Anche se non se n’è accorto quasi nessuno la settimana scorsa TMZ.com, il sito di gossip più famoso del mondo, ha pubblicato un articolo importantissimo.
Si parlava del fatto che la ex moglie di Melissa Etheridge, una cantante country molto nota negli Stati Uniti, le ha chiesto di aumentare i 23mila dollari al mese di alimenti, perché non sono più sufficienti.
Come accade sempre in questi casi, il giornalista scendeva nei dettagli più meschini della separazione, facendo i conti in tasca alla cantante, ironizzando sulle pretese dalla sua ex moglie e riportando le sue accuse, secondo cui Melissa Etheridge dice parolacce di fronte ai loro figli gemelli, gli parla male dell’altra madre e si rifiuta di farli vaccinare.
Un orribile articolo come tanti altri, direte voi. E allora dov’è la sua incredibile importanza? Proprio nel fatto che sia un orribile articolo come tanti altri. Senza particolare enfasi sul fatto che la cantante fosse sposata con un’altra donna e senza nessun dettaglio morboso su come siano diventate madri.
Mi ha ricordato altri articoli importantissimi usciti negli scorsi anni, come il servizio di People sul matrimonio di Ellen DeGeneres e Portia De Rossi, o quello di Vanity Fair in cui Ricky Martin presentava ai lettori i suoi figli. Quegli articoli, insomma, che trattano i vip omosessuali come tutti gli altri, inserendoli nei tipici format da giornale di pettegolezzi, senza che il loro orientamento sessuale sia più rilevante.
“Dietro alla battaglia per il matrimonio gay, c’è quella per il divorzio gay”, titolava anni fa il Boston Globe. E non aveva tutti i torti: finché le cose vanno bene, ormai gli omosessuali del mondo occidentale possono vivere come coppie sposate, comprarsi casa insieme, dividere il conto in banca, mettere su famiglia.
I problemi arrivano soprattutto quando le cose vanno male. Se si discute della mancanza di diritti delle coppie gay, si parla sempre di quando ci sono problemi di salute o peggio il decesso di uno dei partner. Invece non si cita quasi mai il diritto al divorzio, che è un’eventualità altrettanto frequente, probabilmente anche di più.
Senza una legge che ponga dei paletti e imbrigli lo scontro entro una civiltà imposta, i divorzi gay possono diventare davvero terribili. Sciogliere la matassa di una vita insieme può rivelarsi un gioco al massacro e se poi sono coinvolti dei figli, allora non ne parliamo neanche, visto che in molti casi il genitore legale è solo uno dei due.
Il Rhode Island, che non ha introdotto il matrimonio gay, in questi giorni sta discutendo l’eventualità di legalizzare il divorzio per le coppie omosessuali sposatesi altrove. Come a dire, saltiamo il matrimonio e andiamo subito al sodo.
E non è certo un problema che hanno solo in Rhode Island. Qui a Ginevra ho due amiche che si sono separate da qualche mese. Anche se erano sposate, il matrimonio gay della Svizzera non contempla la questione della genitorialità e così le due amiche, che hanno due figli, hanno dovuto contare solo sul loro enorme senso di civiltà, riuscendo ad accordarsi senza contrasti sul nuovo assetto familiare.
Quando ho raccontato a mia suocera della separazione, lei ci è rimasta malissimo: “Oh no, ma non è possibile, voi coppie gay con figli non potete separarvi, voi siete dei portabandiera, un modello per tutti gli altri”.
E invece no. Noi coppie omosessuali con figli siamo prima di tutto degli esseri umani. E come tali ci innamoriamo, facciamo progetti, abbiamo dei figli e, a volte, ci scontriamo con la realtà di un rapporto che finisce. L’unica cosa che ci rende diversi dagli altri è che la legge non ci protegge nei momenti più delicati della nostra vita.
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