Nel dicembre 2018 il giovane Guillaume parte da Saint-Dizier (Alta Marna) insieme alla famiglia per andare a una grande manifestazione dei gilet gialli, a Parigi, in difesa dei servizi pubblici. Alla fine della giornata si ritrova poco lontano dagli Champs-Elysées, ferito alla testa da un proiettile di gomma sparato da agenti di polizia in borghese. L’ispettorato generale della polizia nazionale (Igpn) dovrà ricostruire l’accaduto e verificare eventuali violazioni. In Il caso 137, concentrandosi sull’indagine condotta da Stéphanie (una magistrale Léa Drucker), Dominik Moll segue il percorso cominciato con La notte del 12: usare i film di genere (in questo caso il poliziesco) per mettere in luce alcune disfunzioni sociali. Al centro del film c’è l’Igpn, che secondo alcuni infanga l’immagine della polizia, per altri insabbia le inchieste delicate e garantisce impunità agli agenti. La forza del film è di non cercare colpevoli, ma di gettare uno sguardo generale sulla nostra società.
Boris Bastide, Le Monde
Francia 2025, 115’. In sala
Francia / Belgio 2025, 123’. In sala
Nel 2016 lo scrittore e fotografo François-Marie Banier, portato in tribunale da Françoise Bettencourt Meyers, è stato riconosciuto colpevole di aver sottratto grosse somme di denaro alla madre di Françoise, Liliane Bettencourt, erede del fondatore della L’Oréal e principale azionista della multinazionale. Klifa si avventa con gioia su questa vicenda, trattandola con stile tragicomico. Lafitte si cala con entusiasmo nel ruolo dell’eccentrico truffatore che dà nuova vita a Marianne, interpretata da un’Isabelle Huppert tanto mostruosa quanto commovente, per poi derubarla. Il film non esclude del tutto che Marianne possa essere stata una vittima volontaria. Qualche centinaio di milioni in cambio di una seconda giovinezza: è un prezzo così alto da pagare?
Mathilde Blottière,Télérama
Francia 2026, 106’. In sala
Colette (Casta), professoressa di cinema appassionata di Hitchcock, è sicura: il vicino di casa è un assassino e per dimostrarlo si mette a indagare, con grande disappunto del marito (Lellouche), autore di gialli senza pretese, ma di successo. Il film di Bezançon è un gigantesco omaggio ad Alfred Hitchcock, un esercizio di stile del regista che sembra divertirsi come i suoi interpreti. Qualcuno potrebbe trovarlo pretenzioso, ma il suo intento è chiaramente quello d’intrattenere, non di mettersi in competizione con il maestro.
Christophe Carrière, Paris Match
Pavel “Paša” Talankin, insegnante nella città russa di Karabash, 1.700 chilometri a est di Mosca, racconta in prima persona come è stato colpito direttamente dall’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022. Alla scuola è stato imposto un nuovo programma di studi “patriottico” e agli studenti di eseguire canti e discorsi nazionalistici, da registrare in video. Dopo aver presentato le dimissioni Talankin è entrato in contatto con David Borenstein, un regista statunitense che voleva documentare l’impatto della guerra sulla vita quotidiana in Russia. Talankin ha ritirato le sue dimissioni così da poter svolgere i suoi doveri ufficiali – filmare marce, gare di lancio di granate, seminari dei mercenari della Wagner – e contemporaneamente raccogliere materiale per Borenstein. Talankin assiste alla coscrizione di giovani uomini e piange la morte di alcuni di loro, riconoscendo con amarezza l’efficacia della propaganda. Con i dogmi che permeano le giornate scolastiche, gli studenti non ricevono un’istruzione adeguata e si ritrovano impreparati a tutto tranne che all’obbedienza. Il risultato è un’opera esemplare di modernismo cinematografico, un film riflessivo che trasforma la sua genesi nel suo soggetto e nella sua essenza morale. Mr. Nobody against Putin drammatizza incessantemente il suo aspetto più eccezionale: il fatto stesso che sia stato realizzato.
Richard Brody, The New Yorker
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