Cultura Suoni
Fenian
Kneecap (Peadar Ó Goill)

I Kneecap vengono spesso paragonati ai Sex Pistols per la loro capacità di scatenare panico morale e far infuriare i parlamentari britannici a West­minster. Ma se l’ascesa fulminea del movimento punk è una fonte d’ispirazione, la sua rapida fine ricorda che nulla invecchia più velocemente di una band che vive di scandali politici. Con il secondo album, Fenian, il trio rap in lingua irlandese nato tra Belfast e Derry affronta quindi la sfida di dimostrare di essere più di un semplice gruppo di provocatori. Ci riesce con un disco brillante, contagioso e giocoso, capace di conquistare anche chi non condivide le loro posizioni, catturando l’energia dei loro concerti. Scritto durante il procedimento legale avviato dopo un controverso episodio sul palco, l’album evita il vittimismo e resta sorprendentemente energico. Con la produzione di Dan Carey e collaborazioni come Kae Tempest e il rapper palestinese Fawzi, il suono mescola rap old-school e suggestioni elettroniche. Tra i momenti salienti Carnival critica il sistema giudiziario britannico, mentre Palestine affronta il conflitto con sensibilità contemporanea. Al di là delle polemiche, Fenian conferma i Kneecap come una delle voci più vitali e imprevedibili della scena attuale.
Ed Power, The Irish Times

Confession
Carla dal Forno (Sanjay Fernandes)

Album dopo album, la scrittura di Carla dal Forno diventa sempre più chiara e diretta. Per il suo quarto lavoro solista voleva creare qualcosa di astratto, forse ispirato dal suo vecchio misterioso gruppo F ingers, ma mentre scriveva di esperienze emotive ha capito che un linguaggio semplice avrebbe funzionato meglio. Anche il luogo scelto per la registrazione, la campagna, con la calma e la solitudine, l’ha aiutata a riflettere meglio e a concentrarsi sull’essenziale. Lo stile della musicista australiana è marcato sempre dal synth pop minimale con influenze dub e post punk, ma in Confession ricerca più calore e melodia. Procede come una cantilena che segue il flusso di coscienza dell’artista rivolto a qualcuno che non sembra avere tempo per ascoltarla. La trascinante Alone with you può sembrare seducente e romantica ma va oltre il piacere fisico: in realtà parla di mettere da parte i brutti ricordi per costruire un futuro con un’altra persona. In tutto l’album i brani strumentali sono ponti che collegano le diverse atmosfere. Drip drop gioca con melodie dolci e tastiere che ricordano gocce e ronzii, mentre Off the beaten track suona come un pezzo strumentale dei Young Marble Giants in versione più spaziale. Dopo diversi ascolti, questi momenti di riflessione assumono un senso più chiaro nel contesto generale dell’album.
Paul Simpson, AllMusic

Rachmaninov: trascrizioni per piano

A volte, quando sento un disco da recensire, schiaccio il pasto play e quasi immediatamente mi dico: “Sì!”. Non devo andare a prendere gli spartiti per controllare qualche dettaglio o cercare altre registrazioni della stessa musica per fare dei confronti: semplicemente capisco subito che posso solo mettermi ad ascoltare con gioia la musica. È stato il caso di questa integrale delle trascrizioni per pianoforte scritte da Sergej Rachmaninov per il suo strumento. Comincia con tre splendidi movimenti di una Partita per violino di Bach, poi arriva Wohin?, lied da Die schöne Müllerin di Schubert. Forse lo scherzo dal Sogno di una notte di mezza estate di Mendelssohn potrebbe essere più leggero, ma Kozák porta una grandissima chiarezza testuale (un elemento di solito trascurato in questo repertorio) e un’esuberanza irresistibile. Oltre a tutto il resto c’è una delle esecuzioni più belle di Liebesfreud di Fritz Kreisler: non mi ero mai reso conto del debito di Rachmaninov con Godowsky per il suo trattamento di questa elettrizzante miniatura. È sicuramente il miglior disco di pianoforte che ho ascoltato quest’anno.
Jeremy Nicholas, Gramophone

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1663 - 30 aprile 2026
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