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L’America Latina sta perdendo la battaglia contro le gravidanze precoci

Adolescenti incinte in una casa di cura a Jinotega, Nicaragua, 2013. (Oswaldo Rivas, Reuters/Contrasto)

“Il mio corpo era diventato enorme”. È stato uno shock per Radhaisis Martínez Nuñez, che aveva solo 15 anni quando è rimasta incinta. Mentre si lascia andare ai ricordi, un bimbo di due anni nudo si intrufola in cucina. Sua nonna lo scaccia. Martínez, ormai diciottenne, non è più andata a scuola. Spera di tornarci, ma adesso il suo corpo sta cambiando di nuovo. È incinta di sette mesi, aspetta un bambino da un altro uomo (il padre del suo primo figlio, racconta, è morto in un incidente in moto).

Martínez vive a Estebanía, un paesino agricolo nei pressi della costa meridionale della Repubblica Dominicana, noto come la villa de las bellas, “il paese delle belle ragazze”. Qui, due quinti delle neomamme sono adolescenti, la percentuale più alta di qualsiasi altro comune dello stato, che a sua volta ha la percentuale più alta di madri adolescenti al di fuori dell’Africa. Questo accade non perché le donne di Estebanía siano belle, spiega un’infermiera del posto. Secondo lei la colpa è della mancanza di educazione sessuale. Nelle strade, adulti e ragazzine si mescolano in incontri durante i quali si beve molto.

Quasi un terzo delle donne latinoamericane è a rischio di diventare madre prima di compiere vent’anni. Si tratta di un tasso di maternità in età adolescenziale superiore a qualsiasi altra regione, se si eccettua l’Africa subsahariana, che però è molto più povera.

Rispetto al suo livello complessivo di fertilità, l’America Latina ha un tasso di natalità tra adolescenti insolitamente alto, definito dal numero di nascite ogni mille donne di età compresa tra i 15 e i 19 anni.

L’Asia orientale, che ha tassi di fertilità e livelli di reddito pro capite simili a quelli dell’America Latina, ha percentuali molto più basse. L’America Latina è l’unica regione in cui le nascite da ragazze di età inferiore a 15 anni sono in aumento. In Ecuador il tasso di natalità tra ragazze sotto i 15 anni è triplicato tra il 1990 e il 2012.

I governi della regione hanno cominciato a capire che questo è un problema. La maggior parte nello scorso decennio ha adottato programmi nazionali per ridurre le gravidanze in età adolescenziale, ma finora i progressi sono stati molto lenti. L’anno scorso tre agenzie delle Nazioni Unite, tra cui la Pan american health organization, hanno sottolineato che “i tassi di fertilità adolescenziali sono scesi di pochissimo” negli ultimi trent’anni.

La maternità precoce è in parte un sintomo della povertà, ma il rapporto causa-effetto funziona anche al contrario

La maternità precoce fa male alle madri, ai bambini e ai paesi. I tassi di mortalità materna tra le ragazze di età inferiore a 16 anni sono quadrupli rispetto a quelli delle donne di vent’anni. Le madri molto giovani hanno meno probabilità di quelle più grandi di accedere a cure prenatali. Questo fa aumentare la possibilità che un bambino nasca sottopeso e abbia in seguito problemi di apprendimento.

Le donne latinoamericane si sposano più tardi rispetto alle donne in Africa o nell’Asia meridionale; di conseguenza, le madri adolescenti hanno un’altissima probabilità di essere madri sole. In Messico, dove le donne si sposano in media a 27 anni, quasi un quarto delle madri di età compresa tra i 15 e i 19 anni è single.

Avere un bambino in età adolescenziale manda all’aria le carriere scolastiche e lavorative delle madri. Una ricerca condotta in Brasile ha evidenziato come questo sia un fattore che riduce la partecipazione delle donne alla forza lavoro. Spesso è la nonna che rinuncia a un lavoro salariato per prendersi cura dei figli di sua figlia. Nella Repubblica Dominicana le madri adolescenti hanno in media due anni di scolarizzazione in meno rispetto alle altre, e la metà delle probabilità di frequentare l’università.

La maternità precoce è in parte un effetto della povertà. Le ragazze nate in famiglie povere sono meno inclini allo studio e hanno al tempo stesso maggiori probabilità di restare incinte. Il rapporto causa-effetto però opera in entrambe le direzioni. Un terzo delle donne dominicane che hanno abbandonato la scuola da adolescenti dice di averlo fatto a causa di una gravidanza.

Scorciatoia per l’età adulta
La cultura latinoamericana sembra incoraggiare la gravidanza adolescenziale, e i governi hanno fatto troppo poco per modificare questo aspetto. Secondo Claire Brindis, che insegna all’università della California, a San Francisco, alcune ragazze vedono nella gravidanza una scorciatoia per raggiungere l’età adulta e lo status che essa comporta. “Diciamo alle ragazze di non rimanere incinte, ma quando questo accade ottengono cure, feste e attenzioni”, osserva. Darlenis, una madre sedicenne di Estebanía, le fa eco. “Se sei una madre tutti ti rispettano”.

Molte ragazze che si trovano in situazioni pericolose formano una nuova famiglia per sentirsi più al sicuro. Andare a vivere con un fidanzato è spesso il modo più facile per lasciare un contesto familiare violento. Le ragazze formano coppie con membri delle gang che altrimenti minaccerebbero le loro famiglie, spiega la psicologa honduregna Karen Medina. Rafael Cortez, della Banca mondiale, ha intervistato giovani madri di San Salvador, un paese devastato dal crimine, e ha scoperto come la metà di loro avesse cercato volontariamente la gravidanza.

Per la maggioranza delle adolescenti però la gravidanza è una sorpresa. Molte scuole non offrono lezioni di educazione sessuale. Può essere difficile trovare i contraccettivi. Martínez racconta che l’ambulatorio di Estebanía non ne aveva quando li ha cercati lei. Gli uomini fanno pressioni sulle ragazze affinché abbiano rapporti sessuali e alle ragazze non viene insegnato come dire di no.

La chiesta cattolica, molto influente in America Latina, soffoca qualsiasi discussione sulla sessualità. L’anno scorso in Honduras la chiesa cattolica e quella evangelica si sono opposte all’utilizzo di manuali di educazione sessuale, perfino di quelli senza immagini di genitali. Una donna di Estebanía che ha partorito a 16 anni ricorda il messaggio della chiesa sul controllo delle nascite: “Dicono che l’unico modo per evitare una gravidanza sia mettere una moneta da un peso tra le ginocchia e assicurarsi di non farla cadere per terra”.

L’importanza dell’educazione sessuale
Norme di questo genere non incoraggiano i governi ad assumere delle iniziative per ridurre le gravidanze in età adolescenziale. Secondo gli esperti, i governi dovrebbero offrire una migliore educazione sessuale, un accesso più semplice alla contraccezione e un’assistenza sanitaria che non sia censoria. Con politiche di questo tipo il Regno Unito e gli Stati Uniti hanno dimezzato dal 2000 a oggi i tassi di gravidanze in età adolescenziale, sebbene si tratti di società più ricche dove i costi opportunità della maternità, in termini di rinuncia a un reddito, sono molto più alti rispetto all’America Latina.

Politiche migliori possono però funzionare anche in America Latina. Una scuola di un quartiere povero di Bogotá, la capitale della Colombia, ha introdotto un corso di “cittadinanza sessuale”, in cui gli studenti più grandi parlano di sesso a quelli più giovani. Il numero di gravidanze tra i quattromila allievi della scuola è crollato da 70 all’anno a zero. Programmi di questo genere potrebbero essere introdotti nelle scuole su vasta scala.

I governi dell’America Latina affermano di impegnarsi a ridurre i tassi di gravidanze adolescenziali. In molti hanno lanciato dei programmi in questa direzione negli ultimi quindici anni. Spesso però questi programmi erano indirizzati alle città piuttosto che alle zone rurali, dove il problema è molto più grave. A volte i governi semplicemente non hanno messo in atto i loro piani. I presidenti di Argentina e Cile hanno promesso di introdurre l’educazione sessuale nei programmi scolastici nazionali. In Argentina meno della metà delle province li ha adottati. L’educazione sessuale è ancora per lo più sconosciuta nelle scuole statali cilene.

Il Messico nel 2015 ha presentato una strategia ma ne ha trasferito più volte la responsabilità da un’agenzia a un’altra. Il programma del Venezuela, lanciato nel 2013, si è risolto in un nulla di fatto. La sua economia è crollata e il governo ha smesso di offrire contraccettivi gratuiti. Una scatola di preservativi costa più dello stipendio medio di una settimana.

Ci sono però delle eccezioni. Una delle più forti riduzioni di maternità adolescenziale negli ultimi trent’anni si è registrata ad Haiti, che condivide un’isola con la Repubblica Dominicana. È il paese più povero della regione ma ha il più basso tasso di natalità da madri adolescenti. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che il governo è talmente debole che le risorse per programmi che scoraggiano le gravidanze in età adolescenziale passano soprattutto attraverso le ong, che di solito sono più competenti e meno esposte alle pressioni politiche rispetto alle agenzie governative. La riduzione più significativa dell’ultimo decennio si è registrata in Colombia, forse in parte per il fatto che la fine di una lunga insurrezione ha consentito allo stato l’accesso a zone controllate dalla guerriglia, dove le gravidanze in età adolescenziale erano comuni.

La Repubblica Dominicana progetta un altro tentativo di riduzione dei tassi di natalità tra le adolescenti, che sono i più alti della regione. Questa settimana ha lanciato un programma che si concentra sulle zone rurali piuttosto che sulle città. Per Martínez è troppo tardi. Lei è rassegnata alla maternità. I suoi figli “adesso sono qui”, dice. “Devo lavorare per loro”. Forse le sue vicine più giovani avranno maggiori opportunità di scelta.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

Questo articolo è uscito sul settimanale britannico The Economist.

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