Muse fusion
- 17 settembre 2011
- 15.00
1. Laura Marling, The muse
Come un’impressionante nonna ventunenne di tutto il neofolk britannico, è tornata, con il terzo album A creature I don’t know, a raccontare favole da cui essere messi a letto e risvegliati. Suona come un ciclo epico, di pezze di fango di guerre e passioni, ma arrangiato meglio, e prodotto (da Ethan Johns, come il sopraffino I speak because I can) in pieno spirito slow: banjo e lacrime da contadini sì, ma solo con le cipolle bionde di Giarratana. E comunque, è una musa femminile assertiva, piena di emozioni e di scoperta, che si racconta, qui, senza riserve.
2. Etta Scollo, Der Novak
Scritta da Hugo Wiener, ebreo austriaco cresciuto a Bogotá, per la sua musa Cissy: una delle canzoni perfette del Kabarett viennese anni cinquanta, mix di humour brillo e tetraggini tardoimpressioniste. Il benefattore che imprigiona, il protettore che si avvale di catene: la siciliana Etta, che naviga da Rosa Ballestrero Balistreri a quella Mitteleuropa tra Vienna e Berlino in cui ha un seguito e una reputazione, interpreta queste cose con la parte più cavernosa della sua bravura, in Cuoresenza. Forse è ora di riprendere lezioni di tedesco da un’italiana.
3. Jenny B., Canto madrigal
E che dire di questa cantante senegal-catanese, la voce celeberrima del Rhythm of the night, una megahit della perduta dance che le avrà fruttato pochi piccioli ma l’ha fatta entrare in un giro di quelli che tutti sanno chi sei e ti fanno lavorare, e però tu vuoi fare le cose tue. Con Esta soy yo può dire di esserci riuscita: è il suo viaggio spirituale verso l’isola di Cuba e attraverso Rossini, tra ritmi e religione, madrigali e armonie vocali. Se solo Radio Maria fosse così sensuale verrebbe da inquietarsi meno per l’onnipresenza in modulazione di frequenza.
Internazionale, numero 915, 16 settembre 2011