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Tre mosse per avventurarci di nuovo fuori

Matthias Clamer, Getty Images

Molti anni fa ho conosciuto una donna che aveva vissuto quel genere di esperienza tipica di un romanzo fantastico. Da giovane aveva avuto un grave incidente d’auto, che le aveva provocato una lesione alla testa. Aveva poi trascorso un periodo di totale amnesia, seguito da mesi di convalescenza. Dopo essersi ripresa, non è stata più la stessa. I rapporti con la sua famiglia si sono indeboliti; ha tagliato i ponti con alcuni vecchi amici, facendosene di nuovi; ha viaggiato per mezzo mondo; i suoi interessi e i suoi gusti sono cambiati; è diventata più estroversa e meno timida; e ha smesso di dare troppo peso a quello che gli altri pensavano di lei.

I suoi genitori hanno sempre attribuito questi importanti cambiamenti alla sua “botta in testa”. Ma lei mi ha spiegato che no, la sua lesione non c’entrava niente. È stato semmai nel momento della convalescenza, lontana dalla solita routine, che ha messo la parola fine a una lunga fase della sua vita. Ha avuto un’opportunità unica di stabilire le sue priorità. Ha promesso di non dare niente per scontato, nella sua nuova vita. Ha fatto a pezzi le sue convinzioni e i suoi valori, e li ha ricostruiti. E facendolo, mi ha detto, si è sentita felice per la prima volta in vita sua.

Oggi molti di noi hanno la possibilità di fare qualcosa di simile. Gli Stati Uniti stanno forse entrando nella fase di declino della pandemia di covid-19, che per oltre un anno ha interrotto la routine dell’esistenza di milioni di persone. Nell’attesa, di settimane o mesi, che ritorni qualcosa di simile alla normalità, dovremmo chiederci come vogliamo che sia la “normalità”. Poi potremo prepararci a una normalità nuova e migliore di quella che avevamo dato per scontata fino a un anno fa.

Tutto allaria
Quando le persone parlano della vita prima del virus, lo fanno per lo più esprimendo nostalgia per “i bei vecchi tempi” e per ciò che gli manca. In un recente sondaggio gli intervistati hanno dichiarato che le cose per le quali si struggono di più sono i viaggi (24 per cento), gli incontri con i familiari (19 per cento) e quelli con gli amici (16 per cento).

Non ho trovato sondaggi relativi a cosa ci manca di meno, ma alcune ricerche ci offrono dei suggerimenti. Gli studi hanno dimostrato che diamo meno valore alla vita se trascorriamo del tempo con persone, o in attività, demoralizzanti. Passare dei brutti momenti con i capi, i clienti o i colleghi diminuisce il nostro benessere.

È possibile che prima della pandemia vi siate detti “amo il mio lavoro” e “amo la mia vita sociale”. Magari eravate sinceri, o forse no. I sociologi hanno dimostrato da tempo che tantissime persone mentono in continuazione, e ancor più spesso mentono a se stesse.

Avete un’opportunità unica nella vita di essere totalmente sinceri con voi stessi

Comunque, di sicuro vi pareva opportuno dire di essere felici della vostra vita. O no? I ricercatori hanno scoperto che se le persone hanno opinioni minoritarie spesso le tengono per sé o si adeguano alla maggioranza per evitare conflitti. Probabilmente anche voi vi mentivate per quieto vivere, prima della pandemia. Ma poi il covid-19 ha mandato tutto all’aria.

Tutti noi desideriamo la fine delle sofferenze umane provocate dalla pandemia. E in molti, anzi in gran parte, non vediamo l’ora di farla finita con le limitazioni e i disagi che ha portato con sé. Ma nel profondo, ci sono probabilmente alcune cose che vi spaventano. Ciascuno di noi, a voler essere spietatamente onesti, potrebbe fare una lista di attività e relazioni sgradevoli della vita prepandemia, che abbiamo accettato mentendoci, per semplice inerzia o per la necessità di andare avanti e d’accordo con gli altri.

Se le vostre relazioni, il vostro lavoro e la vostra vita sono state sconvolte dalla pandemia, non dovreste sprecare le settimane e i mesi che vi separano dal momento in cui rientrerete pienamente nel mondo. Avete un’opportunità unica nella vita di essere totalmente sinceri con voi stessi e di ammettere che prima non era tutto perfetto. Ecco come potete fare un piano per non tornare a quella normalità.

Raccogliete i vostri dati personali
Disegnate su un pezzo di carta una griglia di quattro quadrati disposti su due colonne e su due righe: nella prima colonna scrivete cosa vi piace e nella seconda cosa non vi piace; nella prima riga indicate il periodo prepandemico, nella riga sotto il periodo della pandemia.

Molti di noi hanno cominciato a chiedersi, nel corso dell’ultimo anno, cosa ci manchi del periodo precedente e cosa odiamo di questo attuale. Ma per quanto riguarda la vostra felicità, le domande più pertinenti sono: “Cosa non mi piaceva di prima della pandemia e non mi manca?” e “Cosa mi piace dei tempi di pandemia, e mi mancherà in seguito?”.

Riflettete seriamente sui risultati che escono incrociando il cosa e il quando dei diversi quadrati, e promettete di essere completamente onesti, specialmente per quanto riguarda ciò che non vi manca del prepandemia. Indicate tutte le interazioni quotidiane malsane, le relazioni improduttive e le abitudini di vita che vi rendevano infelici. Non accontentatevi delle cose facili, come rimanere bloccato nel traffico. Andate più a fondo, come per esempio gli amici con cui andavate sempre a bere, ma che erano inesorabilmente arroganti e negativi.

Fate una lista di cose da lasciarvi alle spalle
Alcune delle cose che non vi piacevano prima della pandemia potrebbero essere immutabili, per esempio fare il pendolare. Cominciate a scrivere una lista di cose del genere, e ragionate sul vostro margine di autonomia. Magari per alcuni di voi potrebbe avere senso cominciare a cercare un nuovo lavoro dove vi piacerebbe vivere – magari trasferendovi in una città che amate – lasciando il luogo dove vivevate prima della pandemia.

Lasciarsi alle spalle le persone può essere più difficile. Ma in realtà tutti noi abbiamo relazioni che, in fondo, non sono vantaggiose per nessuno. Al lavoro e in altri contesti, ci sono persone che tirano fuori il peggio di noi, ci offendono, o ci demoralizzano. Se la pandemia è stata una pausa gradita, dovreste chiedervi se possa diventare definitiva. Questo momento è il migliore per farlo.

Fate una lista di cose da conservare
Questo esercizio non dovrebbe riguardare solo gli aspetti negativi. Ricordatevi della seconda colonna: le cose che vi piacciono della vita durante la pandemia, e che vi mancheranno quando non ci saranno più. Pensate a come potreste integrarle nella vostra vita in futuro. Forse avete smesso di viaggiare per lavoro e vi è piaciuto passare il vostro tempo a casa. Se è così, cominciate a pensare ora a come riorganizzarvi per diminuire gli spostamenti, prevedendo in futuro di coniugare incontri di persona e virtuali. Forse avete sviluppato la vostra dimensione spirituale, state leggendo molto, o avete cominciato a cucinare, e vorreste continuare a farlo. È possibile, ma tocca a voi impegnarvi perché ciò accada. Frequentate regolarmente un luogo di culto; organizzate un gruppo di lettura; fissate in agenda delle serate in cui invitare delle persone a cena.

Nella sua Poesia delle partenze (Poetry of departures), il poeta britannico Philip Larkin parla di un uomo che ha lasciato una vita che non gli piaceva.

Qualche volta senti dire, di quinta mano, / Come un epitaffio: / Ha piantato tutto quanto /E se l’è squagliata, / E sempre la voce suona / Certa che tu approvi / Quella mossa ardimentosa, / Purificatrice, primordiale.

Questo avventuriero senza paura non deve essere una persona di cui sentite parlare di quinta mano. E neppure di seconda mano, come nel caso della mia amica. Potete scegliere: essere il soggetto di questa poesia, che compie una “mossa ardimentosa, purificatrice, primordiale”, oppure il narratore, ammirato ma per niente convinto di voler cambiare le cose. Se mai avete desiderato piantare tutto e squagliarvela, oggi è il vostro momento. Approfittatene.

(Traduzione di Federico Ferrone)

La traduzione della poesia di Philip Larkin è di Vanna Gentili, tratta da Poesia moderna e contemporanea (Le Pagine 2002)

Questo articolo è uscito sul sito del mensile statunitense The Atlantic.

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