“Se è necessario che rischi il mio posto a Parigi, così sia… Ma non posso immaginare di andare all’Ocse senza che prima la situazione qui sia risolta”. Stoico Yves Leterme. Non solo il premier ad interim belga rischia di perdere il posto di vicesegretario generale che gli stanno tenendo all’Ocse, ma potrebbe perfino essere costretto a presentare un bilancio provvisorio per il 2012, perché i negoziati per la formazione del governo - quelle surprise! - tirano per le lunghe.

In un’incruenta variazione su Dieci piccoli indiani, il numero dei partiti che partecipano alle discussioni continua a ridursi (ora sono sei, dopo che i verdi di entrambe le comunità linguistiche si sono ritirati). Aumenta, invece, il numero di scogli contro cui vanno a sbattere. O, per meglio dire, per ogni scoglio che superano ne spunta un altro. Quello del momento è, appunto, il bilancio.

Per chiuderlo i negoziatori devono accordarsi su come trovare 11,2 miliardi di euro. È uno scoglio che ne racchiude altri, chiamati “pensioni”, “tasse”, “tagli” e - specialità locale - “indexation automatique des salaires”, la nostra defunta scala mobile. In realtà è stata fatta fuori in tutto il mondo, tranne che in Lussemburgo e in Belgio, dove l’ipotesi di una sua imminente scomparsa indigna i sindacati.

Cosa c’entra Valerio Magrelli con la scala mobile belga? Nulla, ed è per questo che l’incontro di lunedì sera all’Istituto Italiano di Cultura non poteva capitare in un momento migliore. Calato un momentaneo sipario su crisi, tagli e scogli (non solo belgi), per un’ora i fortunati presenti hanno sentito parlare solo di poesia e traduzione, di settenari e imballatori, di Valéry e Sanguineti. Brevissimo interludio in un gran frastuono di attualità.

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