La nave Gregoretti nel porto militare di Augusta, 31 luglio 2019. (Salvatore Cavalli, Agf)

Tutto quello che c’è da sapere sul caso Gregoretti

La nave Gregoretti nel porto militare di Augusta, 31 luglio 2019. (Salvatore Cavalli, Agf)
12 febbraio 2020 10:09

Il 12 febbraio l’aula del senato ha autorizzato il processo contro Matteo Salvini, leader della Lega ed ex ministro dell’interno, accusato di sequestro di persona aggravato (in violazione dell’articolo 605, commi primo, secondo – punto 2 – e terzo del codice penale) dal tribunale dei ministri di Catania per aver impedito a 131 persone di sbarcare in Italia dopo essere state soccorse dalla nave della guardia costiera italiana Gregoretti nel luglio del 2019. La giunta per le immunità e le autorizzazioni a procedere del senato aveva già autorizzato il procedimento, grazie a un inaspettato voto favorevole della Lega, il 20 gennaio. L’ex ministro dell’interno Salvini si è difeso in aula accusando il resto del governo (presidente del consiglio Giuseppe Conte e ministri Luigi Di Maio e Danilo Toninelli) di aver condiviso con lui la decisione di bloccare i naufraghi e l’equipaggio della nave militare italiana per cinque giorni e dicendo di aver agito per difendere l’interesse nazionale.

È la seconda volta che il senato è chiamato a esprimersi su una questione simile: era infatti successo già nel caso della nave Diciotti nel febbraio del 2019. All’epoca il Movimento 5 stelle, che era al governo insieme alla Lega, aveva deciso di non dare l’autorizzazione a procedere al tribunale dei ministri. Il presidente del consiglio Giuseppe Conte e i ministri cinquestelle avevano detto di aver condiviso la decisione del ministro dell’interno di bloccare equipaggio e passeggeri della nave Diciotti nell’agosto del 2018. Nel caso della nave Gregoretti, invece, il Movimento 5 stelle ha dichiarato di voler autorizzare il procedimento contro l’ex ministro, insieme al Partito democratico, a Liberi e uguali (Leu) e a Italia Viva. La Lega, che nella giunta per le immunità aveva votato a favore del procedimento, invece non parteciperà al voto.

Non sarà l’ultima occasione in cui l’ex ministro dell’interno dovrà affrontare una questione di questo genere

La maggioranza dei senatori ha votato a favore del processo, bocciando l’ordine del giorno presentato da Forza Italia e Fratelli d’Italia che chiedeva di negare la richiesta di autorizzazione a procedere, in questo modo di fatto il senato ha confermato l’orientamento della giunta delle immunità. Ora il fascicolo d’indagine tornerà nelle mani della procura di Catania, che però già in passato aveva chiesto l’archiviazione del caso, e del giudice per le indagini preliminari Nunzio Sarpietro, che dovrà decidere se rinviare a giudizio l’ex ministro. Non è stata l’ultima occasione in cui Salvini dell’interno ha dovuto affrontare una questione di questo genere, dato che il 27 febbraio la giunta per le immunità parlamentari del senato dovrà esprimersi sulla richiesta di procedere sempre contro l’ex ministro nel caso della nave spagnola Open Arms, bloccata nella stessa maniera al largo di Lampedusa nell’agosto del 2019.

Nel caso Gregoretti Salvini si è difeso dicendo di aver agito in accordo con il resto del governo e di aver tutelato l’interesse nazionale della “difesa dei confini”, ha anche detto di volersi sottoporre alla giustizia per provare la sua innocenza. Proprio la sussistenza “di un preminente interesse pubblico” era l’oggetto della decisione dell’aula.

Nella richiesta di autorizzazione il tribunale chiarisce che le leggi internazionali che sarebbero state violate da Salvini sono di rango superiore alle leggi ordinarie dello stato: l’obbligo di soccorso è infatti sancito dalla convenzione Sar e Solas e dalla convenzione Unclos. Il tribunale dei ministri contesta inoltre che Salvini abbia agito per difendere l’interesse pubblico, perché il ricollocamento dei migranti negli altri paesi europei avrebbe potuto essere negoziato anche dopo lo sbarco. Le leggi internazionali sul diritto del mare considerano un soccorso concluso solo quando le persone sono approdate in un place of safety, un porto sicuro di sbarco, e l’indicazione del porto di sbarco è affidata al ministero dell’interno, che in questo caso ha deciso di bloccare la nave invece di favorire le procedure di rapida individuazione di un porto.

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In questo caso a Matteo Salvini è stato contestato un reato ministeriale, cioè un reato compiuto nello svolgimento delle sue funzioni di ministro. Per questo il fascicolo d’indagine scritto dalla procura di Siracusa è stato trasmesso al tribunale dei ministri di Catania. Il tribunale dei ministri è un organo collegiale composto da tre giudici, sorteggiati ogni tre anni, che può svolgere indagini al termine delle quali può decidere se archiviare il procedimento oppure trasmettere la richiesta a procedere al parlamento che deve autorizzarla. Da quando era arrivato al governo, nel giugno 2o18, Matteo Salvini aveva dichiarato di voler chiudere i porti alle navi delle organizzazioni non governative che soccorrono persone al largo della Libia e sotto il suo mandato ha tenuto bloccate 25 navi che avevano condotto soccorsi, violando una serie di norme nazionali e internazionali.

I fatti contestati
Il 25 luglio 2019 alle 18.30 il comandante della nave Gregoretti ha ricevuto l’ordine di dirigersi a nord di Lampedusa per trasbordare un centinaio di persone soccorse da un pattugliatore della guardia di finanza e da una motovedetta della guardia costiera in due diverse operazioni. Il giorno successivo, a trasbordi effettuati, la capitaneria di porto ha ordinato alla nave di dirigersi verso il porto di Catania, dove gli è stato fornito un punto di fonda. Il 27 luglio è stato ufficialmente richiesto un porto di sbarco, ma è stato comunicato alla nave militare italiana di dirigersi verso il porto militare di Augusta, dove è stata ormeggiata all’alba del 28 luglio.

Il ministero dell’interno, secondo quanto documentato dalle capitanerie, era stato informato dei soccorsi avvenuti nella zona di ricerca e soccorso maltese sotto il coordinamento delle autorità italiane e della richiesta di un porto di sbarco a partire dal 27 luglio, ma ha negato l’autorizzazione all’approdo fino al 31 luglio, tenendo bloccate le persone, tra cui una ventina di minorenni, a bordo della nave, che tra le altre cose, non era attrezzata per trasportare così tante persone e disponeva di un solo bagno. Secondo quanto ricostruito dal tribunale dei ministri, a bordo alcuni dei migranti avevano delle malattie infettive come la scabbia documentate dal medico di bordo del Cisom, confermate poi da un’ispezione sanitaria.

Per il tribunale dei ministri, quindi, Salvini avrebbe abusato del suo potere di ministro per privare della libertà personale le persone a bordo della Gregoretti per una quantità di tempo “apprezzabile” e al di fuori dei casi consentiti dalla legge. Per i giudici, inoltre, è altrettanto chiaro che i soccorsi sono avvenuti con il coordinamento italiano, su richiesta delle autorità maltesi e che quindi fosse una responsabilità delle autorità italiane indicare un porto di sbarco.

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Questo articolo è stato aggiornato dopo il voto, alle 16 del 12 febbraio.

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