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Matteo Salvini davanti al giudice per il caso Gregoretti

Il pullman che trasporta i minori presenti sulla nave Gregoretti sbarcati nel porto di Augusta, 29 luglio 2019. (Salvatore Cavalli, Agf)

Il 3 ottobre l’ex ministro dell’interno Matteo Salvini dovrà presentarsi davanti al giudice per l’udienza preliminare (gup) del tribunale di Catania per difendersi dall’accusa di sequestro di persona aggravato per aver impedito a 131 persone di sbarcare in Italia dopo essere state soccorse dalla nave della guardia costiera italiana Gregoretti nel luglio del 2019.

Il 12 febbraio 2020 l’aula del senato aveva autorizzato il procedimento contro il leader della Lega, senatore ed ex ministro, escludendo che Salvini avesse compiuto l’azione contestata per un “preminente interesse pubblico” e sollevandolo dall’immunità parlamentare. Quindi la procura di Catania, che precedentemente aveva proposto l’archiviazione del caso, ha chiesto che fosse fissata l’udienza preliminare (in un primo momento avrebbe dovuto svolgersi il 4 luglio, per poi essere rinviata al 3 ottobre a causa della pandemia di coronavirus).

Per la prima volta Salvini dovrà quindi presentarsi davanti a un giudice che avrà il compito di decidere se rinviare a giudizio l’indagato, chiedere un approfondimento delle indagini oppure non dar luogo a procedere. Se il gup decidesse di mandare l’ex ministro a giudizio, sarebbe il primo processo a essere celebrato in Italia per la politica dei porti chiusi, cominciata nel giugno del 2018, con il blocco della nave Aquarius dell’ong Sos Mediterranée e Medici senza frontiere (Msf).

L’udienza del 3 ottobre potrebbe essere solo la prima di una serie per ascoltare le parti, prima che il giudice prenda una decisione. La procura di Catania, guidata da Carmelo Zuccaro, aveva chiesto per due volte l’archiviazione dell’indagine. Un eventuale processo si terrebbe davanti a una sezione del tribunale penale di Catania con rito ordinario. In caso di condanna in primo grado per Salvini potrebbe scattare la legge Severino, con conseguente sospensione o decadenza dalla carica di senatore, come avvenne per Silvio Berlusconi nel 2013.

Salvini è indagato anche dal tribunale di Palermo per una accusa simile nel caso della nave umanitaria Open Arms. Tuttavia, anche se c’è stata l’autorizzazione a procedere da parte dell’aula, non è ancora stata fissata l’udienza preliminare a Palermo.

A Catania, mentre l’ex ministro dell’interno sarà ascoltato dal giudice, la Lega ha convocato una manifestazione, al termine di un convegno di tre giorni che si svolgerà nella dogana del porto. Dopo l’udienza in tribunale è previsto che Salvini tenga una specie di comizio all’evento organizzato dal suo partito.

Le accuse e la difesa
Nella richiesta di autorizzazione al senato, il tribunale dei ministri aveva sottolineato che le leggi internazionali che sarebbero state violate da Salvini sono di rango superiore alle leggi ordinarie dello stato: l’obbligo di soccorso è infatti sancito dalla convenzione Sar e Solas e dalla convenzione Unclos, leggi internazionali sottoscritte dall’Italia.

Le leggi internazionali sul diritto del mare considerano un soccorso concluso solo quando le persone sono approdate in un place of safety, un porto sicuro di sbarco, e l’indicazione del porto di sbarco è affidata al ministero dell’interno, che in questo caso aveva deciso di bloccare la nave invece di favorire le procedure per la rapida individuazione di un porto. Il tribunale dei ministri aveva inoltre contestato che Salvini avesse agito per difendere l’interesse pubblico, perché il ricollocamento dei migranti negli altri paesi europei avrebbe potuto essere negoziato anche dopo lo sbarco.

Salvini ha già fatto trapelare la sua memoria difensiva, quindi gli argomenti con i quali si difenderà davanti al gup. L’ex ministro sosterrà che le condizioni in cui si trovavano i migranti a bordo della nave erano buone e che l’attesa a bordo era necessaria “per concordare la redistribuzione in altri paesi europei, con il pieno coinvolgimento del governo italiano”. Quanto all’accusa di sequestro, nella memoria si sostiene che “non si è verificata alcuna illecita privazione della libertà personale”. Tutto sarebbe avvenuto “in attesa dell’organizzazione del loro trasferimento presso la destinazione finale”.

Da sapere
I fatti contestati

◆ Il 25 luglio 2019 alle 18.30 il comandante della nave Gregoretti ha ricevuto l’ordine di dirigersi a nord di Lampedusa per trasbordare un centinaio di persone soccorse da un pattugliatore della guardia di finanza e da una motovedetta della guardia costiera in due diverse operazioni. Il giorno successivo, a trasbordi effettuati, la capitaneria di porto ha ordinato alla nave di dirigersi verso il porto di Catania, dove gli è stato fornito un punto di fonda. Il 27 luglio è stato ufficialmente richiesto un porto di sbarco, ma è stato comunicato alla nave militare italiana di dirigersi verso il porto militare di Augusta, dove è stata ormeggiata all’alba del 28 luglio.

◆ Il ministero dell’interno, secondo quanto documentato dalle capitanerie, era stato informato dei soccorsi avvenuti nella zona di ricerca e soccorso maltese sotto il coordinamento delle autorità italiane e della richiesta di un porto di sbarco a partire dal 27 luglio, ma ha negato l’autorizzazione all’approdo fino al 31 luglio, tenendo bloccate le persone, tra cui una ventina di minorenni, a bordo della nave, che tra le altre cose non era attrezzata per trasportare così tante persone. Secondo quanto ricostruito dal tribunale dei ministri, a bordo alcuni dei migranti avevano delle malattie infettive come la scabbia documentate dal medico di bordo del Cisom, confermate poi da un’ispezione sanitaria.

◆ Per il tribunale dei ministri, quindi, Salvini avrebbe abusato del suo potere di ministro per privare della libertà personale le persone a bordo della Gregoretti per una quantità di tempo “apprezzabile” e al di fuori dei casi consentiti dalla legge. Per i giudici, inoltre, è altrettanto chiaro che i soccorsi sono avvenuti con il coordinamento italiano, su richiesta delle autorità maltesi e che quindi fosse una responsabilità delle autorità italiane indicare un porto di sbarco per i naufraghi in un tempo rapido.


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