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“Le chiedo un bacio, lei si blocca”

Due giorni nella vita di due persone innamorate. Il primo, quando tutto comincia, e l’ultimo, quando ci si lascia. A chi legge, la possibilità di immaginare cosa è successo in mezzo. In questa puntata: Clément, 19 anni.

Il primo giorno

“Non ho mai avuto avventure. Per me le relazioni sono una cosa seria. Non mi piace il comportamento dei miei compagni che parlano male delle ragazze, vivono i rapporti come conquiste e non si impegnano davvero. Questo lato virile mi disgusta un po’. Al secondo anno di liceo ho avuto una storiella a una festa, ma non mi è piaciuta. Per il resto degli anni di scuola sono stato molto innamorato della mia migliore amica, ma non è mai successo niente.

La prima volta che la vedo è in una foto. Ha una storia con un mio amico. Mi piace subito, è minuta, ha i capelli lunghi e lisci, un viso tenero non segnato dalla vita, molto carino. Siccome sta con il mio amico, mi comporto in modo irreprensibile, quando ci incrociamo alle feste non la considero, le dico a malapena ciao. Ma di persona mi piace ancora di più, davvero tanto, non come le altre ragazze che posso trovare carine.

Si lascia con il mio amico. Passa un anno e la mia attrazione per lei diventa una specie di barzelletta nel mio gruppo. È la fine dell’estate, viene organizzata una grande festa nel mio paese natale, in una casa con terrazza. Lei arriva dopo di noi e quando mi saluta sento qualcosa. È seduta a un tavolo, ci guardiamo, ma non riesco nemmeno a immaginare di poterle piacere. Ho paura del giudizio degli altri.

Alle 23, complice l’alcol, la pista da ballo si riempie. Io non bevo mai, faccio fatica a lasciarmi andare. Lei viene a parlarmi: ‘Ci siamo già visti, vero?’. Faccio finta di non ricordare bene. ‘Mi chiamo Clément, non ci conosciamo davvero ma ci seguiamo sui social’. La conversazione non decolla. Lei è in imbarazzo come con uno sconosciuto. Io la conosco già, ma lei no. Se ne va, parla con un altro ragazzo a cui sembra avvicinarsi un po’. Non capisco bene, immagino che lui sia già in modalità conquista.

La festa sta finendo. Alcuni tornano a casa, altri vanno a dormire. Restiamo in quattro superstiti: io e il mio amico, lei e una sua amica. Finiamo sul divano del salotto. È la nostra prima vera conversazione. È vegetariana, le interessa l’ecologia. Sono contento di scoprirlo, ho sempre preferito le ragazze sveglie, che riflettono sul mondo che ci circonda.

A un certo punto il mio amico vuole mostrarle i nostri vecchi video su YouTube in cui commentavamo i videogiochi. All’epoca avevamo nove anni e in quei filmati siamo davvero impresentabili, ma questo mi permette di avvicinarmi fisicamente a lei. Il tempo sembra bloccato, sono nel pallone. Non ho mai vissuto una cosa del genere, non so cosa fare, devo baciarla o no?

La stanchezza comincia a farsi sentire. Lei appoggia la testa sulla mia spalla, sono in ebollizione. Esito, poi la prendo tra le braccia. Mi dico che va bene, che non è un gesto invadente. Restiamo così un minuto o due, ma lei si divincola, ha paura che il mio amico, il suo ex, ci veda. La rassicuro: non gli importa nulla.

Sono le sei del mattino, ho fame. Nessuno vuole che la serata finisca. Vado a cucinare della pasta. Mi chiama mio padre. Ha bisogno della sua auto, che ho ancora io, per andare al lavoro. Sono sconsolato, devo rientrare a casa. Lui mi chiede: ‘Allora, hai passato una bella serata?’. Ho un gran sorriso. ‘Beh, sembra proprio di sì’, osserva”.

L’ultimo giorno

“Non vado mai in discoteca. Ma quella volta accetto, e siccome non bevo, sono sempre io a guidare. Ci vogliono quaranta minuti di tragitto per arrivare, quaranta minuti durante i quali i miei amici mi incoraggiano a scriverle su Instagram. Decido di mandarle un messaggio un po’ diretto, in cui le dico che ho apprezzato molto la serata, e che mi sarebbe piaciuto rivederla. ‘Ah sì, decisamente’, mi risponde.

Da quel momento ci scriviamo tantissimo. Poi passiamo ai messaggi vocali, decine e decine. Ci raccontiamo le nostre vite, gli studi, i lavori che sogniamo, le piccole cose quotidiane. Ma con il passare del tempo i vocali da cinque minuti diventano pesanti, quindi cominciamo a chiamarci. Poi accendiamo la videocamera per vederci. Lo facciamo tre, quattro volte alla settimana. Ci addormentiamo insieme su FaceTime. Restiamo in linea quando andiamo a fare la doccia, ognuno per conto suo, e facciamo a gara a chi torna prima al telefono.

Lei torna dai suoi genitori, nel nostro paese. Le faccio la sorpresa di andarla a prendere alla stazione. Ci abbracciamo molto durante il fine settimana. Sappiamo che ci piacciamo, ma non parliamo troppo di quello che sta succedendo tra di noi. ‘Smettila di farmi domande’, mi dice quando cerco di affrontare l’argomento. ‘Io non sono qui per prenderti in giro, voglio qualcosa di serio’, le preciso più volte. Ha parlato di me ai suoi amici, e lo stesso ho fatto io. Facciamo piccoli passi avanti, ma non c’è ancora niente di ufficiale.

Le propongo di venire da me e di fermarsi a dormire. Cerco di fare le cose con delicatezza per non spaventarla, se vuole potrà tranquillamente dormire sul divano. Accetta. Sono la persona più felice del mondo. Ma il giorno prima, ci ripensa. Non si vede in coppia con me. Vedo i messaggi arrivare, sono sotto shock, non le rispondo più.

‘Clément, rispondimi per favore’, mi chiede. Alla fine viene da me il giorno dopo per parlarne. Solo che nel mio appartamento evitiamo l’argomento e ci godiamo la reciproca compagnia, ci coccoliamo. Andiamo anche a fare una passeggiata, ci teniamo per mano, ci stringiamo l’uno all’altra. Fa freddo, lei vuole rientrare. Avvisa i suoi genitori e rimane a cena da me. Hamburger, patatine fritte, e dopo cena qualche video sul divano. È tra le mie braccia, le chiedo un bacio.

Lei si blocca e si alza in piedi. ‘Ci stiamo facendo del male. Questa cosa non porta da nessuna parte’, dice. Parla della distanza geografica tra di noi. Protesto: è solo un’ora di treno e lei torna dai suoi genitori un fine settimana su due. Ha l’impressione di perdere la sua libertà. Se ne va. Sulla soglia della porta mi dice che spera che non piangerò. ‘L’ho già fatto, ieri’. Questo la colpisce. ‘E tu, hai già pianto per me?’. Sì.

La riaccompagno al suo motorino. In strada c’è un passante molto imbarazzato davanti alla scena che si svolge tra noi. Noi invece moriamo dal ridere. Un ultimo abbraccio d’addio, lei vuole che continuiamo a sentirci. Per me non è possibile, altrimenti non riuscirei a staccarmi. Se ne va, io piango davanti allo sconosciuto. Ho perso la cosa che mi rendeva più felice.

Una settimana fa, ho saputo che poco prima che lei mi lasciasse, era stata a letto con il ragazzo con cui sembrava in sintonia alla festa in cui eravamo stati insieme. Il giorno dopo, l’ho chiamata per avere delle spiegazioni, e per dirle che la amavo. Era la prima volta che lo dicevo a qualcuno”.

(Traduzione di Andrea De Ritis)

Amore che vieni, amore che vai è una serie del quotidiano francese Le Monde che racconta il primo e l’ultimo giorno di una storia d’amore. Qui ci sono tutte le puntate.

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