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La sinistra globale è in crisi

Benoît Hamon negli uffici della sua campagna elettorale a Parigi, dopo la vittoria alle primarie del Partito socialista francese, il 29 gennaio 2017. (Christophe Archambault, Afp)

Non c’è solo la Francia. Un esponente della sinistra socialista ha ottenuto la nomina del suo partito alle prossime presidenziali, e i socialisti francesi appaiono talmente divisi che la loro stessa sopravvivenza è minacciata. In questo momento i francesi pensano di essere gli unici a vivere la crisi della loro sinistra, ma forse dovrebbero guardare cosa accade in Italia, negli Stati Uniti, in Germania, in Spagna, in Grecia o in Scandinavia.

In tutte le grandi democrazie occidentali lo spettacolo è lo stesso. La sinistra è in crisi ovunque e il motivo non è legato alla presunta incapacità dei leader o alla loro tendenza a tradire gli ideali. La crisi è diffusa, dunque non può dipendere dalle singole personalità.

Se la sinistra occidentale è in difficoltà ovunque è perché le condizioni che ne avevano alimentato la forza e il successo non esistono più. Direttamente o attraverso la pressione che ha esercitato sulla destra, la sinistra ha permesso spettacolari progressi sociali nel dopoguerra, perché la ricostruzione assicurava lavoro per tutti e perché la paura del comunismo spingeva le aziende a fare concessioni.

Si impongono gli interessi delle aziende
Il rapporto di forze economico e politico era favorevole al lavoro. Così sono andate le cose negli anni del boom del dopoguerra, l’età dell’oro della sinistra, ma quei tempi sono finiti da un pezzo. La ricostruzione è stata completata a metà degli anni sessanta, l’Unione Sovietica e il comunismo non esistono più dalla fine degli anni ottanta, la riduzione delle distanze ha permesso al capitale di investire nei paesi dove i costi di produzione sono dieci volte più bassi rispetto all’occidente e la nuova rivoluzione industriale ha ridotto i posti di lavoro.

Non solo la sinistra non è più nelle condizioni di difendere l’occupazione efficacemente come un tempo, ma gli stati, a prescindere da chi li governa, incontrano sempre più ostacoli nel fare da tramite tra gli interessi del lavoro e quelli del capitale. Oggi si impongono gli interessi del più forte, ovvero quelli delle aziende.

L’unità europea è la condizione sine qua non della rinascita della sinistra

Molte persone, anche a sinistra, sono arrivate a pensare che la sinistra sia sostanzialmente morta. Ma non è così. Semplicemente la sinistra, come accadeva agli albori del movimento operaio quasi due secoli fa, deve trovare i mezzi per invertire nuovamente i rapporti di forza. In Europa la sinistra deve riuscire (e non sarà facile) a ricostituirsi su scala continentale come una potenza pubblica che possa opporsi a un capitale che non conosce più frontiere.

L’unità europea è la condizione sine qua non della rinascita della sinistra. Ovunque la sinistra deve ritrovare la fiamma dell’indignazione contro l’ingiustizia e un senso politico adeguato per creare un’alleanza tra i lavoratori dipendenti, i precari, gli agricoltori, gli imprenditori minacciati dal dumping fiscale e sociale e tutti quelli che temono che la ricerca del profitto a tutti i costi possa distruggere il nostro pianeta.

La sinistra non è morta, ma deve reinventarsi. Non si farà in un giorno, ma a ben vedere questo lento processo è già partito, in Francia e altrove.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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