Il nuovo terreno di gioco della speculazione finanziaria
A Berlino, Francoforte e Monaco non ci si incontra più con gli amici per giocare a ping pong o per andare in palestra, ma per giocare a padel, uno sport a metà strada fra il tennis e lo squash. Il padel − una parola spagnola che si pronuncia con l’accento sulla e − si è sviluppato negli anni settanta in Spagna e in Sudamerica e ora si sta diffondendo anche in altri paesi europei. I campi da gioco per questo sport stanno spuntando dappertutto come funghi, a volte accanto ai classici campi da tennis o al loro posto.
A chi guarda con scetticismo la comparsa di tendenze sportive sempre nuove si potrà obiettare che lo sport fa sempre bene. Su questo non c’è dubbio. Il problema sorge se le opportunità di fare sport insieme ad altre persone diventano sempre più costose e inaccessibili. Un tempo l’iscrizione a una palestra costava tra i cento e i duecento euro all’anno, a volte anche meno.
Oggi in un centro fitness si spendono almeno quaranta euro al mese per un abbonamento, che spesso è anche difficilissimo da disdire; una lezione settimanale di pilates costa trenta euro; e se ci si vuole incontrare con gli amici una volta alla settimana per giocare a padel ci vogliono tra i dieci e i venti euro a persona.
A queste spese si aggiungono, più o meno immancabilmente, quelle per la tuta da yoga di marca, la racchetta da padel, il bracciale fitness, gli integratori e la creatina da prendere prima dell’allenamento e il frullato proteico o il matcha da bere dopo.
Con lo sport si guadagna sempre di più. L’anno scorso in Germania l’industria del fitness ha registrato un fatturato di sei miliardi di euro. Un risultato simile è stato ottenuto anche con la vendita al dettaglio di articoli per il fitness.
Ma la moda del padel indica in che direzione stiamo andando: i centri sportivi senza fini di lucro sono un ricordo del passato, oggi si punta alle offerte che indicano uno stile di vita, e che hanno sportivi famosi come investitori e testimonial. Molte di queste aziende sono finanziate da fondi di venture capital (capitale di rischio), che sostengono le startup nella fase iniziale in cambio di una quota societaria, spesso con l’obiettivo di rivenderla ricavandone un notevole profitto.
Dal pilates al padel
Non è la prima e non sarà certo l’ultima volta che uno sport viene lanciato sul mercato con entusiasmo, presentandolo come un’attività particolarmente moderna e innovativa. Ma nel caso del padel sta succedendo in modo molto rapido: in Germania sono sorti più di mille campi nel giro di pochi anni.
Si è visto qualcosa di simile anche per il fitness, per lo yoga e il pilates, per non parlare delle palestre di arrampicata artificiale, che meritano una citazione a parte. Ognuna di queste attività si adeguava perfettamente allo spirito del suo tempo. Con la loro insistenza sull’individuo e sulla forza interiore, lo yoga e il fitness hanno cercato di cogliere alla perfezione le distorsioni psicologiche dell’era neoliberista dei primi due decenni del ventunesimo secolo.
Negli ultimi anni, il pilates ha aperto la strada all’economia degli influencer e delle clean girls, che invece di avere muscoli troppo scolpiti, devono soprattutto sfoggiare un corpo tonico e magro. Il padel inaugura la tendenza a praticare sport in compagnia più che in presenza di altri, e questo può essere un segno del fatto che specialmente i giovani aspirano di nuovo al contatto umano e a un senso di appartenenza a un gruppo.
Lo sport teso a sviluppare l’ego è ormai superato, migliorarsi è sempre più stressante per l’individuo ed è tornato di moda lo sport come svago più che come attività per mettere su muscoli. Non sarebbe bello se fosse davvero così?
Le tendenze sportive non sono solo un riflesso dei nostri tempi e delle nostre economie, ma ne sono anche parte integrante. Le considerazioni sull’aggravamento progressivo dell’inflazione in questi ultimi anni si concentrano di solito sulle principali voci di spesa, come la casa, l’energia e l’alimentazione, mentre il tempo libero è spesso tenuto fuori. E il motivo è chiaro, dato che sono beni di cui semplicemente non si può fare a meno.
Ma una vita appagante non dipende solo da ciò che è indispensabile per sopravvivere: abbiamo anche bisogno di incontrare amici, fare movimento, mantenerci in salute, dedicarci alla cultura, concederci attività piacevoli e andare in vacanza.
Tutte queste attività sono diventate molto più costose, tanto che gli osservatori hanno coniato il termine friendflation per riferirsi al rincaro delle relazioni sociali. In effetti, sono sempre meno i luoghi in cui ci si può intrattenere senza spendere soldi e senza consumare, e le cose che si consumano volentieri in compagnia costano sempre di più. Quindi coltivare le amicizie sta diventando più costoso.
Questi servizi, inoltre, sono offerti sempre più spesso da società di franchising, catene commerciali e startup finanziate in buona parte da grandi fondi d’investimento. Nel settore dello sport si è affermato soprattutto il modello delle catene.
In Germania, per esempio, i centri fitness sono gestiti da tempo da grandi aziende attive a livello nazionale, che nelle singole città conquistano di frequente una posizione di monopolio, ma in questo settore i singoli investitori con un patrimonio consistente e le grandi società di private equity non sono ancora dominanti. È vero che i corsi di yoga e pilates sono cari, ma il capitale investito in queste attività non si concentra fondamentalmente nelle mani di poche aziende o individui.
Sport dall’alto
La situazione del padel è diversa. Tra i più grandi gestori di centri di padel c’è Mitte Padel, o semplicemente Mitte, come spiega l’amministratore delegato e cofondatore Bastian Krautwald. In precedenza Krautwald aveva lanciato il portale online di prestiti studenteschi Deinestudienfinanzierung e la piattaforma finanziaria Wajve. Con il primo si era fatto conoscere partecipando al programma televisivo Die Höhle der Löwen (La tana dei leoni) e nel 2024 ha concluso un affare milionario vendendo l’azienda.
Tra i fondatori della Mitte ci sono anche Laurén Schmidt (direttrice generale della Mitte ed ex dirigente del servizio di consegna della spesa a domicilio Gorillas) e Sven Wissebach (direttore finanziario della Mitte).
Krautwald ha dichiarato che l’azienda mira a “creare un vero ‘terzo luogo’ per gli abitanti delle grandi città, con effetti positivi per la loro salute fisica e mentale”. L’intenzione è quella di rivolgersi a “un’ampia massa” nel modo “più inclusivo possibile per gran parte della popolazione urbana”, perché nel padel “l’età e il genere rivestono un ruolo secondario”. Questo sport, continua, è “intrinsecamente sociale” ed è “decisamente al passo con i nostri tempi”.
Riguardo al modo in cui l’azienda stabilisce i prezzi, Krautwald osserva che le tariffe, comprese fra trentasei e quaranta euro all’ora, si basano sugli “attuali prezzi di mercato degli impianti sportivi coperti nei centri cittadini” e combaciano con quelli proposti dalla concorrenza.
Un dettaglio interessante dal punto di vista economico è l’identità delle altre persone coinvolte nella fondazione della Mitte. Ha fatto notizia l’investimento di “centinaia di migliaia di euro” del comico Felix Lobrecht. La Mitte cita fra i propri investitori il fondo di venture capital Dlf Venture, la Epix Sports e Mvp Founders.
La Dlf Venture è un’azienda a conduzione familiare con sede in Lussemburgo. Tra i suoi investimenti ci sono aziende alimentari come il produttore di cioccolato Nucao, stabilimenti di pesce vegano e di bevande analcoliche, la società di catering per uffici Foodji e anche la New Soul, una catena di centri benessere con filiali a Berlino, Amburgo, Colonia, Düsseldorf e Monaco.
La Epix Sports è specializzata in investimenti nel settore dello sport e, a detta della sua cofondatrice Lea-Sophie Cramer , è la principale finanziatrice della Mitte. L’obiettivo della sua azienda, ha dichiarato Cramer, è “trasformare forti imprese sportive locali in veri e propri marchi europei”, per esempio nel settore “del padel, del pickleball, del Pilates reformer, della danza. Insomma, in tutte le attività in cui si suda in maniera conviviale”.
Il terzo fondo, l’Mvp Founders, investe in un’ampia gamma di imprese, tra cui fornitori di servizi finanziari, di software e d’intelligenza artificiale, ma anche nel campo della ristorazione, per esempio nel servizio di consegna di pizze a domicilio Milano Vice e nella Loco Chicken, la catena di pollo fritto del rapper Luciano.
Secondo il portale Deutsche Startups, a questi investitori istituzionali si affiancano business angels come Moritz Fürste, ex giocatore di hockey sul ghiaccio; Felix Jahn, fondatore della McMakler, che in passato ha investito in Zalando; e il fondatore di Foodji Felix Munte. Tra gli investitori privati ci sarebbe anche Marc Klopp, il figlio dell’allenatore di calcio Jürgen Klopp. Secondo la stampa specializzata, in questo modo la Mitte avrebbe messo assieme i 3,5 milioni di euro necessari per il suo ampliamento.
Quando gli abbiamo chiesto perché l’azienda faccia affidamento sia sulle società di venture capital sia su singoli individui, Krautwald ha spiegato che fondamentalmente la Mitte aspira a “occupare un ruolo dominante nella creazione di campi di padel a livello globale”. Per conseguire quest’obiettivo “servono capitali e visibilità”, spiega Krautwald. Per ora il dirigente preferisce anche non rivelare se l’impresa abbia già cominciato a registrare profitti.
Un altro protagonista del settore è la PadelCity, un’altra startup che ha ricevuto molti finanziamenti da vari investitori. Secondo il quotidiano economico Handelsblatt, avrebbe raccolto dieci milioni di euro. Per esempio dagli ex dirigenti della tv ProSiebenSat1 Marcus Englert e Sebastian Weil. Hanno investito anche l’ex tennista Tommy Haas, il calciatore Mats Hummels e Donata Hopfen, l’ex direttrice della lega calcio tedesca.
Come si legge sul Manager Magazin, l’azienda vuole usare il modello del franchising per espandersi in tutta la Germania, creando fino a mille campi nel giro di cinque anni. Al momento il prezzo del biglietto varia fra trenta e trentotto euro all’ora.
Il buon vecchio centro sportivo
L’industria del padel è un caso esemplare della vasta tendenza alla finanziarizzazione della vita. Dovunque si consumino beni o si debba ricorrere a servizi pubblici, abbiamo sempre più spesso a che fare con imprese che, sostenute da grandi fondi d’investimento, sono tenute a produrre fatturati adeguati. Le startup sono create sempre più spesso con l’obiettivo esplicito di aumentare il più possibile la scala produttiva e dominare un intero settore economico, come ha dimostrato la Hyrox, una piattaforma globale dedicata allo sport che ormai registra entrate per centinaia di milioni.
Fondi d’investimento e personaggi pubblici hanno anche investito nei tornei di calcio, per esempio nella Baller League, fondata dai calciatori Mats Hummels e Lukas Podolski, e nella Icon League, creata dall’ex calciatore Toni Kroos e dall’influencer Elias Nerlich.
Il capitale finanziario si concentra su settori della vita che in passato non si basavano su una logica capitalistica o lo facevano solo limitatamente. Il sociologo Klaus Dörre ha chiamato questo processo “nuova colonizzazione”: dato che il capitalismo ha un impulso implicito all’espansione e che con il tempo nei sistemi chiusi la domanda di beni raggiunge i suoi limiti, a un certo punto le imprese capitalistiche devono estendersi a nuove aree del pianeta o della vita.
Karl Marx si concentrò soprattutto sull’espansione territoriale e sull’accumulazione originaria, mentre Rosa Luxemburg e Hannah Arendt si riferirono tra l’altro a questo fenomeno per spiegare il colonialismo. Oltre che ai territori, Dörre pensa invece anche al patrimonio pubblico che viene privatizzato o ai beni culturali comprati e commercializzati da imprese private.
Il tempo libero, la ristorazione e lo sport sono quindi considerati ormai investimenti redditizi, perché i finanziatori hanno capito che soprattutto i giovani aspirano a stabilire contatti umani e a sentirsi parte di una comunità. Mentre in Germania centinaia di persone della gen Z si danno appuntamento nei parchi per mangiare il budino con una forchetta e gli adulti si lambiccano il cervello per capire che senso abbia quest’ultima trovata, le startup, che in genere sono fondate da persone piuttosto giovani, capiscono quali siano i bisogni che si nascondono dietro queste iniziative e sanno anche come soddisfarli.
In questa nicchia non si inseriscono solo idee imprenditoriali come la catena di caffè Lap Coffee, ma anche il padel: la promessa è quella di permettere ai clienti di entrare a far parte di una classe urbana alla moda mentre ci si mantiene anche in forma. Ma il tutto è possibile solo se si hanno abbastanza soldi.
Le comunità di appartenenza si trovano però anche altrove. I centri sportivi, per quanto sia difficile crederci, continuano a esistere. Da secoli sono la colonna portante di una sfera culturale pubblica e permettono di dedicarsi a qualunque sport possibile e di stabilire rapporti duraturi con altre persone senza spendere troppi soldi.
Alcuni di questi centri hanno già capito che il padel potrebbe essere un’opportunità, e il loro campo da tennis polveroso e usato solo sporadicamente ha già ceduto il posto a un campo da padel. Ma il fatto è che questi centri sono anche afflitti da una carenza di finanziamenti, e i loro frequentatori diventano sempre meno.
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