1. Tunng, Tamatant tilay (feat. Tinariwen)

Tutto tracimante di T, il duetto dentale tra i Simon & Garfunkel londinesi corretti elettronica e il collettivo tuareg decantato dal deserto. È come un incontro tra il vento e le dune, l’urgenza narrativa dalle voci a passo di cammello e chitarra elettrica sopra al manto caldo di folktronica britannica: ipotesi di tradizioni future, prove di diplomazia digitale tra alti dignitari d’Europa e Medioriente in oasi soundcloud in lievitazione tra Londra e Parigi. Raccolto nell’ottima antologia concertante Tunng - Live from the Bbc.

**2. L’Aura feat. Nek,* Eclissi del cuore***

Inutile resistere, è un incantesimo power pop. Troppi ricordi: il grande Meat Loaf, i capelli molto grossi di Bonnie Tyler, il videoclip anni ottanta, le giacchine colle spalline esagerate, tutta un’acne d’innamoramenti, le prese pei fondelli literal del videoclip anni duemila (“I pose like Rocky tonight!”), fino a Cate Blanchett che rifà I need a hero in cucina nel film Bandits. Amabile tradizione di trucco, parrucco, pathos e sopraffina scrittura musicale, reinterpretato con bravura bresciana dalla cantautrice cui questa magia di Jim Steinman dà le ali.

3. Tullio De Piscopo, Stop bajon

Quando la moda adesca la musica spesso offre leccalecca lounge e droghine discopop dall’alito trendy. Ma Thomas Maier, lo stilista austriaco di Bottega Veneta, non è quel genere di persona: lui dimostra vero amore con Intreccio uno, doppia compilation di gran ripescaggi da sfilata e bijoux pop da boutique (nei negozi e sul sito bottegaveneta.com). Con l’aiuto di Michel Gaubert, accorto dj parigino che celebra l’italianità della maison aprendo sul groove sgarrupato-chic servito nel 1984 da Pino Daniele al pimpante percussivo De Piscopo.

Internazionale, numero 929, 23 dicembre 2011

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