Nel quarto trimestre del 2011 l’Europa è entrata in recessione: il pil dell’Unione è diminuito dello 0,3 per cento. Secondo le stime preliminari di Eurostat, ancora una volta sono i paesi più deboli a registrare i risultati peggiori: Italia, Spagna, Portogallo e, naturalmente, Grecia sono entrate in recessione prima degli altri. Lo stesso hanno fatto il Belgio e i Paesi Bassi. L’Italia, con il suo -0,7 per cento, ha il dato peggiore dell’eurozona dopo quello della Grecia. La Germania si è confermata la locomotiva europea con un ottimo +3 per cento, ma mostra segnali d’affanno. Solo la Francia, in controtendenza rispetto agli altri paesi europei, ha avuto una crescita del pil moderatamente positiva anche nel quarto trimestre.
La Banca centrale europea ha inondato di liquidità il sistema finanziario, concedendo prestiti a un interesse dell’1 per cento per evitare una severa stretta sul credito. Ma finora è riuscita solo a spingere le banche a comprare titoli di stato. La stretta creditizia per le imprese e le famiglie, quindi, continua. Anzi, peggiora. Secondo Francesco Daveri, di lavoce.info, l’Italia chiuderà ufficialmente il 2011 con un rapporto tra deficit pubblico e pil superiore al 4 per cento e quello tra debito pubblico e pil vicino al 120,5 per cento.
Un brutto risultato, conseguenza delle esitazioni e degli errori fatti durante la scorsa estate. La lunga agonia del governo Berlusconi ci ha costretto a un aggiustamento molto rapido. Le cose sarebbero andate diversamente se la reazione del governo alla crisi di credibilità dell’Italia fosse stata tempestiva.
Internazionale, numero 937, 24 febbraio 2012
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