Calciatori arrestati (anche negli stadi), confessioni, partite truccate, giocatori indebitati, faccendieri, tifosi inferociti, inchieste dei magistrati nel nord e nel sud, la macchina della giustizia sportiva si muove molto lentamente, intermediari, totonero, dietrologie, complotti, contro-complotti, processi, tradimenti, gol segnati o gol mancati per soldi, accuse e contro-accuse, contanti nello spogliatoio, carriere rovinate, l’asterisco dopo il nome della squadra in classifica, giocatori squalificati, anche per anni, minacce, omertà, tarallucci e vino, quelli che rifiutano di vendere la partita, combine fallite, sospetti, cash, assegni, bonifici, telefonate, appelli, contro-inchieste, violenza, suicidi, oblio.

Vi ricordate i nomi? Massimo Cruciani, Alvaro Trinca, Roma, Lazio, Palermo, Lazio, Milan, Bologna, e così via. E molti giocatori, anche famosi.

Era il primo, grande scandalo del “calcioscomesse”. Trentadue anni fa. Il 23 marzo 1980. Undici calciatori arrestati, in campo e negli stadi.

Ma non fu uno spartiacque, il calcio non fu ripulito. Sono seguiti gli scandali del 1986, del 2000, calciopoli nel 2006 e, ancora, calcioscomesse nel 2011-2012. Come ha scritto Karl Marx, “la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”. Nel calcio italiano, siamo ben oltre la farsa.

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