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Quando il sesso fa paura

Artur Debat, Getty Images

E così, dall’oggi al domani, nessuno fa più sesso. Le persone di mezza età non ne fanno molto. I giovani non ne fanno molto. I giapponesi non ne fanno molto. Né i britannici, gli australiani o gli statunitensi. Nell’ultimo decennio diversi studi hanno rilevato un calo significativo dell’attività sessuale in tutto il mondo. L’ultimo è uno studio recente centrato sugli Stati Uniti da cui emerge tra il 2009 e il 2018 un calo di tutte le forme di attività sessuale tra partner e la masturbazione tra gli adolescenti. I ricercatori, per inciso, hanno preso in esame le informazioni fornite su base volontaria per sondaggi promossi dal governo tra persone di età compresa tra i 14 e i 49 anni; è possibile che le cose cambino quando si passa agli over cinquanta.

E quindi, cosa sta accadendo oggi alle persone giovani o giovanili? Perché l’attività sessuale è in calo? Anche se lo studio non scende molto nel dettaglio riguardo i possibili fattori determinanti, né prende in esame gli effetti della pandemia, di recente due dei suoi autori, Debby Herbenic e Tsung-chieh (Jane) Fu hanno esposto le loro ipotesi a Scientific American. La sintesi (molto tecnica) della conversazione è che in gioco ci sono diversi fattori. Naturalmente c’è il crescente utilizzo dei social network e dei videogiochi. Un altro fattore potrebbe essere la diminuzione del consumo di alcolici. Forse però l’ipotesi più interessante e preoccupante è che la normalizzazione del rough sex, il sesso estremamente brutale, potrebbe aver allontanato dal sesso un’intera generazione di giovani.

Negli ultimi anni c’è stata una significativa normalizzazione delle pratiche di soffocamento e di strangolamento durante il sesso. La pornografia ha giocato un ruolo importante in questa tendenza, ma anche le riviste femminili e la cultura popolare (Cinquanta sfumature di grigio, per esempio) hanno contribuito a rendere il sesso brutale “di moda”. Hebernick e Fu hanno spiegato a Scientific American che il soffocamento o lo strangolamento durante il sesso “a quanto pare sono comportamenti che vanno per la maggiore tra gli studenti universitari”. Anche se in molti casi sono situazioni consensuali che danno piacere, i ricercatori osservano come il sesso aggressivo possa anche fare paura. “Non sappiamo fino a che punto possano indurre alcune persone a rinunciare completamente al sesso, ma sappiamo che alcune persone sono spaventate”, ha sottolineato Fu. “Magari vorrebbero fare sesso, ma il soffocamento o qualcosa di simile potrebbe avvenire senza che lo abbiano chiesto”. Non sono paure infondate: nel 2019 le attiviste della campagna “We can’t consent to this” hanno osservato che nell’ultimo decennio trenta tra donne e ragazze sono state uccise nel Regno Unito da quella che si sosteneva essere stata un’attività sessuale violenta consensuale. “Sesso violento finito male” è un titolo diventato piuttosto comune per un femminicidio, e questo è preoccupante.

Chiariamo un punto: non c’è niente di male nel rough sex se è davvero consensuale. A essere problematico è che i giovani imparino il sesso dal porno e pensino che la violenza sia una parte normale dell’intimità. Le osservazioni di Hebernick e Fu sulla normalizzazione del sesso violento riecheggiano quelle espresse il mese scorso dalla cantante Billie Eilish sugli effetti della pornografia guardata sin da ragazzina sulla sua salute mentale e su come questo abbia deviato le sue aspettative riguardo il sesso. “Le prime volte in cui ho fatto sesso non dicevo no a cose che non mi andavano bene”, ha dichiarato Eilish in un’intervista all’Howard Stern show. “Questo perché pensavo di dover essere attratta proprio da quelle cose”.

È facile trasformare l’industria del porno, che non è certo famosa per le sue preoccupazioni di carattere etico, nel capro espiatorio di tutto ciò che non va nella società. Se però i giovani hanno un’immagine non sana del sesso, non si può semplicemente dare la colpa al porno, ma dipende anche dall’assenza di una adeguata educazione sessuale. Tra il 2002 e il 2014 la percentuale di scuole negli Stati Uniti in cui agli studenti era richiesto di seguire lezioni sulla sessualità è scesa dal 67 al 48 per cento. Tra il 1982 e il 2017 inoltre il governo degli Stati Uniti ha speso la cifra enorme di due miliardi di dollari per programmi sull’astinenza dal sesso. Se i giovani imparano il sesso dal porno la colpa non è solo dell’industria del porno: chiedetevi perché non ricevono un’informazione migliore da altri canali.

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La giudice Ayesha Malik, che l’hanno scorso aveva dichiarato fuori legge i test per la verginità imposti alle donne sopravvissute a uno stupro, è stata nominata alla corte suprema.

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Tre persone sono state arrestate nel caso della app attraverso cui sono state condivise le foto di più di cento importanti attiviste musulmane, offerte “in vendita” come domestiche. Molte delle donne prese di mira avevano criticato il governo nazionalista indù del Bharatiya Janata party (Bjp), il partito al potere. Da quando è al potere il primo ministro Narendra Modi il nazionalismo indù violento è cresciuto e le donne musulmane sono finite spesso nel mirino.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

Questo articolo è uscito sul quotidiano britannico The Guardian.

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