Berlusconi paragona Beppe Grillo a Hitler e Stalin, Matteo Renzi viene definito “boy scout di Licio Gelli” e il suo partito è “il regno schifoso della peste rossa”. Grillo insulta Renzi chiamandolo “Genny ‘a menzogna”, definisce le europee come “il voto più politico di sempre” e proclama per l’ennesima volta “la morte della repubblica”.
Piovono pesantissimi insulti nella rabbia artificiosa della campagna elettorale. Un clima incandescente che è una novità, perché le europee in Italia sono sempre state considerate poco importanti, con candidati riluttanti perché chi si sposta a Bruxelles sparisce dai mezzi d’informazione italiani. È innanzitutto Beppe Grillo a scatenare una vera battaglia per vincere queste elezioni e a scagliarsi quotidianamente con irrefrenabile veemenza verbale contro l’odiato premier, “volgare mentitore assurto a leader da povero buffone di provincia”.
Si scaglia contro “l’informazione più schifosa d’Europa”, attaccando Michele Santoro per la sua faziosità. Il giornalista reagisce minacciando di scendere in piazza contro i “toni illiberali di Grillo”, che “non ha né il diritto né le qualità morali per giudicare il mondo”. Ma il più fazioso non era Bruno Vespa, che nel giugno del 2013 ha vinto il microfono di legno del Movimento 5 stelle? Tempi lontani, perché ora Grillo tratta con lo stesso Vespa per essere suo ospite. Alla faccia del povero senatore Mastrangeli, espulso dall’M5s per aver partecipato a un talk show televisivo.
Grillo è ossessionato dall’idea di vincere queste elezioni e spiega: “Noi non andremo a Bruxelles per trattare, ma per stracciare gli accordi firmati dai governi italiani”.
A questo punto forse giovano un po’ di numeri. Anche in caso di un buon risultato, l’M5s porterà a Bruxelles una ventina di parlamentari su 766. Una minoranza sparuta. Che questo gruppetto di neoeletti inesperti possa stracciare dei trattati internazionali, sembra inverosimile. L’M5s in questa sfida non va per il sottile (“siamo in guerra”). Laura Castelli giustifica gli incidenti del 1 maggio a Torino con argomenti pericolosi: “È la gente, il popolo che non accetta più di vedere certe facce in strada”. Bizzarra anche la richiesta del movimento, che in caso di vittoria pretende un incarico per la formazione di un nuovo governo. Che un partito possa governare il paese con appena il 20 per cento dei voti al senato è surreale.
Ma non è certo l’unica idea stravagante. Silvio Berlusconi si autoproclama padre della patria e promette un aumento delle pensioni minime da 500 a 800 euro. E volano gli insulti anche tra i sindacati e Renzi, con Susanna Camusso che accusa il premier di “distorsione della democrazia”.
Ha fatto male Matteo Renzi a reagire all’incontinenza verbale di Grillo definendolo sciacallo. Ma ormai la campagna elettorale è degenerata in un corsa alla denigrazione e la politica non sembra altro che un alveare impazzito con sbandamenti di tutti i tipi. Non è certo quello che serve a un paese in grave crisi.
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