È una giornalista di Internazionale. Per scrivere alla rubrica: correzioni [at] internazionale.it
Nello scorso numero il partito di estrema destra greco Chrysi avgi è stato chiamato Alba dorata a pagina 13 e Alba d’oro alle pagine 16 e 17.
“Giustizia cieca”, titola l’Economist. “Ingiustizia cieca”, grida la copertina di Newsweek.
Dal 1976 la Lake Superior state university, una piccola università del Michigan, stila una lista annuale delle “parole da mettere al bando perché usate male, troppo usate o inutili”.
Jeopardy! è il quiz più popolare della tv statunitense. È una gara di cultura generale in cui i concorrenti devono indovinare la domanda giusta a partire dalla risposta.
Le lineette si prestano a molti usi – forse troppi.
In una redazione, il fact checker è il custode dei fatti: verifica la correttezza e la veridicità di tutte le informazioni.
Martedì 27 marzo, email delle 14.58. Mittente: “Barack Obama”. Oggetto: “Forse ci vediamo a cena”.
Dietro ogni articolo di Internazionale c’è un grande lavoro redazionale. Dal lungo reportage all’oroscopo, tutti i testi sono letti, corretti, rivisti e limati da almeno quattro persone, senza contare i traduttori.
Se Tav è l’acronimo di “treno ad alta velocità”, perché scriviamo la Tav e non il Tav? La risposta è semplice e anche un po’ scandalosa: perché lo fanno tutti.
A metà febbraio il Washington Post ha annunciato un piano di pensionamenti anticipati e licenziamenti per cercare di contrastare il calo delle vendite e delle entrate pubblicitarie.
Erano un appuntamento cruciale per il futuro politico della Russia. Eppure nello scorso numero abbiamo scritto che le elezioni presidenziali russe si sarebbero svolte il 4 dicembre invece del 4 marzo.
Quando per tre settimane si pubblicano numeri sbagliati e la casella di posta delle Correzioni si riempie di segnalazioni inviate dai lettori, può capitare di scoraggiarsi.
Mercoledì 15 febbraio, otto e mezza di sera. Nella redazione di Internazionale regna il silenzio. L’ultimo ritocco, l’ennesima rilettura, la correzione dell’ultimo secondo: tutto fatto. Il nuovo giornale è pronto.
Lo abbiamo fatto di nuovo, la scorsa settimana. Questa volta il numero sbagliato è quello del debito italiano, che da 1.800 miliardi di euro è sceso a 1,8 miliardi.
Il successo della Apple, i rapporti con la Foxconn, le intossicazioni degli operai alla Wintek.
“Undicimila metri quadrati di mare per produrre l’1 per cento della benzina consumata negli Stati Uniti. Siete sicuri?”, scrive un lettore.
Bastava aprire Internazionale, la scorsa settimana, per non avere dubbi: la Costa Concordia era una nave da crociera.
Ci vuole uno sforzo costante per vedere cosa c’è sotto il proprio naso.
Il 26 dicembre 2011 i grandi magazzini australiani Myer hanno aperto la stagione dei saldi esponendo nei punti vendita di tutto il paese dei grandi cartelloni colorati con la scritta: Early bird get’s the right size.
Mentre l’Europa si avvia verso una maggiore integrazione finanziaria, nei palazzi di Bruxelles e Strasburgo si parla e si scrive in un burocratese oscuro e incomprensibile.
Come fanno i brasiliani ad avere un’economia in crescita, il debito sotto controllo e la disoccupazione in calo?