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Orgoglio africano

La prima mostra a Roma dedicata al lavoro del fotografo Daniele Tamagni sull’identità africana. Leggi

I mari africani svuotati dai pescherecci stranieri

Il pesce dell’Africa occidentale è in netta diminuzione. Lo catturano i grandi pescherecci stranieri incuranti delle leggi e della crisi dei pescatori locali. Leggi

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L’Africa di Leila Marzocchi

Su Internazionale 1203 c’è un reportage a fumetti di Leila Marzocchi dalla capitale del Senegal. È il frutto di una serie di laboratori organizzati a Dakar. Leggi

In Gambia si cerca un’ultima mediazione per evitare il ricorso alle armi

La tensione in Gambia è aumentata il 19 gennaio, quando le truppe senegalesi e di altri quattro paesi dell’Africa occidentale sono intervenute per allontanare il presidente Yahya Jammeh, che governa il paese con il pugno di ferro da 22 anni e rifiuta di cedere il potere al nuovo presidente Adama Barrow, vincitore delle elezioni del 1 dicembre. Leggi

Yahya Jammeh, il leader del Gambia che non vuole lasciare il potere

Il 19 gennaio il presidente Yahya Jammeh avrebbe dovuto lasciare il suo incarico, dopo aver perso le elezioni dello scorso dicembre. Il leader ha respinto i risultati elettorali e il suo mandato è stato esteso dal parlamento. Alcuni paesi dell’Africa occidentale stanno organizzando una coalizione militare per costringerlo a farsi da parte. Il video della Thomson Reuters Foundation. Leggi

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Il Senegal è pronto a invadere il Gambia.
Il Senegal è pronto a invadere il Gambia. Il presidente gambiano Yahya Jammeh ​sconfitto alle elezioni di dicembre avrebbe dovuto lasciare il suo incarico il 19 gennaio, ma il parlamento ha esteso il suo mandato di tre mesi e ha approvato lo stato di emergenza. Migliaia di persone stanno lasciando il paese per timore di un’ondata di repressione e di violenza, mentre sale la tensione con gli altri paesi dell’Africa occidentale. Il Senegal ha cominciato a inviare truppe lungo il confine con il Gambia, minacciando di invadere il paese se Jammeh non si farà da parte entro la mezzanotte del 18 gennaio e l’aviazione nigeriana è pronta a sostenere le truppe senegalesi.
L’emigrazione lascia il Senegal senza i suoi uomini più giovani

Curvo su una panchina in un villaggio del Senegal sudorientale, Aliou Thiam, 28 anni, ha in testa un solo sogno. Thiam sta per lasciare sua moglie, i suoi due figli e l’unica vita che ha conosciuto finora in vista di un obiettivo comune a molti giovani in tutto il Senegal: raggiungere l’Europa. Leggi

L’agenda della settimana

L’impeachment di Dilma Rousseff, le primarie negli Stati Uniti, l’elezione del sindaco di Londra, il primo congresso in 36 anni del Partito del lavoro in Corea del Nord: cosa succede questa settimana nel mondo. Leggi

In Senegal la tecnologia aiuta gli agricoltori

In Senegal l’agricoltura rappresenta il 15,8 per cento del prodotto interno lordo e impiega il 77 per cento della forza lavoro. Da qualche anno un gruppo di giovani imprenditori ha lanciato delle soluzioni tecnologiche che aiutano gli agricoltori a risolvere i loro problemi quotidiani. Leggi

Laye Toure, musicista itinerante per l’Italia

“Appena arrivato in Italia vivevo a Ladispoli e ogni giorno prendevo il treno per andare a vendere braccialetti. Da Roma Tiburtina proseguivo per Avezzano e Carsoli, in Abruzzo, poi verso Narni e Fiuggi”. Laye Toure, musicista senegalese, nel nuovo video di Termini tv. Leggi

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Vittoria del “sì” nel referendum costituzionale in Senegal.
Vittoria del “sì” nel referendum costituzionale in Senegal. I senegalesi hanno votato in favore dei cambiamenti alla costituzione che limitano a cinque anni il mandato del presidente. I voti per il sì sono stati il 62,7 per cento mentre l’affluenza si è fermata al 40,4 per cento.
Lanciata in Senegal la prima piattaforma africana per scaricare musica.
Lanciata in Senegal la prima piattaforma africana per scaricare musica. Si chiama MusikBi e si propone di promuovere gli artisti africani con download legali. Tra i quasi 200 artisti che hanno caricato i propri brani, ci sono Youssou N’Dour e Baaba Maal, insieme a giovani rapper, musicisti jazz, cantanti musulmani e cristiani.
I ragazzi lasciano il Senegal anche per scoprire il mondo

“Se guadagnassi abbastanza lavorando qui, preferirei restare in Senegal”. Una vita nuova, la voglia di vedere cose diverse, un salario migliore, più diritti. Oltre centomila persone hanno percorso le rotte dell’Africa occidentale nel 2015, secondo i dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, per cercare di raggiungere l’Europa. Reportage da Dakar, in Senegal, per capire perché i giovani vogliono partire. Leggi

Giappone, Ucraina, Egitto, Senegal e Uruguay al Consiglio di sicurezza dell’Onu.
Giappone, Ucraina, Egitto, Senegal e Uruguay al Consiglio di sicurezza dell’Onu. Resteranno in carica per due anni a partire dal 1 gennaio. Il Consiglio di sicurezza è formato da cinque membri permanenti e da dieci non permanenti che vengono eletti, cinque all’anno, dall’Assemblea generale.
Nuove proteste contro la giunta militare in Burkina Faso

Il presidente ad interim del Burkina Faso Michel Kafando e i due ministri del governo di transizione presi in ostaggio nel colpo di stato del 16 settembre sono stati liberati, ma il premier Yacouba Isaac Zida è rimasto agli arresti. I militari responsabili del golpe hanno riaperto le frontiere e sedato le proteste dei cittadini che chiedono libere elezioni l’11 ottobre. Leggi

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Il processo contro l’ex dittatore del Ciad Hissène Habré aggiornato a settembre

Il processo contro l’ex dittatore del Ciad, Hissène Habré, è stato aggiornato dopo un giorno dall’apertura e riprenderà il 7 settembre. Hissène Habré, soprannominato il “il Pinochet africano”, è stato al potere dal 1982 al 1990 ed è accusato di essere responsabile di migliaia di omicidi politici, detenzioni illegali e uso sistematico della tortura contro la popolazione locale.

Il processo si svolge in Senegal, dove Habré ha vissuto in esilio per 22 anni, prima di essere arrestato dalle autorità senegalesi nel luglio del 2013. Nella prima udienza, l’ex dittatore ha respinto tutte le accuse e ha negato la competenza del tribunale speciale, istituito nel 2013 dopo la firma di un accordo all’interno dell’Unione Africana e incaricato del processo.

Al via il processo contro l’ex dittatore del Ciad Hissène Habré

Si apre oggi a Dakar, in Senegal, il processo all’ex dittatore del Ciad Hissène Habré. Hissène Habré, soprannominato il “il Pinochet africano”, è stato al potere dal 1982 al 1990 ed è accusato di essere responsabile di migliaia di omicidi politici. Leggi

L’ex dittatore del Ciad a processo in Senegal.
L’ex dittatore del Ciad a processo in Senegal. Hissène Habré è accusato di aver ordinato l’uccisione di migliaia di oppositori politici durante la sua presidenza, tra il 1982 e il 1990. Secondo Human rights watch, è responsabile della morte di 1.200 persone. Altre stime parlano di 40mila morti. Il processo si apre oggi ed è il primo che si celebra contro un politico africano per crimini contro l’umanità.
L’Arabia Saudita considera una tregua umanitaria nello Yemen

L’Arabia Saudita potrebbe interrompere i bombardamenti contro i ribelli houthi nello Yemen per consentire la distribuzione di aiuti alla popolazione. Lo ha annunciato il ministro degli esteri Adel al Jubeir. Negli ultimi giorni si sono intensificati gli scontri tra le milizie alleate del presidente Abd Rabbo Mansur Hadi e gli houthi nel sud del paese e almeno trenta persone sono state uccise. L’Arabia Saudita consulterà gli altri partecipanti alla coalizione per decidere una sospensione delle operazioni cominciate il 26 marzo.

Il segretario di stato statunitense John Kerry sarà in visita a Riyadh il 6 e il 7 maggio per discutere con il governo saudita una “pausa umanitaria”. Intanto anche il Senegal ha deciso di unirsi alla coalizione contro gli houthi nello Yemen e invierà in Arabia Saudita 2.100 soldati.

Almeno duecento senegalesi coinvolti nel naufragio al largo delle coste libiche

Secondo fonti ufficiali del governo senegalese c’erano almeno duecento cittadini del Senegal tra le vittime del naufragio avvenuto tra il 18 e il 19 aprile al largo delle coste libiche, in cui sono morte almeno 750 persone.

Per il ministro dei senegalesi all’estero, Sorry Kaba, i “paesi africani devono lavorare insieme, non solo per approvare misure di emergenza, ma per pianificare politiche di lungo periodo”. Dopo il naufragio, in un vertice straordinario, i leader europei hanno deciso di triplicare i finanziamenti alla missione di sorveglianza e salvataggio Triton, senza modificarne il mandato: le navi di pattuglia continueranno a rispondere alle chiamate di soccorso dove necessario.

Secondo le Nazioni Unite tra le vittime c’erano anche 350 eritrei e il resto dei passeggeri era originario di Siria, Somalia, Sierra Leone, Mali, Gambia, Costa d’Avorio ed Etiopia.

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