Randa Ghazy è una scrittrice nata a Saronno nel 1986 da genitori egiziani. Vive a Milano.
Io ho paura dell’Italia. Ora non esito a dirlo. Il 22 giugno, a Limbiate, mio padre è stato aggredito da sei persone a calci e bastonate. Per un parcheggio. Una famiglia intera, figli giovani compresi, è scesa in strada perché mio padre aveva osato parcheggiare a qualche metro dalla loro casa, e lo ha picchiato, dopo avergli urlato, naturalmente, “tornatene al tuo paese!”.
Papà è magro magro, ha la sua bella età, ed è uno stacanovista con un senso del dovere all’antica, che considera il rispetto della dignità di chiunque un valore essenziale. Chissà dov’è la dignità di quelle persone che, dopo averlo atterrato contro un muro, boccheggiante e con le costole ormai rotte, continuavano a prenderlo a calci.
Chissà se nella mente di mio padre, tra i ricordi della sua immigrazione pioniera negli anni settanta, quando ha messo su famiglia in una cittadina dell’hinterland milanese dove tutti ci hanno accolto bene, tra i ricordi di una vita basata sul sacrificio e sui suoi frutti – tre figli all’università, un’attività in proprio, l’affetto e la benevolenza di tutti – chissà se tra gli strati della sua memoria s’insinueranno i volti di quelle persone, le loro parole, il loro odio. Chissà se l’Italia che stiamo diventando lo spaventerà, come ora spaventa me.
Decine di email di supporto e di sdegno mi hanno confortata, strappandomi un sorriso commosso, come una telefonata ricevuta a casa: “Salve, sono un cittadino di Seregno. Ho letto di suo padre. Volevo solo esprimervi la mia solidarietà. Non siamo tutti così, la prego di non perdere la fiducia negli italiani”.
Forse no, non la perderemo. In fondo, siamo italiani. Amiamo il nostro paese. Bisogna però vedere quando questo amore comincerà a essere ricambiato fino in fondo, e da tutti.-Randa Ghazy









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