I sostenitori del candidato Bassirou Diomaye Faye si radunano davanti al quartier generale della sua campagna a Dakar, il 24 marzo 2024 (Carmen Abd Ali, Afp)

Il candidato d’opposizione Bassirou Diomaye Faye, che era in carcere fino a dieci giorni fa, diventerà presidente del Senegal dopo che il 25 marzo il suo principale avversario ha riconosciuto la sua vittoria al primo turno delle elezioni presidenziali. Per il paese è una specie di terremoto politico.

Faye, che si presentava come un candidato antisistema, diventerà il quinto presidente dai tempi dell’indipendenza di questo paese dell’Africa occidentale di 18 milioni di abitanti. Non ha mai ricoperto un incarico politico al livello nazionale e, con i suoi 44 anni, diventerà il più giovane capo dello stato senegalese. La sua vittoria è emersa chiaramente man mano che procedeva lo spoglio dei voti, ma si doveva attendere il riconoscimento della sconfitta da parte di Amadou Ba, il suo principale avversario. Il 25 marzo è arrivata l’ammissione di Ba. Per i risultati definitivi bisognerà attendere ancora qualche giorno.

“In considerazione dell’andamento dei risultati delle elezioni presidenziali e in attesa della proclamazione ufficiale, mi congratulo con il presidente Bassirou Diomaye Diakhar Faye per la vittoria al primo turno”, ha dichiarato Ba in un comunicato.

Il portavoce del governo Abdou Karim Fofana ha fatto sapere che Ba ha chiamato l’avversario per congratularsi con lui.

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“È una rivoluzione. Tutto cambierà. Dal punto di vista dei comportamenti, sociale, finanziario, cambierà tutto”, ha detto Coumba Diallo, conosciuta come Queen Biz, una cantante che sosteneva Faye.

Almeno dieci dei 17 candidati si sono congratulati con Faye, dopo i risultati provvisori pubblicati dai mezzi d’informazione. La vittoria ha scatenato festeggiamenti tra i suoi sostenitori nella capitale Dakar e in Casamance, la parte meridionale del paese.

La crisi politica in Senegal è una cattiva notizia per tutti
La decisione del presidente Macky Sall di sospendere le elezioni ha scatenato le proteste. Il paese, a lungo modello nell’Africa francofona, rischia di sprofondare nel caos. Colpisce l’impotenza di Unione europea e Stati Uniti.

La vittoria di Faye potrebbe preannunciare un cambiamento profondo, non solo perché sarà il più giovane presidente del Senegal dall’indipendenza dalla Francia nel 1960. Beneficiando di una legge di amnistia, Faye è uscito di prigione a dieci giorni dalle elezioni insieme al capo del suo partito, Ousmane Sonko. La loro formazione, Pastef, è stata recentemente sciolta per ordine del governo.

Faye vuole essere il “candidato del cambiamento” e del “panafricanismo di sinistra”. Il suo programma insiste sul ripristino della “sovranità” nazionale, che secondo lui è stata svenduta alle potenze straniere e coloniali. Ha promesso di combattere la corruzione e di ridistribuire la ricchezza e si è impegnato anche a rinegoziare i contratti minerari, del gas e del petrolio con aziende straniere.
Il Senegal potrebbe cominciare a produrre gas e petrolio nel 2024.

Negli ultimi tre anni il paese ha vissuto diversi episodi di violenze e disordini a causa del braccio di ferro tra Sonko e il governo di Macky Sall, che hanno inasprito le tensioni sociali, causato decine di morti e portato a centinaia di arresti. La crisi si è aggravata ulteriormente quando il 3 febbraio Sall ha deciso di rinviare le presidenziali, previste inizialmente il 25 febbraio.

Entrambi gli schieramenti si accusano a vicenda di aver alimentato questi scontri, che hanno alterato profondamente il clima nel paese.

Ba, che fino a poche settimane fa ricopriva l’incarico di primo ministro, si è presentato come garante della stabilità, mentre Faye ha promesso “una rottura” con il passato. Ba ha dovuto farsi carico dell’eredità del presidente uscente: da una parte, le grandi opere che hanno trasformato il volto del Senegal; dall’altra, la povertà persistente, la disoccupazione alta e centinaia di arresti.