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A Teheran si apre una nuova era

Il presidente iraniano Hassan Rohani in parlamento a Teheran, il 17 gennaio 2016. (Atta Kenare, Afp)

“Storico passo avanti”, dicono a Washington. Apertura di “una nuova era” rispondono a Teheran. Queste manifestazioni di ottimismo non sono affatto esagerate, perché dopo l’accordo trovato l’estate scorsa sul nucleare iraniano la cancellazione delle sanzioni economiche nei confronti di Teheran, arrivata il 16 gennaio, ha dimostrato che la guerra e l’inerzia non sono gli unici modi di affrontare una crisi.

Una vecchia ambizione

L’Iran voleva dotarsi della bomba atomica. Questa ambizione è più vecchia della teocrazia perché esisteva già ai tempi dello scià. Per l’unica grande potenza sciita dell’islam si trattava di affermarsi in un Medio Oriente a maggioranza sunnita, ma se gli iraniani fossero arrivati vicini a realizzare il loro progetto, l’Arabia Saudita, la Turchia e l’Egitto avrebbero voluto costruire anch’essi la bomba atomica, e Israele sarebbe entrata in guerra con Teheran.

Per evitare una simile reazione a catena, gli Stati Uniti sarebbero stati costretti a bombardare le strutture nucleari iraniane, e l’Iran avrebbe risposto bloccando lo stretto di Ormuz, attraverso il quale transita un terzo del petrolio mondiale.

Questa escalation di ostilità economica e militare è stata scongiurata dalle sanzioni internazionali che hanno costretto l’Iran ad accettare un compromesso e dalla volontà di Barack Obama di negoziare con gli iraniani sulla base di questo rapporto di forze sfidando gli alleati sunniti, Israele e la destra americana con la scelta di cercare un’intesa con il regime iraniano anziché provare a farlo cadere. È un precedente che fa ben sperare, in un mondo impantanato nelle crisi.

La cancellazione delle sanzioni nei confronti dell’Iran apre una dinamica incoraggiante per tutto il Medio Oriente

Illusione, ingenuità, rispondono i sauditi, gli israeliani e la destra americana nel timore che, sbarazzatasi delle sanzioni, la teocrazia iraniana possa rafforzare la sua presa sul paese e moltiplicare i suoi piani di dominio regionale.

È una possibilità che non possiamo escludere, ma non è lo scenario più probabile perché la società iraniana aspira da tempo a una democratizzazione e a uno sviluppo economico che passi da una normalizzazione dei rapporti con i paesi sunniti e il resto del mondo.

È per questo che nel 2013 gli elettori hanno portato alla presidenza Hassan Rohani, candidato che aveva promesso la cancellazione delle sanzioni. La promessa è stata mantenuta e Rohani è ormai talmente popolare da avere un margine di manovra con i falchi del regime, che a questo punto non riusciranno a invalidare tutte le candidature dei moderati e dei riformatori alle elezioni legislative del 26 febbraio.

Rohani uscirà rafforzato da questo scrutinio. Uno dei suoi primi obiettivi sarà quello di migliorare i rapporti con l’Arabia Saudita, e per farlo dovrà necessariamente lavorare a un compromesso sulla Siria. Niente si farà da un giorno all’altro, ma la cancellazione delle sanzioni nei confronti dell’Iran apre una dinamica incoraggiante per tutto il Medio Oriente.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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