×

Fornisci il consenso ai cookie

Internazionale usa i cookie per mostrare alcuni contenuti esterni e proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso, consulta questa pagina.

La ricchezza di Elon Musk è una scommessa politica

Elon Musk durante la campagna elettorale di Donald Trump per le ultime presidenziali. Butler (Pennsylvania), Stati Uniti, 5 ottobre 2024  (Anna Moneymaker, Getty Images)

Uno dei malintesi più radicati su Elon Musk, appena diventato la prima persona al mondo con un patrimonio superiore ai mille miliardi, è l’idea che sia essenzialmente un libertario. In realtà, nonostante i riferimenti occasionali online a Milton Friedman e Thomas Sowell, Musk non ha mai aderito ai principi fondamentali del libertarismo. La sua attenzione si concentra non tanto sulle libertà individuali, quanto sul raggiungimento di obiettivi a cui vorrebbe che fossero dedicate tutte le energie e tutte le risorse globali.

Verso lo stato Musk non ha mai avuto un atteggiamento di rifiuto, ma piuttosto (come abbiamo visto con la sua esperienza alla guida del dipartimento statunitense per l’efficienza governativa, il Doge) un desiderio di riformarlo radicalmente per i suoi interessi e per rendere indispensabili i servizi delle sue aziende.

Tra l’altro, fin dalle sue prime iniziative imprenditoriali, Musk si è sempre affidato al sostegno del governo, sotto forma di agevolazioni e soprattutto di contratti. Questa tendenza è emersa già nel suo primo progetto, Zip2, un archivio digitale delle attività commerciali che dipendeva dai dati satellitari forniti da una struttura appena allestita dall’esercito statunitense. PayPal, che è all’origine della fortuna economica di Musk, inizialmente poteva funzionare solo perché trasferiva denaro tra conti privati coperti dall’assicurazione federale sui depositi.

Perfino quando era solo uno stagista alla Bank of Nova Scotia, Musk invitava i suoi superiori a investire nei cosiddetti Brady bond (titoli di stato latinoamericani garantiti dalle obbligazioni del tesoro statunitense) sottolineando che erano “coperti dallo zio Sam”.

Il legame più evidente tra Musk e il governo di Washington è sempre stato quello che riguarda la SpaceX, l’azienda fondata nel 2002 che è stata appena quotata in borsa nella più grande offerta pubblica iniziale (Ipo) nella storia del mercato azionario. La SpaceX è nata quando ha cominciato a imporsi la cosiddetta “dottrina Rumsfeld”, secondo cui la burocrazia del dipartimento della difesa era un residuato ingombrante della guerra fredda da sostituire con i metodi più agili e dirompenti della Silicon valley.

La strategia usata per la guerra globale contro il terrorismo si basava su una una rete di satelliti piccoli e facilmente manovrabili per coordinare forze speciali estremamente mobili e guidare i missili verso i bersagli. La SpaceX era appena entrata nel settore dei razzi spaziali e diventò un fornitore essenziale dell’amministrazione statunitense per la messa in orbita di questi satelliti. Nel 2014 Musk scatenò una battaglia legale contro il governo per prendere il posto di un vecchio fornitore, ma soprattutto per rafforzare il legame tra la sua azienda e l’apparato statale. La Palantir avrebbe seguito la stessa logica nel 2016.

Nei suoi primi anni di vita, la SpaceX dipendeva quasi interamente dai contratti col governo. Nel corso del tempo questo legame si è allentato, soprattutto dopo il lancio del servizio di connessione satellitare Starlink, nel 2020. Oggi i satelliti della Starlink in orbita sono quasi diecimila, circa il 70 per cento del totale.

Questa divisione della SpaceX ha prodotto grandi guadagni, grazie a dodici milioni di utenti, e l’anno scorso ha rappresentato l’unico settore dell’azienda in grado di fare profitti. Il lancio di razzi, anche se ha ottenuto importanti successi, è rimasto estremamente costoso e ha prodotto perdite operative per 657 milioni di dollari, mentre il ramo specializzato nell’intelligenza artificiale, quello che comprende la xAi e Grok, ha bruciato risorse a un ritmo spaventoso, perdendo più di sei miliardi di dollari.

A scapito della flessibilità

Come possiamo misurare la dipendenza attuale di Musk e della SpaceX dal governo statunitense? Il fatto che il miliardario sia ormai associato indissolubilmente al movimento Maga (make America great again) crea un rischio considerevole per le sue attività. La scelta della partigianeria invece della flessibilità è in forte contrasto con l’aspetto più efficace del modello imprenditoriale seguito da Musk fino a qualche anno fa. Quando ha costruito un gigantesco stabilimento a Shanghai e un altro nel Brandeburgo, Musk è riuscito ad accontentare la Cina e la Germania senza che la propria posizione politica avesse un peso eccessivo.

Nel nostro libro abbiamo descritto questa dinamica con l’espressione “sovranità come servizio” (sul modello del software as a service), in cui le capacità dello stato aumentano attraverso la tecnologia creando una dipendenza dai singoli oligarchi e allo stesso tempo aumentando le possibilità per i loro clienti. Ora che Musk è identificato largamente con il movimento Maga, la sua identità politica potrebbe compromettere la sua posizione di fornitore delle forze armate in tre modi diversi.

Il primo riguarda la politica interna statunitense. Anche se Musk ha ottenuto quasi sette miliardi di dollari in contratti dall’amministrazione Trump nel 2026 – che fanno della SpaceX la fornitrice principale del progetto di difesa missilistica Golden dome– un cambio di maggioranza al governo con le elezioni di metà mandato o con le prossime presidenziali potrebbe trasformare questi contratti in un terreno di scontro politico.

Musk si è rovinato la reputazione con la sua attività distruttiva alla guida del Doge, nel 2025. La svolta verso la robotica e l’intelligenza artificiale ha bilanciato solo in parte il declino di Tesla provocato dal calo delle ordinazioni. Per un candidato democratico sarebbe facile attaccare Musk per ottenere il sostegno dell’opinione pubblica. Una volta eletto, un eventuale prossimo presidente democratico potrebbe cancellare i contratti assegnati a Musk o trasferirli alla concorrenza.

Al di fuori degli Stati Uniti, il legame tra Musk e Trump ha reso diffidenti molti governi stranieri. L’India, per esempio, è uno dei mercati più grandi in cui la Starlink non è riuscita a penetrare, nonostante gli sforzi di Musk.

Questa settimana il governo di New Delhi ha fatto capire che prolungherà il processo di approvazione per l’azienda perché le tecnologie della Starlink sono state usate nell’attacco statunitense e israeliano all’Iran, una guerra che l’India considera avventata e superflua. Il conflitto ha avuto un effetto profondo sul costo della vita per gli indiani, la cui sopravvivenza dipende spesso dall’importazione di carburante ed energia. Se Musk è uguale a Maga, inevitabilmente paga per i fallimenti dell’amministrazione Trump.

Con l’estrema destra

Il terzo rischio deriva dall’entusiasmo aggressivo e incessante di Elon Musk per le fazioni più estreme della destra europea. Nel corso dell’ultimo anno e mezzo ha scommesso – consapevolmente o meno – sul fatto di poter usare i suoi 240 milioni di follower su X, oltre alla sua popolarità e alla sua ricchezza, per influenzare la politica all’estero e favorire i candidati di sua scelta, che nella maggior parte dei casi sono all’estrema destra dello spettro politico.

Sul tema dell’immigrazione, Musk ha adottato slogan che fino a poco tempo fa erano considerati troppo estremi perfino per il partito tedesco della destra radicale Alternative für Deutschland. La settimana scorsa Musk ha commentato un post agghiacciante in cui c’era scritto: “Se mai un africano mi tagliasse la testa, per favore politicizzate il mio omicidio, per favore usatelo per rafforzare l’estrema destra, per favore date inizio a una Reconquista”. Il commento di Musk consisteva in due emoji con la fiamma e una singola parola: same (lo stesso per me).

I tentativi di Musk di alimentare la rabbia degli estremisti di destra sono stati particolarmente intensi nel Regno Unito, con inviti alla violenza preventiva durante le manifestazioni contro il governo della fine dell’anno scorso e il grande risalto concesso alle narrazioni razziste nel dibattito sui crimini violenti. Questi interventi hanno spinto diversi commentatori e personalità pubbliche a invitare, ancora una volta, Elon Musk a non intromettersi nella politica dei paesi in cui non vive.

Stranamente, questa interferenza non ha (ancora) causato danni commerciali per i prodotti delle aziende di Musk, come dimostra il fatto che di recente la Tesla abbia ottenuto l’autorizzazione a fornire elettricità alle case dei britannici. Ciò non toglie che se questo atteggiamento dovesse proseguire per un anno o due, potrebbe rivelarsi un boomerang.

Anche figure come il populista britannico Nigel Farage e la presidente del consiglio italiana Giorgia Meloni tengono sempre più a distanza Musk, sapendo che dipendere da un miliardario sudafricano potrebbe compromettere la loro presunta dedizione alla sovranità nazionale. Anche in questo caso l’orientamento politico di Musk potrebbe danneggiare la sua credibilità come fornitore di servizi per i governi.

Dietro tutto questo, però, c’è un’idea che il giovane Musk sosteneva già quando era ancora uno stagista: l’utilità di essere protetti dallo zio Sam. Appena è stata quotata in borsa, la SpaceX è immediatamente diventata una delle dieci società più grandi del mondo, aggiungendosi a un’altra controllata da Musk, la Tesla. Questo significa che un crollo della Tesla o della SpaceX provocherebbe non solo un enorme buco nel mercato azionario, ma anche pesanti ricadute sulla fiducia degli investitori nel settore della tecnologia. Riuscendo a diventare “troppo grande per poter fallire”, Musk si è sostanzialmente assicurato che il governo degli Stati Uniti correrà in suo aiuto se mai dovesse averne bisogno.

La scommessa alla base della quotazione in borsa della SpaceX è che i benefici di un legame ancora più stretto con lo zio Sam possano avere un peso maggiore rispetto a tutti i rischi generati da posizioni politiche divisive e da discutibili decisioni imprenditoriali. Oggi il dominio globale degli Stati Uniti non è più incontestabile come un tempo, ma la disponibilità di Washington a prostrarsi incondizionatamente pur di proteggere i campioni della sua economia rimane senza rivali.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

pubblicità