Cultura Libri
La notte di David
192 pagine, 17 euro

La notte di David si basa su un sistema di echi, di parole e frasi ripetute, di scene che si ripresentano. Il secondo romanzo di Abigail Assor, nata nel 1990, si apre e si chiude con lo stesso racconto onirico, che la narratrice conclude con una frase identica, presa in prestito da Victor Hugo: “Insieme, io e mio fratello David siamo demoni. Siamo dèi”. Sono vent’anni che Olivia, detta Olive, rimugina su quegli eventi. Vent’anni che gira intorno a quella notte di giugno in cui si sono spezzate insieme la sua infanzia e la sua relazione fusionale con il gemello. In questo silenzio imposto, e nei non detti che lo hanno preceduto, prende forma il suo racconto ossessivo: una voce quasi sussurrata, in una splendida economia di parole che non esclude improvvisi lampi poetici né slanci di esuberanza quando la giovane donna evoca i ricordi più luminosi dei dieci anni trascorsi in simbiosi con il fratello. A prima vista, però, non si potrebbero immaginare due esseri più diversi: Olive, bella, sottile e brava; e David, con i capelli scuri e ribelli, il corpo rotondo e impacciato nei movimenti. Nella bella casa del Loiret, sulle rive del Loing, ogni giornata è segnata da una crisi di rabbia del ragazzo che può mettersi a urlare o a colpire. È ossessionato dai treni e i due bambini, nella loro stanza, immaginano le modalità di questa metamorfosi. Ed è proprio questo che conduce alla “notte” a cui il testo ritorna continuamente, rivelandone il corso e le conseguenze solo nelle ultime pagine.
Raphaëlle Leyris, Le Monde

La schiava greca
160 pagine, 17,00 euro

Il romanzo storico di Anna Griva ci porta in Grecia, durante gli eccidi della rivoluzione del 1821, per poi condurci a Washington nel 1827 negli anni turbolenti in cui la questione della schiavitù sconvolgeva la società statunitense. La protagonista è Garifalià (personaggio ispirato alla reale Garifalià Michalvei, riscattata dalla schiavitù dall’americano Joseph Langdon). Nel romanzo la compra il diplomatico Philip Curtis per condurla poi a Wash­ington, tra le braccia di una famiglia progressista e apertamente contraria allo schiavismo, cosa che la pone in contrasto con la società locale. Garifalià si lega a Louise, la figlia primogenita, e a una schiava nera, Josephine, cresciuta al servizio di un padrone spietato, che non crede possa esistere alcuna soluzione pacifica al problema della schiavitù. Progressivamente Josephine diventa un perno fondamentale per gli sviluppi di una trama incalzante che attraversa la seconda parte del libro, intrecciando i destini dei personaggi. Questa straziante ingiustizia non riguarda solo gli schiavi deportati dall’Africa, ma anche i popoli autoctoni del continente, come l’indiana Tituba, che, in chiusura del libro, ci ricorda l’enorme crimine dei coloni. La schiava greca è un mosaico appassionante delle vicende storiche europee e americane del diciannovesimo secolo, nonché un approfondimento psicologico dell’esperienza della schiavitù e della passione degli esseri umani per la libertà.
Markos Dendrinos, Efimerida ton Syntakton

Acque dolci
256 pagine, 19,00 euro

Laurence e Max hanno permesso a Charlie, la figlia di cinque anni, di fare il bagno nuda nel lago, e vengono aggrediti dal proprietario del campeggio, furibondo: “Vestite subito questa bambina o ve ne andate!”, urla. I giovani genitori restano paralizzati. La madre è turbata da un indefinito senso di colpa, il padre perde rapidamente la calma e il soggiorno idilliaco finisce appena cominciato. Max vuole ripartire subito, nonostante la notte che cala e un temporale che si avvicina. Lasciano il campeggio tra i lampi, sbagliano strada, non riescono né ad avanzare né a tornare indietro, finché non sentono un grido, come una richiesta di aiuto. Siamo solo a pagina 23 e la vita di questa famiglia non smetterà mai di precipitare nel terrore e nella tragedia. La scrittrice canadese Andrée A. Michaud mette in campo tutti gli elementi per suscitare ansia e far salire la tensione. Poi una seconda parte del romanzo fa da contrappunto. Quattro anni dopo quella notte folle, ritroviamo Laurence e sua figlia Charlie in una riunione di famiglia che dovrebbe riportare la calma. Ma la romanziera non nutre alcuna fiducia nella natura umana e il finale del libro, potente e tragico, lo dimostra ancora una volta. Tutto è studiato con cura, orchestrato con grande maestria. Acque dolci è un romanzo noir, un thriller, una fiction psicologica: un grande libro.
Christine Ferniot, Libération

Devozione
252 pagine, 18,50 euro

Nel 2021 l’Australia Orientale si trovava alle prese con una proliferazione straordinaria di topi che devastavano colture e comunità. Questa crisi è solo una delle tre “visitazioni” che arrivano alla porta della narratrice senza nome di Devozione, un’atea sulla sessantina che ha lasciato il marito e la sua carriera di biologa della conservazione a Sydney per vivere in un convento vicino alla sua città di origine, nel Nuovo Galles del Sud. La seconda è una bara che contiene le ossa di suor Jenny, una monaca scomparsa vent’anni prima dopo aver abbandonato il convento per gestire un rifugio per donne a Bangkok. La terza è una compagna di scuola d’infanzia, Helen Parry, che la narratrice un tempo tormentava e che nel frattempo è diventata anche lei una suora. Attivismo, rinuncia, espiazione, grazia: in questo romanzo nessuno di questi percorsi è più sacro degli altri; Wood è più interessata a osservare la ricerca stessa della sacralità da parte degli esseri umani.
Lauren Christensen, The New York Times

Altro da questo numero
1662 - 24 aprile 2026
Abbonati a Internazionale per leggere l’articolo.
Gli abbonati hanno accesso a tutti gli articoli, i video e i reportage pubblicati sul sito.