Il frammento di mandibola trovato nel sito di Riparo Tagliente. (G. Oxilia)

Siamo nel sito archeologico di Riparo Tagliente a Stallavena di Grezzana, in provincia di Verona. È un riparo preistorico, alle porte delle Alpi, con tracce risalenti in particolare alle ultime fasi del paleolitico. È il 1963, il primo anno di scavi. In mezzo ad alcuni sedimenti gli archeologi scoprono un frammento di mandibola umana. Dieci anni dopo, nello stesso sito, i ricercatori scopriranno anche una sepoltura parziale e negli anni successivi il museo di Verona e l’università di Ferrara documenteranno le attività dei cacciatori-raccoglitori preistorici di queste aree.

Arriviamo al 2021. Nella casella di posta di alcuni ricercatori dell’università di Bologna arriva l’email di una collega dello stesso ateneo che ha datato il frammento della mandibola. La data, circa 17mila anni fa, chiarisce che la mandibola e la sepoltura appartengono a due individui differenti, e che il possessore della mandibola è vissuto alla fine dell’ultimo massimo glaciale, un periodo ancora molto freddo in cui i ghiacci cominciavano lentamente a ritrarsi e a liberare la via per le Alpi.

La cultura materiale di Riparo Tagliente ci parla di una fase di grande cambiamento e complessità. Questa transizione è stata fino a ora connessa alla diffusione, avvenuta circa 14mila anni fa in Italia e in Europa meridionale, di componenti genetiche legate all’area balcanica o all’Anatolia, e associata all’affermarsi di condizioni climatiche decisamente più miti molto lontane dal freddo della precedente glaciazione.

Il divario di tremila anni tra la mandibola e l’interpretazione corrente sui cambiamenti culturali apre a scenari inesplorati. Parte dunque una fitta collaborazione tra Bologna, Ferrara, Padova, Tartu, Tubinga, il Cnr e altri partner italiani e stranieri per riuscire a capire la storia di questo individuo attraverso l’analisi del suo genoma.

I risultati sono sorprendenti: il frammento trovato a Riparo Tagliente, che possiamo considerare appartenuto a uno dei primi ricolonizzatori delle Alpi all’indomani dell’ultima glaciazione, presenta le stesse componenti genetiche legate ai balcani e all’Anatolia fino a oggi attribuite a ondate molto più tarde. La sua linea materna e quella paterna lo collegano a individui vissuti in Italia e in Europa prima di lui (circa 19mila anni fa), suggerendo che i movimenti dei popoli che hanno forgiato la base comune del genoma degli europei sono rimasti attivi anche durante le fasi più fredde, e che almeno a sud delle Alpi non siano dipesi, come ipotizzato finora, dal riscaldamento dovuto a eventi climatici successivi.

Questo rivoluziona l’idea che avevamo sulla relazione tra migrazioni, cambiamento culturale e cambiamento climatico nella storia del nostro paese, e pone l’Italia al centro di fitte reti, attive anche in momenti e condizioni difficili, lungo le quali si scambiavano idee, oggetti e geni. Un confronto che ci fa riflettere sulla complessa stagione che stiamo vivendo. ◆

Eugenio Bortolini è ricercatore in archeologia ed ecologia umana presso l’istituto Milá y Fontanals del Consiglio superiore per la ricerca scientifica della Spagna.

E. Bortolini et al, [Early](https://www.cell.com/current-biology/fulltext/S0960-9822(21)Alpine[occupation backdates west­ward human migration in late glacial Europe](https://www.cell.com/current-biology/fulltext/S0960-9822(21), Current Biology (2021)

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