Illustrazione di Stefano Fabbri

Il motto della comunità Kayr]s è “non esistono ragazzi cattivi”. È scritto sul retro dell’insegna sopra l’ingresso: lo può leggere solo chi è dentro. Non è un errore, ma un pezzo fondamentale della visione del mondo di don Claudio Burgio, che questa comunità l’ha fondata 22 anni fa con lo scopo di dare una possibilità e un’alternativa ai ragazzi in difficoltà, che vivono la marginalità e il carcere. “Che non sono ragazzi cattivi lo devono sapere loro prima di ogni altro, perché se no l’etichetta diventa un personaggio e il personaggio diventa un destino”, spiega. Burgio è anche cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano e per 15 anni è stato direttore della Cappella musicale del Duomo di Milano, coro storico che esiste dal 1400 in cui cantava anche lui da bambino.

La comunità, che ha sede a Vimodrone, appena fuori Milano, al momento ospita cinquanta ragazzi tra i 14 e i vent’anni, suddivisi in diversi appartamenti. Arrivano qui inviati dai servizi sociali, in alternativa al carcere o per la messa in prova, la misura che l’imputato può richiedere e che, se va a buon fine, sospende il reato. “Ma molti vengono da noi da soli: si presentano alla porta, entrano, chiedono se possono fermarsi. La comunità è molto popolare tra i giovani”, dice Burgio. Il fatto che i cancelli siano sempre aperti, giorno e notte, è uno dei motivi di questa popolarità. “Appena arrivati tendono ad approfittare della libertà. Noi non ci spaventiamo per le trasgressioni e loro fanno fatica ad abbandonarle, perché vengono da mondi che ne sono pieni”. Nei primi anni di comunità, ammette, girava tutta la notte a cercare i suoi ragazzi per le discoteche della zona. “A un certo punto mi ero organizzato per accompagnarceli io, e andarli a riprendere la mattina. Ora, invece, dormo. Ho capito che non è di quella vicinanza di cui hanno bisogno, e so che poi, comunque, tornano tutti”.

In cerca di risposte

Burgio ha deciso che non andremo in nessun ristorante, mangeremo qui, insieme ai minorenni in attesa di processo, il gruppo più difficile da gestire. Il cibo che arriva sulla lunga tavolata l’hanno preparato insieme a Davide, chef professionista, detenuto per vent’anni, che ogni mercoledì viene qui a insegnare che la cucina è un po’ come la vita: si fa con quel che c’è, e se il cibo è buono è merito di tutti, anche di quello che lava i piatti. Seduti in mezzo ai ragazzi ci sono anche gli operatori, alcuni con un passato difficile, e poi c’è Alain, il primo assistito da Kayrós. “La comunità è nata proprio per lui: arrivato ragazzino dal Camerun come promessa del calcio è stato poi lasciato, letteralmente, per strada. Le famiglie della mia parrocchia di allora hanno cominciato a ospitarlo a turno. E io mi sono interrogato: chi è il prete? Io o loro? E per regolarizzare la sua accoglienza ho fondato la comunità insieme a Giusy, un’educatrice che come me ha sempre vissuto con i ragazzi”. Giusy è appena diventata la coordinatrice pedagogica di Kayrós.

Questo vivere insieme, mischiare il privato e il lavoro, fa la differenza, restituisce la sensazione che la comunità sia qualcosa che somiglia a una famiglia. “E infatti c’è chi rimane anche oltre il tempo stabilito dalla legge, perché non si sente ancora pronto a staccarsi del tutto. E chi, una volta uscito, viene a trovarci la domenica, con la moglie e i figli”.

Claudio Burgio, prima di essere don, è stato un ragazzino cresciuto al Giambellino, periferia difficile di Milano, “negli anni dell’eroina, quando giocavi ai giardinetti mentre i più grandi si bucavano sulle panchine”. Ma quella non è la sua storia perché la sua famiglia – madre insegnante e padre arrivato con la valigia di cartone dalla Sicilia, “una vita simile, almeno all’inizio, a quella degli immigrati stranieri di oggi” – lo sostiene nei suoi interessi: la musica, lo studio. Durante gli anni del liceo classico si ritrova quasi per caso a fare volontariato in una comunità e rimane profondamente colpito dalla scoperta di forme di disagio che non immaginava. Dopo la maturità s’iscrive a lettere antiche ma, senza dirlo nemmeno agli amici, entra anche in seminario, “per capire se quella è la risposta alle domande che sentivo”. Nel 1996 viene ordinato prete e comincia a dedicarsi ai ragazzi solo un poco più giovani di lui. Mentre parliamo alcuni volontari portano via delle porte, rotte: “Succede spesso”, mi spiega, “che se la prendano con gli oggetti”.

Guardare lontano

Violenza e bullismo esistono fuori e anche dentro la comunità, ma qui si cerca di intervenire subito, “in un modo dinamico e sistemico, in cui anche le vittime sono chiamate ad avere un ruolo attivo”. Tra gli ospiti della comunità ci sono molti dei responsabili degli episodi di violenze di cui si è parlato sui giornali, che li hanno raccontati come parte di un fenomeno, di un effetto collaterale della pandemia. “Ma la verità è che i reati sono diminuiti, lo dicono i numeri E siccome a me le spiegazioni semplicistiche non piacciono, credo che il lockdown abbia solo accelerato fenomeni complessi che erano già in movimento prima”, dice Burgio.

Di certo negli ultimi due anni i ragazzi sono diventati più difficili, chiusi, resistenti. E il consumo di sostanze ormai riguarda praticamente tutti gli adolescenti, con esiti disastrosi, soprattutto quando si tratta di “anestetici e psicofarmaci da 50 centesimi”.

La comunità cerca di offrire un’alternativa alle anestesie di qualsiasi tipo, restituendo senso alla vita di ognuno. “Si parla tanto della banalità del male, ma la verità è che noi adulti presentiamo il bene in modo banale: quattro norme etiche, roba di facciata. Invece il male affascina perché è immediato, concreto. Dobbiamo provare a rendere il bene interessante, vero, concreto”. Sbagliare, anche tanto, fa parte della vita. “La provocazione è una pro-vocazione: un invito ad andare oltre. Anche con lo sguardo: se ti fermi a osservare le vite di questi ragazzi, oggi, ti deprimi. Ma se hai pazienza e speranza, guardi lontano, se guardi i bambini di chi è passato di qui, ti dici che tutto questo, anche questa fatica, ha un senso”.

Il conto

Mensa dell’associazione Kayrós
Via XV Martiri 26, Vimodrone

2 pollo alle mele e curry con riso al vapore e peperoni arrostiti
1 muffin farcito agli agrumi con crema pasticcera
2 acqua naturale
2 caffè

Gratuito


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