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Il lato oscuro del Regno Unito

Blackpool, Regno Unito, 4 novembre 2025 (Christopher Furlong, Getty Images)

Il Regno Unito è uno dei paesi più ricchi del mondo, ma un’ampia parte della sua popolazione, il 50 per cento meno ricco (o più povero), soffre sempre di più e – sostanzialmente trascurato dalla politica – diventa terreno fertile per il populismo. È l’immagine che esce dall’ultimo rapporto della Resolution foundation, un centro studi fondato nel 2005 che si dedica al miglioramento degli standard di vita nel paese. Non a caso lo studio è stato intitolato Unsung Britain, la Bretagna ignorata, non vista. I dati descrivono impietosamente un declino preoccupante e le crescenti difficoltà dei più deboli.

Nei quarant’anni che vanno dalla metà degli anni sessanta al 2005 il reddito delle famiglie appartenenti alla metà meno ricca della popolazione (circa tredici milioni di persone) è raddoppiato; successivamente ha cominciato a rallentare e ai ritmi attuali di crescita, si legge nello studio, ci vorranno più di 130 anni perché raddoppi di nuovo.

Nel paese la nuova occupazione è caratterizzata da posti di lavoro precari e poveri: basti pensare che il tasso di occupazione tra le famiglie a basso reddito è cresciuto dell’11 per cento negli ultimi trent’anni e rappresenta l’aumento totale dell’occupazione nel Regno Unito. Ne risentono i redditi: dalla metà degli novanta le entrate annuali delle famiglie più povere sono passate a 7.700 a 18mila sterline, ma quasi tre quarti della crescita è avvenuta prima del 2005.

Peggiorano ovviamente le condizioni di vita. Nel 1995 tre famiglie su dieci dell’unsung Britain avevano un mutuo ipotecario; nel 2024 la percentuale era scesa al 17 per cento, mentre quasi il 30 per cento viveva in affitto e il 15 per cento era formato da persone che vivevano con i genitori. Nel frattempo si è fatto sentire il peso dell’inflazione esplosa nel periodo a cavallo della pandemia di covid-19. Tra il dicembre del 2019 e il settembre del 2025 la crescita dei prezzi tra i britannici più poveri è stata superiore dello 0,7 per cento a quella registrata tra i più ricchi.

Lo 0,7 per cento può sembrare un dato tutto sommato esiguo, ma bisogna tener presente che è una media. I valori relativi ad alcuni beni essenziali sono impressionanti e incidono profondamente sui redditi più bassi, che non possono più risparmiare e anzi spesso sono alle prese con i debiti e i costi elevati delle case, e in particolare hanno sempre più difficoltà a pagare l’istruzione per i figli. Basta fare l’esempio dell’energia: nel Regno Unito il suo costo è cresciuto a dismisura nel 2022; successivamente è calato, ma ancora oggi resta proibitivo per molte famiglie dell’unsung Britain, se si pensa che tra il 2007 e il 2025 è più che raddoppiato, costringendo i britannici a pagare una delle bollette più care del mondo. Oggi il numero di bollette in ritardo nei pagamenti è di 1,6 milioni per il gas e quasi due milioni per l’elettricità. L’importo medio dovuto è quasi raddoppiato negli ultimi quattro anni.

La precarietà economica danneggia la salute e la gestione familiare. Tra il 1995 e il 2024 l’incidenza di disabilità, malattie e infortuni nel Regno Unito è passata dal 19 al 30 per cento e gran parte dei casi (83 per cento) non è legata all’invecchiamento. La crescita più vistosa, anzi, è nella fascia d’età tra i 16 e i 24 anni, seguita da quella nella fascia tra i 25 e i 34 anni. Tra i giovani delle famiglie povere i problemi riguardano spesso la salute mentale, in particolare forme di ansia e depressione che impediscono la socialità e l’ingresso nel mondo del lavoro. Di tutto questo si fanno carico le famiglie, che sono lasciate sole a causa dei pesanti tagli al welfare degli ultimi anni: sono un milione le persone di famiglie povere che prestano assistenza non pagata a parenti che stanno male, impiegando una quantità di tempo che equivale a quella usata per un lavoro a tempo pieno.

Molti britannici oggi sentono di essere stati lasciati indietro in mondo dove tutto sta cambiando, dopo aver lavorato duramente per anni. Il malcontento e la paura del futuro si rivolge contro la politica e le élite in generale, ma anche contro gli ultimi tra gli ultimi, in particolare gli immigrati. Queste forme irrazionali di risentimento e di nostalgia per il mondo di una volta non sono affatto un’esclusiva delle fasce più povere. In questi anni hanno soffiato sul fuoco anche i più ricchi, spesso per difendere i loro interessi minacciati. E siccome il sonno della ragione genera mostri, il Regno Unito è diventato un terreno fertile per i populismi.

Il primo risultato è stata la Brexit del 2016, mentre nel prossimo futuro il paese potrebbe cadere nelle mani di un avventuriero senza scrupoli come Nigel Farage, il leader del partito populista di estrema destra Reform Uk, in testa nei sondaggi grazie a un programma che prevede, tra l’altro, l’espulsione di centinaia di migliaia di immigrati, unita alla sospensione di tutte le leggi e tutele umanitarie, e il ricorso a generosi sgravi fiscali (finanziati con tagli alla spesa e debiti) per ridurre il costo della vita. Politiche che oggi riscuotono consensi, ma che in futuro produrranno danni enormi. Danni che ancora una volta saranno pagati pesantemente dall’unsung Britain.

Questo testo è tratto dalla newsletter Economica.

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