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Claudio Rossi Marcelli

È un giornalista di Internazionale. Ha scritto Hello daddy! Risponde alle domande dei lettori all’indirizzo daddy [at] internazionale.it

Me lo so spiegare

  • 5 gennaio 2012
  • 20.31

Sì, ci avevo fatto caso anch’io: Tiziano Ferro evita di dire la parola gay in tv. Nonostante il clamoroso coming out su Vanity Fair di qualche anno fa, nelle interviste in cui sta promuovendo il suo album Tiziano non sembra essere a suo agio a parlare della sua omosessualità.

Leggo sul blog di Andrea Bordoni (quel piccolo cult della rete intitolato Voglio sposare Tiziano Ferro) che qualche sera fa, durante uno speciale di due ore su Rai Due, Tiziano Ferro era tutto “impegnato in giri di parole assurdi (‘quella parte di me che erroneamente non accettavo’… bla bla) pur di non nominare l’amore che, grazie a Rai Due, di nuovo non osa pronunciare il suo nome. Mi sono sentito un po’ come Nanni Moretti. Rivolto alla tv esclamavo: ‘Tiziano, di’ qualcosa di gay! Di’ qualcosa!’ .

Nel suo lungo post Andrea dice cose giuste. Ma dopo averlo letto mi sono fatto una passeggiata verso il lago e ho continuato a pensarci. Mi sono ricordato di un periodo preciso della mia vita, a sedici anni, subito dopo aver fatto coming out. Ormai avevo rivelato ai miei che ero gay ma poi, quando ne parlavamo, sia io che loro avevamo un certo blocco a dirlo chiaro e tondo. Per mesi, forse anni, si è fatto riferimento a “la mia situazione”, perché la parola gay o omosessuale era ancora troppo pesante.
 Non eravamo pronti.

Ecco, mi viene da pensare che il coming out pubblico di Tiziano Ferro sia in quella fase lì, in cui lui si è finalmente tolto il peso, ne parla, ma né lui né il grande pubblico sono ancora pronti a dire gay ad alta voce. Non dico che sia giusto, ma forse è comprensibile. Mi ricordo quando ho detto a mia madre che dovevano davvero smettere di votare la destra perché avevano un figlio gay. Non a caso l’ho fatto durante una discussione politica, come per svegliarli dal torpore di negazione in cui si erano nascosti così a lungo. E da lì ci siamo sbloccati. Non era più “quella cosa là”, ma era chiara e sana omosessualità. Con tutto il carico sociale e politico che comporta.

Forse anche Tiziano, quando sarà il momento e quando sarà pronto, avrà un grande sblocco in diretta tv. Intanto però io gli dico bravo. Perché sta facendo del bene a profusione, dando con due sole mani un’enorme spinta a un intero paese.

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