninen)
Gagnesseri Seck, cameriera, dalla serie People of Tamba. (Giovanni Hänninen)
Dal documentario Senegal/Sicily. Homecomings. (Alberto Amoretti/Giovanni Hänninen)
Adama Diallo, coltivatrice di cotone, dalla serie People of Tamba. (Giovanni Hänninen)
Milano. (Giovanni Hänninen)
Milano. (Giovanni Hänninen)
Milano. (Giovanni Hänninen)
Milano. (Giovanni Hänninen)

Nella terra dei migranti

Secondo l’ultimo rapporto annuale del ministero del lavoro, sono circa 105mila i senegalesi che vivono in Italia con un permesso di soggiorno regolare e il 64 per cento di loro vive nelle regioni del nord. I senegalesi sono cominciati ad arrivate in Italia negli anni novanta e sono tra le comunità straniere più radicate e integrate. Tuttavia negli ultimi anni è sempre più complicato arrivare dal Senegal con procedure legali, e ancora più difficile è ottenere un permesso di soggiorno.

Il fotografo italofinlandese Giovanni Hänninen ha voluto restituire dignità ai migranti, che spesso finiscono per essere considerati solo in termini di numeri e flussi. Con People of Tamba ha ritratto alcuni abitanti della regione di Tambacounda, un’area interna e rurale del Senegal da dove partono la maggior parte dei migranti diretti in Europa. Hänninen ha cominciato nel 2017, producendo circa duecento immagini e ispirandosi a People of the twentieth century, il “catalogo” di tipi umani realizzato da August Sander nella Germania degli anni venti.

Insieme al regista e sceneggiatore Alberto Amoretti, Hänninen ha realizzato anche Senegal/Sicily, una serie di brevi documentari che raccontano i sogni e le speranze delle famiglie dei migranti rimaste in Senegal e allo stesso tempo cercano di diffondere maggiore consapevolezza sulle difficoltà che si trova ad affrontare chi decide di emigrare.

Entrambi i progetti sono esposti alla Fondazione Sozzani di Milano, fino al 2 giugno. Undici stampe verranno affisse anche sui muri della città, come era già successo a Dakar, Parigi e Marrakech.

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