Cultura Suoni
Creature of habit
Courtney Barnett (Lindsey Byrnes)

“Mettimi su un piedistallo e ti deluderò” cantava la musicista australiana nel suo debutto del 2015. Paradossalmente la risposta appassionata di fan e critica le ha messo tanto peso sulle spalle. Dalla pandemia a oggi ha lavorato per aggiungere all’ironia un po’ di schiettezza ed essenzialità. Trasferirsi a Los Angeles e registrare a Joshua Tree insieme a Stella Mozgawa (batteria) e Bones Sloane (basso) le ha giovato. In Creature of habit Barnett attinge a diverse influenze, in particolare al grunge e al blues; la sua precedente collaborazione con Kurt Vile l’ha certamente influenzata. Qui collabora anche con Kathryn Crutchfield dei Waxahatchee, band alt country dell’Alabama. Ci sono anche mosse più imprevedibili come i campionamenti robotici di Same, su un andamento alla Kraftwerk: un oggetto strano all’interno del disco, ma fa piacere che la musicista cerchi stimoli altrove. Come una vecchia amica che ha trovato il suo vero io, Barnett appare più a suo agio con questo stile vivace, regalando ondate di meraviglia che soddisferanno nuovi e vecchi fan.
Emily Stark, God Is In The Tv

Sunn O)))
Sunn O))) (Charles Peterson)

Il decimo album dei Sunn O))) è un distillato della loro essenza. È anche il primo senza ospiti: ogni suono e ogni bordone è convogliato attraverso Stephen O’Malley e Greg Anderson. Pubblicato dalla Sub Pop, casa discografica degli antenati del duo, gli Earth, e presentato come album omonimo, viene da considerarlo una dichiarazione definitiva. Tuttavia, per quanto i bordoni rallentati di XXANN o Butch’s guns risultino familiari agli adepti della formazione, la capacità dei Sunn O))) di trascinare i loro suoni sismici verso nuove direzioni esclude l’idea che possa esistere una versione definitiva della loro visione. Ma se i lavori precedenti s’ipiravano al black metal (Black one) o al jazz (), qui è la natura a infiltrarsi. Mindrolling si apre con il suono dell’acqua che scorre, registrato durante escursioni nei boschi del Pacific Northwest. Il lento viaggio di questo disco amplifica la sensazione che i Sunn O))) siano più simili a fenomeni geologici che ad altre band. Non a caso, le note di copertina sono firmate dallo scrittore naturalista Robert Macfarlane, il cui acclamato libro Underland esplora grotte, catacombe e foreste, sfere sotterranee governate dallo stesso tempo profondo evocato dai Sunn O))). Che si tratti di musica di trascendenza meditativa o di terrore dipenderà non solo dall’ascoltatore, ma anche dal suo stato d’animo.
Olly Thomas, Kerrang!

Schubert: Die schöne müllerin

I Franui sono apparsi sulle pagine di Gramophone una volta sola, 17 anni fa, quando Ivan March non sapeva cosa pensare della loro versione dei canti popolari di Brahms. “È un’interpretazione personale e forse non è adatta a tutti”, concludeva, “però solletica l’orecchio”. Lo stesso si può dire di questo album, dove la “music­banda” tirolese si cimenta con uno dei grandi cicli di lieder di Schubert. Con la complicità del baritono Florian Boesch presentano Die schöne müllerin in maniera giocosa, irriverente, a volte anche commovente. L’arrangiamento sembra improvvisato, muovendosi attorno a una linea vocale sostanzialmente uguale a quella originale. L’effetto può risultare stridente, con la semplicità dell’accompagnamento pianistico di Schubert sostituita da qualcosa di eccentrico. Melodie semplici sono sostenute da zumpappà traballanti o accompagnate da linee di violino un po’ ubriache, e le cose spesso si sviluppano – o degenerano – in miscele selvagge di klezmer, cabaret e musica da circo. In generale, meno fanno i Franui, meglio è per l’ascoltatore. C’è qualche passo falso, ma la performance mi ha conquistato. Ascoltate questo album con attenzione e senza pregiudizi, e forse il suo fascino eccentrico funzionerà anche su di voi.
Hugo Shirley, Gramophone

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1660 - 10 aprile 2026
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