Cultura Schermi
Mother Mary
Anne Hathaway, Michaela Coel
Stati Uniti 2025, 112’. In sala
⬤ ⬤ ⬤ ⬤ ⬤
Mother Mary (dr)

La cosa più interessante di Mother Mary è come le sue talentuose e carismatiche protagoniste riescano a tenere alta l’attenzione dello spettatore nonostante una trama insensata. Mary (Hathaway) è una pop star che, dopo un incidente devastante, si mette in contatto con la stilista Sam (Coel). Ex amiche e collaboratrici, chiuse nell’atelier di Sam, devono ricucire un rapporto che si è guastato per ragioni che emergono con una lentezza quasi soffocante. Ammirare persone bellissime sullo schermo è uno dei piaceri del cinema, e il regista e sceneggiatore David Lowery lo sa bene. Il regista però sbircia fuori dell’atelier, arricchendo la storia con flash-back ed elementi soprannaturali godibili e visivamente suggestivi.
Manhola Dargis, The New York Times

La festa è finita
Laure Calamy, Ramzy Bedia
Francia / Belgio 2025, 96’. In sala
⬤ ⬤ ⬤ ⬤ ⬤

Da una parte, i Trousselard (Laurent Lafitte ed Élodie Bouchez), tipici borghesi anticonformisti parigini (o che almeno affermano di esserlo). Dall’altra, gli Azizi (Ramzi Bedia e Laure Calamy), una coppia che da anni si prende cura della lussuosa villa dei Trous-selard. Il loro rapporto sembra cordiale finché un incidente fa esplodere tutto. In questa lotta carica di tensioni sociali e razziali, dove ogni colpo (anche il più vile) è lecito, il regista dell’esuberante serie Ovni(s) orchestra un bagno di sangue molto ben recitato che però annega ogni empatia. L’amarezza deliziosa della prima parte cede il passo a un finale affrettato, pessimista, inquietante e alla fine controproducente.
Xavier Leherpeur, Le Nouvel Obs

Tre chilometri alla fine del mondo
Bogdan Dumitrache
Romania 2024, 108’. In sala
⬤ ⬤ ⬤ ⬤ ⬤
Tre chilometri alla fine del mondo (dr)

In un piccolo paradiso naturale (un’isoletta sul delta del Danubio) quando una sera Adi, 17 anni, viene picchiato selvaggiamente, l’indagine è semplice. I colpevoli dell’aggressione, teppisti locali figli di una persona influente, lo ammettono senza vergogna, del resto l’hanno visto che si baciava con un turista. Per i genitori di Adi è una tragedia, il figlio diventa uno sconosciuto e la vittima diventa colpevole. In quello che diventa di fatto un dramma giudiziario, il regista, con inquadrature ponderate e una ricca profondità di campo, scruta una comunità in cui interessi apparentemente inconciliabili finiscono per convergere, a spese dei più vulnerabili.
Marie Sauvion, Télérama

E i figli dopo di loro
Paul Kircher, Sayyid El Alami, Angelina Woreth
Francia 2024, 146’. In sala
⬤ ⬤ ⬤ ⬤ ⬤

Da adolescenti si è troppo seri. Soprattutto d’estate, soprattutto se ci s’innamora di qualcuno che è irragiungibile. I gemelli Ludovic e Zoran Boukherma adattano il romanzo di Nicolas Mathieu (premio Goncourt 2018) con grande entusiasmo e con la giusta dose di malinconia e romanticismo. Il film si svolge nell’arco di quattro estati degli anni novanta e l’epoca è resa in modo vivido: tutti momenti che pensavamo sarebbero stati indimenticabili e che invece quasi abbiamo dimenticato. L’ambientazione, la Lorena deindustrializzata, con i suoi altoforni abbandonati, fa pensare al Cacciatore di Michael Cimino. E le espressioni oblique di Paul Kircher evocano James Dean.
Eric Neuhoff, Le Figaro

Obsession
Michael Johnston, Inde Navarrette
Stati Uniti 2026, 108’. In sala
⬤ ⬤ ⬤ ⬤ ⬤

Dopo il successo su YouTube dei suoi horror a basso budget Milk e Serial, Curry Barker ha scritto e diretto una classica storia su un desiderio espresso in modo troppo frettoloso. Bear è disperatamente innamorato di Nikki e così, dopo averci provato per un’ultima volta, si affida a un oggetto magico ed esprime il desiderio che la ragazza lo ami più di ogni altra cosa al mondo. Detto, fatto. E Bear diventa così oggetto dell’ossessione di Nikki. Barker confonde i ruoli tra vittima e carnefice, esplorando le diverse sfaccettature del desiderio ossessivo. Obsession è ben fatto, piacevole e offre anche offre uno spaccato inquietante su paure e desideri dei maschi contemporanei.
Virginie Sélavy, Sight & Sound

Altro da questo numero
1665 - 15 maggio 2026
Abbonati a Internazionale per leggere l’articolo.
Gli abbonati hanno accesso a tutti gli articoli, i video e i reportage pubblicati sul sito.