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L’importanza della Spagna

Villanueva de Huerva, Spagna, 25 marzo 2026 (Angel Garcia, Bloomberg/Getty Images)

Il fragilissimo cessate il fuoco di due settimane siglato da Stati Uniti e Israele con l’Iran sembra aver allontanato le prospettive catastrofiche per il mercato globale dell’energia e in generale per l’economia mondiale. In realtà si è ancora molto lontani dal ritorno alla “normalità” conosciuta prima dell’inizio della guerra: basti pensare che il Qatar riprenderà a produrre gas a pieno regime probabilmente fra tre anni, ma soprattutto che lo stretto di Hormuz (la via per cui passa un quinto del greggio mondiale) prima era libero e ora è nelle mani del regime di Teheran, che continua a bloccarlo e a pretendere pedaggi per il passaggio delle navi.

In ogni caso è il momento di pensare a come fare perché non si ripeta una crisi simile, soprattutto nell’Unione europea, che ancora una volta – dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 – è alle prese con il taglio di forniture energetiche essenziali a causa di uno sconvolgimento geopolitico (lo spiega bene quest’articolo di Le Monde uscito su Internazionale).

I paesi del golfo Persico colpiti dall’Iran in futuro potrebbero rafforzare le infrastrutture che gli permettono di non usare Hormuz per le loro esportazioni. Il resto del mondo, invece, dovrebbe organizzarsi per diversificare ancora di più le forniture energetiche. Nel caso dell’Europa, in particolare, si fa più stringente anche la necessità di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili, puntando su un mix in cui abbiano più spazio il nucleare e le rinnovabili. L’esempio da seguire sono i paesi iberici, in particolare la Spagna, che riesce a sfruttare il sole, il vento e l’idroelettrico in modo da rendere marginale il ricorso al gas nella produzione di elettricità.

Come spiega un recente articolo del Financial Times, il caso spagnolo dimostra che installare pale eoliche e pannelli solari di per sé non garantisce il minor uso di fonti fossili né costi contenuti dell’energia; è necessaria un’accorta gestione del sistema, e anche un po’ di fortuna. La crisi di Hormuz ha fatto impennare il prezzo dell’elettricità nei paesi europei, con l’eccezione della Francia (che può contare sul nucleare) e appunto della Spagna, che conta di più sulle rinnovabili. Il mercato dell’elettricità si basa sul sistema a prezzi marginali, in cui il costo del prodotto è deciso dall’ultima fonte usata per soddisfare la domanda: in sostanza, se in un paese la fonte preferita (le rinnovabili) non riesce a coprire tutta la domanda in un dato momento, entra in campo di solito il gas, che fissa il prezzo per tutti.

Il gioco è più facile in Francia, dove l’intermittenza congenita delle rinnovabili (il sole e il vento non sono sempre disponibili) è compensata dal ricorso al nucleare. Anche la Spagna dispone del nucleare, ma in misura decisamente minore; eppure, nei primi tre mesi del 2026 nel paese iberico il gas ha deciso il prezzo dell’elettricità solo il 15 per cento del tempo. In Italia la quota è dell’89 per cento. Il risultato è che quest’anno il prezzo medio dell’elettricità in Spagna è stato di 66 euro al megawattora, la metà di quello italiano.

Il merito è l’oculata combinazione delle fonti rinnovabili, orchestrate in modo che ci sia il minor spazio possibile per il gas. Non conta solo quanta elettricità produca l’eolico o l’idroelettrico. È eloquente il caso del Regno Unito, che quest’anno ha generato più della metà della sua energia dalle rinnovabili e dal nucleare, ma in più del 66 per cento del tempo è stato costretto a usare il gas come fonte che decide il costo, generando uno dei prezzi dell’elettricità più alti d’Europa. Certo, osserva il Financial Times, con l’imprevedibilità delle rinnovabili, che sono soggette alle condizioni meteorologiche, conta anche la fortuna e qualche accorgimento: “La Spagna ha avuto un inverno particolarmente ventoso e piovoso, che ha generato molta energia eolica e idroelettrica. Inoltre, le sue centrali a gas entrano in funzione più spesso di quanto le statistiche suggeriscano e sono remunerate separatamente per i servizi forniti alla rete”.

Probabilmente i buoni risultati ottenuti nel campo dell’energia sono uno dei fattori che hanno permesso al governo del socialista Pedro Sánchez non solo di contenere gli effetti della crisi di Hormuz, ma anche di avere sufficiente margine di manovra per prendere le distanze dalla guerra di Donald Trump e Benjamin Netanyahu in Iran. Bollette meno care e più indipendenza politica sono buone ragioni perché l’esempio spagnolo sia seguito dagli altri paesi europei, compatibilmente con le caratteristiche del loro territorio e del loro clima. Dovrebbe essere interessata soprattutto l’Italia, che ha un sistema di rinnovabili ancora insufficiente e non dispone del nucleare.

Gli investimenti nelle rinnovabili, tuttavia, devono essere accompagnati da un profondo adeguamento della rete elettrica europea. Anche in questo caso bisogna guardare alla penisola iberica, dove i progressi nel campo dell’energia pulita hanno evidenziato l’urgenza di correggere le infrastrutture per evitare gravi incidenti. A marzo gli esperti dell’European network of transmission system operators for electricity (Entso-e), un’associazione di 40 gestori dei sistemi di trasmissione dell’energia elettrica di 36 paesi europei, ha pubblicato il suo rapporto finale sul grande blackout che ha colpito Spagna e Portogallo il 28 aprile 2025 (ne avevo parlato in questo articolo).

Non c’è un’unica causa: l’Entso-e elenca ben 17 fattori, che hanno dato vita a una sorta di tempesta perfetta. Ma probabilmente l’aspetto più interessante dello studio, almeno in questa sede, è l’appello a rivedere l’intero sistema elettrico. Gli esperti hanno elaborato una serie di raccomandazioni per evitare incidenti simili in futuro. Per esempio, rafforzare il monitoraggio del sistema e lo scambio e la coordinazione dei dati; inoltre si suggerisce di adeguare le regole all’evoluzione del sistema elettrico.

Queste raccomandazioni non sono rivolte solo alla Spagna e al Portogallo, ma a tutta l’Europa. I paesi iberici hanno subìto il grande blackout per primi, perché sono più avanti nello sviluppo delle rinnovabili. Bisogna imparare dalla loro esperienza perché il loro passato non diventi il futuro del resto del continente.

Questo testo è tratto dalla newsletter Economica.

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