Solo un europeo su dieci considera gli Stati Uniti un paese alleato
Ecco uno studio che Donald Trump farebbe bene a leggere prima di partecipare al vertice del G7, in programma a Évian il 15 e 16 giugno, sempre che ci vada. Un sondaggio fatto in quindici paesi europei, tra cui la Francia, evidenzia il crollo della fiducia dei cittadini del vecchio continente negli Stati Uniti di Trump.
Secondo lo studio, pubblicato il 10 giugno dal centro studi European council on foreign relations, ormai solo un europeo su dieci considera gli Stati Uniti un alleato affidabile. La maggioranza ritiene che siano solo un “partner necessario” e non più un alleato.
Oggi gran parte degli europei dubita che gli Stati Uniti correrebbero in aiuto del loro paese in caso di aggressione, e questo nonostante gli obblighi previsti dall’appartenenza alla Nato. I francesi convinti di poter contare sugli Stati Uniti sono appena il 29 per cento. Nei paesi direttamente minacciati, va ancora peggio: in Estonia, che condivide circa 300 chilometri di frontiera con la Russia, solo il 19 per cento crede nella solidarietà statunitense.
Gli indicatori erano già al ribasso negli ultimi anni, ma sono precipitati dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, un anno e mezzo fa. Questa tendenza è tutt’altro che sorprendente, se consideriamo tutte le manifestazioni di disprezzo o di aggressività di Trump nei confronti degli europei: i dazi doganali punitivi, le rivendicazioni sulla Groenlandia (possedimento danese) o ancora il documento ufficiale pubblicato a dicembre in cui gli americani parlavano di un “declino di civiltà” dell’Europa.
La settimana scorsa, come per confermare i sentimenti emersi dal sondaggio, il segretario alla guerra dell’amministrazione Trump, Pete Hegseth, ha fatto scalpore approfittando della cerimonia per lo sbarco in Normandia per denunciare una “nuova invasione” dell’Europa, in questo caso di natura migratoria. È stato un intervento non solo fuori luogo, nel contesto di una cerimonia per ricordare un momento fondativo della solidarietà transatlantica, ma anche carico dal punto di vista ideologico, un’ingerenza nei dibattiti politici del continente.
Il corollario di questa perdita di fiducia è il sostegno sempre più convinto all’idea di una difesa europea autonoma, anche se in settimana ci siamo accorti di quanto questo percorso sia complicato con la notizia dell’abbandono del progetto di un aereo militare franco-tedesco.
L’unica incognita
Questo clima avrà un peso sulla visita di Donald Trump? L’unica incognita del vertice, in effetti, è quale sarà il comportamento del presidente più imprevedibile della terra. La noncuranza di Trump è tale che all’inizio della settimana l’amministrazione statunitense non aveva ancora risposto all’invito francese di prolungare di qualche ora il soggiorno del presidente in modo da partecipare alla celebrazione dei 250 anni dell’indipendenza americana, una conquista a cui tra l’altro la Francia ha contribuito in modo significativo attraverso il marchese della Fayette.
Quella fra Trump e il G7 è una lunga storia. I canadesi ricordano ancora il documento comune accettato dagli Stati Uniti e poi rinnegato da Trump con un tweet inviato dal suo aereo (e mai firmato). E c’è il rischio che il presidente statunitense non apprezzi l’incontro di due ore previsto la mattina del 16 giugno con il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj, che gli Stati Uniti hanno sostanzialmente smesso di aiutare.
Se Trump si prendesse la briga di leggere lo studio sull’opinione europea, potrebbe farsi qualche domanda sul soft power statunitense evaporato e magari anche sul valore delle alleanze. Ma probabilmente è chiedere troppo.
(Traduzione di Andrea Sparacino)