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Ha ancora senso ascoltare Ryan Adams dopo quello che ha fatto?

Ryan Adams. (Dr)

Ryan Adams, Who is going to love me now, if not you
Questa rubrica di solito segnala cinque canzoni da ascoltare nel fine settimana. Ma stavolta, più che di consigliare qualcosa, mi andava di condividere una riflessione. L’11 dicembre è uscito un po’ in sordina Wednesdays, il nuovo disco di Ryan Adams. Adams, che in Italia non è particolarmente famoso, è un bravissimo cantautore folk-rock statunitense, molto prolifico e imprevedibile, capace di scrivere grandi canzoni come New York, New York, diventata un inno per i newyorchesi dopo l’11 settembre. Ma purtroppo non è solo quello.

Nel febbraio del 2019 il New York Times ha pubblicato un’inchiesta su di lui: sette donne accusavano Adams di averle molestate e di aver abusato psicologicamente di loro. Una delle donne, all’epoca dei fatti, era minorenne. Tra le accusatrici ci sono anche l’ex moglie di Adams, Mandy Moore, e la cantautrice Phoebe Bridgers. Scambiandosi messaggi con la ragazza minorenne, Adams le aveva scritto: “Se la gente sapesse di noi direbbero che sono come R.Kelly, lol”, riferendosi a un terribile caso di violenze sessuali che ha sconvolto la musica statunitense.

Le canzoni di Ryan Adams mi sono sempre piaciute un sacco e gli avevo dedicato anche un articolo sul sito di Internazionale, definendolo un “talento molto sottovalutato” (non in patria, dove ha raccolto sette nomination ai Grammy e ha collaborato con nomi prestigiosi come Willie Nelson). Ma, dopo aver letto il pezzo del New York Times ho provato un immediato senso di disgusto nei confronti della persona. Adams, come avevano fatto Harvey Weinstein o altri che lavorano nel mondo dello spettacolo, a quanto pare aveva abusato della sua posizione di potere per fare del male a donne vulnerabili. In seguito Adams ha chiesto scusa in modo molto vago e poco soddisfacente per chi lo accusa, e poi è sparito dalla circolazione per un po’.

Che fare quindi con Wednesdays? All’inizio non volevo ascoltarlo, poi ho ceduto. Alcuni brani di questo disco mi piacciono, ma al tempo stesso ascoltarli mi fa sentire un po’ sporco. Wednesdays è molto autunnale e malinconico, ricorda un po’ Ashes & fire e un po’ il bellissimo Love is hell, con tante chitarre acustiche e un cantato spesso dolente. Ci sono almeno un paio di brani davvero ottimi, come Who is going to love me now, if not you, Mamma e When you cross over. E che faccio, quindi? Lo consiglio, cavandomela con la solita formula del “separare l’uomo dall’artista”? In realtà forse le cose sono più complesse di così.

Nel 2017 su Internazionale abbiamo pubblicato un articolo della scrittrice Claire Dederer uscito sulla Paris Review. S’intitolava “Quando l’artista è un mostro” e parlava proprio di questo, della difficoltà di godersi le opere di artisti che si sono macchiati di cose orribili. Dederer fa qualche esempio: Roman Polanski, Bill Cosby, Syd Vicious, Miles Davis, ma soprattutto Woody Allen, del quale lei è (era) una grande fan. Dopo il matrimonio di Allen con Soon-Yi Previn, figlia adottiva di Mia Farrow, Dederer non è riuscita più a godersi i suoi film come prima. Non tutti le fanno lo stesso effetto: Io e Annie per esempio continua a piacerle tanto, mentre Manhattan, un film nel quale il protagonista ha una relazione con una minorenne, la disgusta.

Tornando ad Adams: ha ancora senso ascoltare le sue canzoni d’amore, che sono belle, ben cantate e ben arrangiate, ma sono scritte da una persona che molestava ragazze dopo avergli promesso di aiutarle a fare successo nel mondo della musica? Non ho una risposta, anche se l’istinto, passata la curiosità un po’ morbosa di ascoltare l’album, mi porta ad abbandonare Adams. E che fare con i suoi brani vecchi? Li ascolto lo stesso? Non ho una risposta a queste domande.

Per cavarmi d’impaccio chiudo con una citazione dell’articolo di Dederer, per provare almeno a spiegare la mostruosità (ma non a giustificarla, quello mai):

La compagna di Hemingway, la scrittrice Martha Gellhorn, non pensava che l’artista dovesse essere un mostro. Pensava che il mostro dovesse farsi artista. “Un uomo deve essere un grande genio per farsi perdo­nare di essere una creatura così spregevole” (immagi­no parlasse per esperienza). Voleva dire che se sei una persona davvero orribile, sei spinto a raggiungere la grandezza per farti perdonare dal mondo per tutte le cose mostruose che gli farai. In un certo senso è una revisione in chiave femminista dell’intera storia dell’ar­te. Una storia che Gellhorn trasforma, attraverso quest’unica, mordace battuta, in un racconto morale sul risarcimento.

Ok, ora passiamo agli altri consigli, e sarò breve, promesso.


Taylor Swift, Coney island (feat. The National)
A sorpresa, Taylor Swift ha fatto uscire un altro disco. Evermore è il seguito di Folklore e ha un po’ gli stessi difetti. È ben arrangiato, ben cantato e prodotto (merito di Jack Antonoff e dei gemelli Dessner), ma si ferma alle intenzioni. Swift vuole dare una svolta indie folk alla sua musica, ma nella sostanza non suona a fuoco. C’è qualche brano gradevole, però, come questo cantato insieme a Matt Berninger dei National.


Loma, Ocotillo
I Loma non sono esordienti assoluti, ma finora, soprattutto in Italia, sono praticamente sconosciuti. La band è formata dalla cantante Emily Cross, dal polistrumentista Dan Duszynski e da Jonathan Meiburg, frontman della band indie texana Shearwater. Il loro secondo disco s’intitola Don’t shy away ed è bellissimo. I testi sono molto influenzati dal lavoro di Scott, che fa la doula della morte, cioè aiuta psicologicamente e fisicamente chi è vicino agli ultimi giorni della propria vita. La musica del trio sembra molto influenzata dai paesaggi desertici del Texas e l’ultimo brano del disco, Homing, è prodotto da Brian Eno, che è un loro fan sfegatato. Serve altro?


Kid Cudi, Dive
Il terzo capitolo della serie Man on the Moon del rapper Kid Cudi è arrivato. Il protetto di Kanye West (molti forse lo conoscono per il singolo del 2009 Day ’n’ nite) stavolta campiona perfino i Tame Impala, come in questo pezzo, oltre al Tom Hanks di Cast away.


John Carpenter, The dead walk
John Carpenter, regista horror di film quali Halloween, La Cosa e molti altri, pubblicherà il nuovo album Lost Themes III. Alive after death il 5 febbraio su Sacred Bones. Questo è il primo singolo estratto.


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