Reggio Emilia è una città a misura di bambino. Un concetto che può essere riassunto così: i bambini che crescono qui sono trattati come cittadini del presente e non solo del futuro, secondo l’approccio educativo conosciuto in tutto il mondo come “Reggio Emilia approach”. Allo stesso modo, i bambini che arrivano in visita con i genitori sono considerati turisti di oggi e non di domani. Quest’immagine mi è chiara camminando a passo lento sotto i portici della via Emilia in compagnia di Massimo Montanari, mentre mia figlia (che ha quasi sei anni e mezzo), in sella a Mafalda, lo ascolta affascinata raccontare le sue fiabe sulla città.

Mafalda è un’asina, una presenza abituale nel dedalo di vie pedonalizzate del centro storico. Montanari, guida ambientale ed escursionistica e incredibile cantastorie, insieme a Eugenia Dallaglio anima il progetto Reggio Emilia città asinabile, che propone iniziative turistico-ricreative rivolte a gruppi, famiglie e scolaresche (asinidireggioemilia.it). Uno dei suoi libri è intitolato Reggio Emilia meraviglia e in quarta di copertina c’è scritto: “Chiudi gli occhi bambino di Reggio, preparati al meglio, butta via il peggio”.

Per noi il giro con Mafalda – una dei diciotto tra asini e muli dell’asineria didattica, la fattoria alle porte della città che fa da casa al progetto – termina davanti al palazzo che ospita la galleria Parmeggiani, una casa museo che risale all’ottocento. Qui Massimo fa scoprire ai bambini uno dopo l’altro i sette draghi nascosti sulle facciate, raccontando storie e leggende legate alla loro presenza lì: “I miei sono racconti del fantastico, che stimolano la curiosità”, spiega.

Atelier dei sapori

A due passi dalla galleria c’è uno degli indirizzi per la pausa pranzo: la pizzeria Piccola Piedigrotta di Giovanni Mandara, cilentano, grande alchimista d’impasti e ricercatore di materie prime, tra i migliori locali d’Italia secondo la guida del Gambero rosso.

Un altro posto per mangiare è Food in chiostri, il ristorante gestito dal progetto Pause-Atelier dei sapori, nel cortile dei chiostri di San Pietro.
Si tratta di un laboratorio di ricerca permanente dedicato al gusto, alla salute e al benessere della comunità. Ottimo il suo erbazzone, la tipica torta salata reggiana, e anche la pasta fatta in casa, da mangiare in brodo (i cappelletti) o asciutta (i tortelli).

Il ristorante comprende anche l’Atelier dei sapori, uno spazio che permette ai bambini di sperimentare e avvicinarsi al cibo attraverso laboratori dedicati. Ce n’è uno che guida alla scoperta della capacità colorante delle foglie di spinacio o un altro che fa osservare le venature nascoste di una buccia di cipolla grazie a una piccola videocamera collegata a un computer.

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Gli imponenti chiostri di San Pietro, lì accanto, sono l’epicentro di tante attività culturali: dal 29 aprile ospitano parte del festival culturale internazionale dedicato alla fotografia contemporanea, Fotografia europea; il 14 e 15 maggio sono uno dei “palchi” di Reggionarra, che per qualche giorno trasforma piazze, parchi, biblioteche e teatri nella città delle storie (quest’anno il tema sarà Lettere all’universo); dal 27 al 29 maggio, infine, ospiterà la seconda edizione del Festival di Internazionale Kids, organizzato dalla redazione dell’omonimo mensile, che racconta i temi dell’attualità ai bambini e alle bambine dai 7 ai 13 anni.

Un’altra fondamentale istituzione dedicata ai più piccoli è poi il Centro internazionale Loris Malaguzzi, che promuove i diritti dell’infanzia, a partire da quello all’educazione di qualità. L’attività del centro è gestita da Reggio Children, a cui fa capo anche il progetto Pause-Atelier dei sapori, ed è ispirata dalla figura del pedagogista che cinquant’anni fa con il comune di Reggio Emilia scrisse il primo Regolamento delle scuole dell’infanzia.

“Il bambino ha cento lingue/cento mani/cento modi di pensare /di giocare e di parlare /cento sempre cento modi di ascoltare/di stupire e di amare”, ha scritto Malaguzzi. Gli atelier sono spazi dove “sperimentare”, che è uno dei cardini dell’esperienza educativa reggiana. Tra settembre e maggio, una domenica al mese sono aperti a tutti: una splendida esperienza è quella legata alle forme della luce.

La sala del tricolore

Per chi programma una visita a Reggio Emilia con uno o più bambini, un altro luogo da non tralasciare sono i Musei civici, con le loro ricche raccolte zoologiche ottocentesche. Molto affascinanti sono quelle africane, con il coccodrillo, i leoni o la ricostruzione di scene di caccia nella savana. In alcuni giorni si può vedere anche il grande capodoglio, un esemplare che s’era spiaggiato negli anni trenta a Senigallia. L’ingresso è gratuito e c’è un servizio di guide molto ben fatto dedicato ai bambini.

Ultima attrazione da non perdere è la Sala del tricolore: la bandiera italiana è nata proprio a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797, in una bella stanza che oggi ospita il consiglio comunale, a piazza Prampolini. Mia figlia, che nell’estate del 2021 ha seguito insieme al nonno tutte le partite degli azzurri negli Europei di calcio, ha guardato la bandiera con occhi ammirati.

Finite le visite, tre consigli per la merenda o l’aperitivo: la Cremeria Capolinea per un gelato e il panettone, sfornato tutto l’anno; Canale Maestro o Vino Natural Durante, per scoprire la magia dei vini emiliani rifermentati in bottiglia. Al primo dei due si mangia anche.

Chi è arrivato in auto, la sera può spostarsi a pochi chilometri dal centro e cenare all’Arrogant Pub. È un’osteria che sa scegliere con estrema cura le materie prime ed è stata premiata dalla guida Osterie d’Italia 2022 di Slow food “per una delle migliori selezioni di prodotti eccellenti per profondità, attenzione al territorio, identità”. Si può scegliere tra hamburger e birre artigianali, ma anche patate arrosto (“abbiamo un campo tutto per noi”, scherza Alessandro Belli, fondatore del locale con Elisa Migliari), polpette o pasta fatta in casa.

La domenica può essere dedicata alla scoperta della campagna in città, con una passeggiata al parco del Crostolo, che si estende nell’immediata periferia sud. Dentro c’è anche il parco delle Caprette, chiamato così perché ci pascolano libere delle caprette tibetane.

Chi ha voglia di vedere la meraviglia negli occhi dei propri figli può anche seguire la strada statale 63 del passo del Cerreto verso l’Appennino e guidare per quaranta minuti fino all’imponente Pietra di Bismantova, una montagna dalla forma unica che ha affascinato anche Dante Alighieri e che oggi è un simbolo del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano. Ha la forma di uno gigantesco zoccolo di cavallo rovesciato.

La passeggiata per raggiungere dal parcheggio di piazza Dante il pianoro sulla cima passa di fronte a un albero monumentale, un acero incastonato nell’eremo di Bismantova. Da lì, in meno di mezz’ora si raggiunge la cima piatta della montagna, da cui godere di un panorama unico sull’Appennino, che spazia dal monte Cimone all’Alpe di Succiso. Per il picnic in quota, prima di partire si può passare a prendere l’erbazzone della fornaia Francesca Andreani, alla Granaia bakery. È aperta anche di domenica.

Info
Dove dormire

In campagna Il Podere Acquechiare è un agriturismo biologico nato dalla recente ristrutturazione di una casa colonica, a 4 chilometri dal centro città, nell’area del parco del Rodano, vicino al corso di due torrenti. Oltre alle camere (doppie e triple), mette a disposizione anche due appartamenti dotati di angolo cucina. E al mattino sull’aia arrivano galline e galli, che vivono in libertà, a cui dar da mangiare insieme ai padroni di casa.
podereacquechiare.it

In centro Lo Student’s Hostel della Ghiara permette di dormire affacciati sullo splendido omonimo chiostro anche in appartamento con cucina e bagno privato.
ostelloreggioemilia.it


Questo articolo è uscito sul numero 14 dell’Essenziale, a pagina 27. Abbonati