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Gli uomini sono troppo fragili per la politica

Lejla Selimovic, 34 anni, restauratrice di mobili, nel suo laboratorio a Zenica, Bosnia ed Erzegovina. (Dado Ruvic, Reuters/Contrasto)

Gli uomini sono troppo fragili per la politica? Mentre un po’ dappertutto potenti maschilisti rinunciano alla vita pubblica per aiutare la polizia nelle indagini, ci viene chiesto di tenere presente che gli uomini sono deboli, schiavi dei loro impulsi più bassi. Ma se è così, allora perché governano il paese? Come altro possiamo interpretare il delirio di scuse che sgorga da Westminster?

L’ex ministro della difesa Michael Fallon, che si è dimesso quando finalmente è diventato chiaro che una poltrona importante non ti dà il diritto di palpare ogni donna giornalista, sostiene di essere vittima del cambiamento degli standard morali, perché oggi non è più accettabile fare le cose che si facevano tranquillamente dieci o quindici anni fa. Non è così. Non era accettabile 15 anni fa. Non è mai stato accettabile.

La differenza è che oggi ci sono conseguenze per chi si comporta in quel modo. È un punto fondamentale. Se la tua definizione di ciò che è moralmente accettabile comincia e finisce con le probabilità di finire in galera, allora non hai diritto ad avere una relazione intima con un altro essere umano, figuriamoci ricoprire la carica di ministro.

Scandali e faccende
A quanto pare la recente marea di “rivelazioni” riguarda fatti di cui tutti erano al corrente a Hollywood, alla Casa Bianca, a Westminster e nel mondo del giornalismo, e nessuno ha mai avuto il coraggio di denunciare la situazione. È una faccenda troppo grande e ingarbugliata per venire liquidata come l’ennesimo “scandalo” che può essere messo a tacere fermando la carica delle donne che non vogliono più restare in silenzio. Non è uno scandalo, perché uno scandalo implica una indiscrezione individuale, mentre qui parliamo di una violenza strutturale.

Alcune persone la chiamano ancora “faccenda di Harvey Weinstein”. È preoccupante. Ho sentito dire che se pronunci il nome “Harvey Weinstein” per tre volte davanti a uno specchio il vecchio Harvey appare in accappatoio e ti giura che non lavorerai mai più se non accetti di guardarlo mentre si masturba sopra un vaso.

A quanto pare la misoginia è una malattia bipartisan

Altri hanno riproposto il vecchio argomento “gli uomini sono uomini”, sottolineando che non si può pretendere che un uomo si assuma la responsabilità per le sue azioni, soprattutto dopo un paio di brandy consumati nel bar di un albergo. No, mi dispiace. Fino a quando la scienza non isolerà il gene dell’“incapacità totale di assumersi la responsabilità delle proprie azioni” all’interno del cromosoma Y, non intendo accettare l’idea che nella natura maschile ci sia qualcosa che spinge gli uomini a confondere il sesso con l’aggressione.

E se questo gene esiste, allora significa che non dovremmo eleggere gli uomini per cariche di alto livello.

Se ci fosse bisogno di metterlo in chiaro, non è solo un problema dei tory. I cinici opportunisti di ogni schieramento dello spettro ideologico hanno cercato di strumentalizzare le accuse di molestie sessuali per difendere il proprio interesse politico, ma a quanto pare la misoginia è una malattia bipartisan.

Piovono giustificazioni
A destra e sinistra, le donne che denunciano le violenze sessuali sono accusate di fornire munizioni agli avversari, quando la colpa è ovviamente degli stupratori e dei predatori sessuali. Sono loro ad aver fornito munizioni agli avversari, a tradire i loro ideali e loro stessi.

Queste onde radio si diffondono accompagnate dalle parole degli apologeti convinti che un esercito di bisbetiche voglia abolire il corteggiamento, come se la differenza tra il sesso e la violenza sessuale non fosse chiara. Le giustificazioni si sprecano: è una cosa da nulla, lo fanno tutti, è come dimenticarsi di usare il filo interdentale o nascondere enormi somme di denaro in un conto offshore. Non è tecnicamente contro la legge, quindi sarebbe il caso che queste streghe la smettessero di darci la caccia e ci lasciassero rovinare il paese in pace.

Imporre a chi commette gli abusi di prendersi le sue responsabilità non equivale a distrarsi dalla crisi democratica.

È decisivo il modo in cui gli uomini potenti trattano le donne che li circondano perché anticipa come si comporteranno nei confronti dei cittadini di cui dovrebbero difendere gli interessi.

Le istituzioni serrano i ranghi per proteggere i loro esponenti più influenti dalle conseguenze delle molestie sessuali nello stesso modo in cui orchestrano una cultura dell’impunità dello sfruttamento al livello aziendale e giudiziario. Pensate a come Appleby, uno degli studi legali al centro dello scandalo dei Paradise papers, giustifica l’avidità dei suoi clienti, sottolineando che le accuse di illeciti ed evasione fiscale sono “infondate e basate sulla mancata comprensione delle strutture legittime e legali utilizzate nel settore offshore”.

Il filo conduttore
Il problema, però, è proprio il fatto che il settore offshore possa operare in modo legale. Appleby è pagata profumatamente per garantire ai suoi clienti di poter nascondere miliardi senza violare il diritto internazionale, ma questo fatto non mette un punto alla questione, proprio come le molestie nei confronti delle colleghe non sono un uso accettabile del potere, a prescindere dalle conseguenze per la libertà personale di chi le commette.

È proprio questo il punto. Il modo in cui tanti rappresentanti politici hanno trattato le donne è simile al modo in cui trattano i cittadini di cui dovrebbero difendere gli interessi. Il problema non è tanto dare alle persone quello che le persone vogliono o quello di cui hanno bisogno. Il problema è cosa si può fare senza pagarne le conseguenze. Al centro di tutto ci sono l’arroganza, l’imbroglio e lo sfruttamento di qualsiasi scappatoia i potenti possano trovare per ottenere quello che desiderano.

Il filo conduttore è il diritto piovuto dal cielo: gli uomini di potere credono di avere il diritto di ottenere quello che vogliono, che si parli di denaro, influenza o attenzioni sessuali da parte della persona che siede accanto a loro. E credono di poter utilizzare tutta la forza che vogliono, l’importante è che non si facciano beccare. Non esattamente la definizione di “democrazia” che troviamo sul dizionario, né di decenza umana.

È giusto che i potenti maschilisti di tutti i settori della società siano finalmente costretti a pagare perché trattano le donne come spazzatura, ma quando si parla di politici e attivisti bisogna andare oltre e chiedersi: se non possiamo essere sicuri che i politici rispettino le loro colleghe, mi spiegate come possiamo credere che rispetteranno le persone che rappresentano?

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Questo articolo è uscito sul settimanale britannico New Statesman.

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