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La politica delle sfere d’influenza annuncia guerre e oppressione

Un negozio di souvenir a Mosca, 21 ottobre 2025. (Olesya Kurpyayeva, Afp)

Negli ultimi giorni la stampa statunitense ha riesumato una dichiarazione del 2019 rilasciata a una commissione del congresso da Fiona Hill, che durante la prima presidenza Trump si è occupata di Russia ed Europa nel consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca.

Hill aveva riferito che la Russia aveva proposto indirettamente un “baratto”: il Venezuela in cambio dell’Ucraina. La consulente aveva riassunto così la proposta: “Voi volete che lasciamo il vostro cortile, ma anche noi abbiamo il nostro, e voi ci siete dentro, l’Ucraina”. Hill aveva poi confermato di essere stata inviata a Mosca per rifiutare educatamente l’offerta.

Oggi l’episodio assume un sapore particolare, anche perché nel frattempo la Russia ha invaso l’Ucraina e Donald Trump ha preso il controllo del suo “cortile”, in Venezuela. Il 7 gennaio il sequestro di una petroliera russa nel mare del Nord da parte di soldati statunitensi si è aggiunto a un contesto che solleva urgentemente la questione delle sfere d’influenza.

Di cosa parliamo? Gli imperi si riservano il diritto di imporre la loro legge ai paesi che li circondano, in modo che quanto meno non gli siano ostili. È l’opposto di un mondo fondato sul diritto, in cui la sovranità degli stati è considerata sacra per garantire la pace, che è l’idea alla base delle Nazioni Unite.

Donald Trump ha riesumato la “dottrina Monroe”, una strategia vecchia di più di due secoli con cui gli Stati Uniti avevano voluto cacciare le potenze europee dal continente americano, per poi imporre la loro legge nell’emisfero occidentale. Trump ha trasformato questa linea nella sua nuova bussola diplomatica, a scapito dei leader più combattivi del continente come Lula in Brasile o Claudia Sheinbaum in Messico, ma anche degli alleati come Javier Milei in Argentina o i nuovi presidenti di Honduras e Cile.

È una visione condivisa da Vladimir Putin, che sogna di ricostituire una parte dell’ex Unione Sovietica sotto forma di una “sfera di influenza”; ma anche dalla Cina con la sua nostalgia imperiale in Asia. Queste ambizioni fanno prevedere guerre e oppressioni, non certo emancipazione, pace o libertà.

Quando la Cina sarà pronta

È questo il mondo che si annuncia per il ventunesimo secolo? Difficile esserne sicuri. Anche se la dottrina Monroe si applica prima di tutto al continente americano, non è detto che il padrone della Casa Bianca permetterà agli altri “imperi” di arrogarsi lo stesso privilegio, anche se le ambiguità di Trump nei confronti di Putin potrebbero lasciarlo pensare.

La questione si pone soprattutto per la Cina, in una zona che è l’epicentro dell’economia mondiale e in cui gli interessi statunitensi sono forti. Pensare che l’attacco contro il Venezuela, totalmente illegale, possa lasciare campo libero a Pechino e alle sue ambizioni su Taiwan è un’illusione. A impedire un’invasione delle forze cinesi nell’isola non è certo il diritto internazionale (che la Cina non riconosce in questo caso) ma il rapporto di forze.

La nuova situazione, comunque, potrebbe portare alcuni vantaggi al governo cinese, in primo luogo perché non esiste più un contro-modello occidentale ora che gli Stati Uniti si comportano come uno stato predatore. Il giorno in cui la Cina si sentirà pronta, non esiterà a imitarli.

Per l’Europa questo sviluppo è un incubo, perché a chi non è un predatore tocca inevitabilmente il ruolo della preda. Se l’Europa non vuole ritrovarsi nella “sfera d’influenza” di qualcun altro deve prendere in mano il suo destino, e alla svelta.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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