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“Se ne è andato subito dopo il nostro anniversario di matrimonio”

Due giorni nella vita di due persone innamorate. Il primo, quando tutto comincia, e l’ultimo, quando ci si lascia. A chi legge, la possibilità di immaginare cosa è successo in mezzo. In questa puntata: Marie, 43 anni.

Il primo giorno

“È il mio primo settembre da insegnante. Sono stata una ragazza studiosa, ho fatto tutto per bene e ce l’ho fatta, ho vinto il concorso per insegnare. Vivo ancora con i miei genitori, il che non è il massimo per avere una relazione amorosa. Del resto non ne ho mai avuta una vera. All’inizio di settembre ci sono i consigli di classe. Siamo tutti seduti intorno al tavolo. Lui arriva in ritardo. Per raggiungere la sua sedia scavalca i banchi con un gesto piuttosto atletico. Jeans, maglietta bianca, giacca: è l’unico giovane del gruppo, sembra molto a suo agio. Mi piace. Dopo questa apparizione a inizio anno, non ci parliamo subito. Ci vuole qualche caffè solubile davanti alla macchinetta perché diventi il ‘collega affascinante’, come lo descrivo nelle email che scrivo ai miei amici.

Una sera di ottobre mi manda un messaggio enigmatico: ‘Che faccio?’. Lo chiamo. Mi spiega che ha già una ragazza, che non vuole tradirla, ma che sta per lasciarla. Prende la macchina in piena notte, percorre il centinaio di chilometri che separano le nostre due città. Ricordo che sono corsa in strada per raggiungerlo, perché non riuscivo a spiegargli come arrivare a casa mia. Ci baciamo, passiamo ore a parlare, non dormiamo. Il giorno successivo, dopo aver passato la notte in bianco, faccio fatica a tenere la mia lezione. Sono molto innamorata di lui, mi fa regali continuamente, ma non sono sicura di me.

Tre mesi dopo, in cucina, mi chiede di sposarlo. L’idea gli passa per la mente, così, all’improvviso. Anch’io voglio seguire il modello dei miei genitori – studio, lavoro, abito bianco – ma è un po’ presto. Rifiuto, nonostante i rimproveri dei miei genitori per la nostra convivenza senza matrimonio.

All’inizio della nostra relazione provo un forte senso di angoscia: perché e come è passato così in fretta da lei a me? Era la sua fidanzata dai tempi dell’università, vivevano insieme da cinque anni, e in poco tempo era tutto finito. All’inizio la nostra storia era segreta, lui non voleva dire che l’aveva lasciata per me, lei era molto gelosa. Al momento del trasloco, le ha lasciato tutto, ha portato via solo quattro scatoloni, l’impianto stereo e i cd.

Qualche tempo dopo, in un ristorante elegante e raffinato, mi chiede di nuovo di sposarlo. Questa volta accetto: preferisco essere sposata prima di avere dei figli. Organizziamo tutto da soli, una cerimonia con gli amici, senza imposizioni familiari. All’interno delle nostre fedi facciamo incidere questo verso di Paul Éluard: ‘Non ho separato nulla ma ho raddoppiato il mio cuore’. La prima parte è nel suo anello, la seconda nel mio.

Il mio futuro marito mi concede il rito in chiesa a condizione che venga suonata La non-demande en mariage di Georges Brassens. Il prete accetta con il sorriso. La festa che segue è bella, poetica. A lui non piace ballare, ma apre il valzer con me, sulle note della colonna sonora del film In the mood for love di Wong Kar-wai. Eppure c’è quella vocina nella mia testa che si chiede: dovevo davvero sposarmi? La routine sta già logorando un po’ il nostro rapporto. Lui non parla molto, non è espressivo, nemmeno fisicamente. Di giorno non mi tocca, e poi si stupisce che la sera sia io a rifiutarlo”.

L’ultimo giorno

“In più di un’occasione mi arrabbio molto. Non ci parliamo più, non mi sento ascoltata. Lo lascerò, chiederò il divorzio. Volevo un terzo figlio, lui non lo ha voluto, ma senza averne mai discusso sul serio. Poi ci ripenso e cerco di tenere in piedi il nostro matrimonio. ‘Non ho separato nulla ma ho raddoppiato il mio cuore’: non posso aver fatto incidere quella frase e poi andarmene. Non sto bene, la notte ho crisi di panico, me ne vado, torno. Mi butterò dalla finestra, ingoierò una scatola di pillole se la situazione non cambia. ‘Mi ami?’, gli chiedo spesso. ‘In realtà non mi ami’.

Sto preparando un concorso pubblico. Per farmi studiare tranquillamente, esce tutte le sere con il computer sotto braccio. A quanto pare nella penombra dei caffè starebbe scrivendo un romanzo. Non leggo una riga di quello che scrive. Ho studiato lettere, ho paura che non mi piaccia, che sia brutto. Rientra sempre più tardi.

Nel mio lavoro mi realizzo sempre di più, sto meglio che a casa. Un’estate partiamo in vacanza all’estero. Lui è sempre al telefono, mi chiede continuamente di fotografarlo con le nostre figlie, lui che prima detestava la sua immagine. La scuola riprende dopo le vacanze estive, arriva ottobre, un sabato sera. Nel nostro letto, non riesco a dormire, mi rigiro continuamente, mi sento oppressa. Non mi degna di alcuna attenzione, non facciamo più l’amore, non esisto più, ne ho abbastanza. Lo sveglio, cominciamo a parlare.

Mi accusa di preferire il lavoro, di farmi bella quando ci vado, sospetta una relazione con un mio collega, peraltro gay. La sua insistenza nell’attribuirmi un amante è come una rivelazione: in realtà è lui a tradirmi. ‘Ma tu, hai qualcuno?’. ‘Sì, una collega’. Tutto diventa chiaro: non stava scrivendo un romanzo, andava da lei. Capisco meglio il secondo flacone di profumo che porta nella borsa, il fatto che pagasse tutto in contanti, che avesse tanto insistito per farsi fotografare, i rientri alle due di notte. Era tutto per lei.

Scappo per le scale, mi vieta di urlare perché le nostre figlie dormono. Lui dorme per terra, io sul divano. Il mattino dopo, alle sette: ‘Non sono felice a casa. Voglio essere felice, e vedere le bambine’. Se ne va promettendomi una risposta definitiva nel corso della giornata. ‘Ti lascio, non sarò mai più felice con te’. Le nostre figlie sono a casa di un amico, va lì per dirgli che ci separiamo. Le recupero pallide e in lacrime. Va a vivere dalla sua nuova compagna.

Mi vedevo invecchiare con lui, pensavo che avremmo potuto reinventare il nostro rapporto. Era così esigente, ripeteva continuamente alle nostre figlie che in famiglia non bisogna mentire, e intanto mi tradiva. Da allora non ho pianto una sola volta, non è uscita una lacrima. Mi ha bloccata chiedendomi di non urlare quella sera. Se ne è andato subito dopo il nostro anniversario di matrimonio”.

(Traduzione di Andrea De Ritis)

Amore che vieni, amore che vai è una serie del quotidiano francese Le Monde che racconta il primo e l’ultimo giorno di una storia d’amore. Qui ci sono tutte le puntate.

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