Non è un buon segno quando Mitt Romney cerca di essere poetico. “Sono contento di essere in Michigan”, ha detto rigido come un pezzo di legno a un comizio a Detroit, nello stato dove è nato. Una sconfitta alle primarie del 28 febbraio potrebbe essere un colpo definitivo per la sua candidatura, perciò Romney prova a puntare sui sentimenti. “Tutto sembra perfetto qui. Torno in Michigan e trovo che gli alberi sono dell’altezza giusta, che l’erba ha il colore che deve avere in questo periodo dell’anno, quella specie di marrone-verdastro. È tutto come dovrebbe essere”.
L’ex governatore del Massachusetts, che in passato ha fatto il consulente aziendale, è più a suo agio davanti a un rendiconto finanziario che quando deve aprire il cuore o parlare della sua vita personale, anche perché la sua fede mormone è considerata da molti un ostacolo politico. Perciò quando Romney tira in ballo le emozioni, vuol dire che qualcosa non va. A preoccuparlo oggi è la rimonta di Rick Santorum, che a sorpresa lo ha superato nei sondaggi in Michigan. Il messaggio ultraconservatore di Santorum continua a sedurre gli elettori delle primarie, ma lo rende un candidato meno appetibile per le presidenziali. Se vincerà in Michigan, dove il padre di Romney è stato governatore, qualcun altro potrebbe approfittarne per entrare in extremis nella più strana campagna elettorale di sempre.
*Traduzione di Fabrizio Saulini.
Internazionale, numero 937, 24 febbraio 2012*
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