A prima vista Love letters sembra una commedia romantica. Certo non si ride molto, ma la tematica è di grande intelligenza: l’asimmetria dei ruoli all’interno di una coppia e nello specifico nella maternità condivisa di due donne, Céline e Nadia, che si amano e aspettano il loro primo figlio, concepito tramite fecondazione assistita. Il film è ambientato nel 2014 quando, in Francia, non esisteva una procedura legale per il riconoscimento del bambino da parte della donna che non lo partorisce. Come un fantasma, Céline deve affrontare un estenuante processo di adozione per essere riconosciuta come madre. Deve trovare posto e legittimità, mentre la sua compagna sembra essere data per scontata. E così finisce per sentirsi vicina ai padri. E il film si rivela come commedia “procedurale”, un classico del cinema francese che riflette la fascinazione nazionale per la burocrazia. Love letters fila via tranquillo soprattutto grazie al carisma delle interpreti: Monia Chokri, una grintosa anti-Madonna originaria del Québec, e soprattutto la franco-svizzera Ella Rumpf, parimenti spensierata e tenebrosa. E poi Noémie Lvovsky che incanta con tutta la sua autorevolezza nel ruolo di una donna devastata. Evidente la sfida di Alice Douard, che vuole rivoluzionare la rappresentazione dell’amore e risultare comunque universale. Scrivendo a partire dalla sua esperienza personale, l’autrice cerca di educare e sedurre senza soccombere al sentimentalismo, di lanciare un appello all’amore con lo spirito di chi si avventura per la prima volta in terreni inesplorati.
Sandra Onana, Libération
Francia 2025, 97’. In sala
Stati Uniti 2026, 107’. In sala
Le storie di supereroi che hanno invaso i cinema per decenni, pur con i loro momenti di gloria hanno intrappolato gli appassionati in un ciclo apparentemente infinito di eccessi e rimpianti. Un ciclo che soprattutto ha messo a dura prova chi si occupa di realizzare nuovi film di supereroi. E Super-girl, derivativo ma godibile, grazie alla sua protagonista (Milly Alcock), annuncia il suo tono quasi subito, in una scena in cui il super cane Krypto fa la pipì su un giornale con sopra la foto di Superman. Come a dire che questo non è un altro film di Superman anche se, ovviamente, lo è. Gli autori si sforzano troppo di far presentare Supergirl come diversa dal più celebre cugino. Queste sensazioni si attenuano quando la storia entra nel vivo. Ruthye (Eve Ridley) è una ragazza che vuole vendicarsi di Krem (Matthias Schoenaerts), il capo di una banda di teppisti che ha attaccato la sua famiglia su Holzherr, un pianeta che sembra essere a nord di Westeros. Ruthye (anche lei una specie di Arya Stark) fallisce miseramente, ma quando unisce le forze con Supergirl parte un’avventura che deve molto agli ultimi Mad Max, con Furiosa come protagonista, anche se non raggiunge mai il genio espresso da George Miler. Del resto siamo in un piccolo universo Warner Bros, dove Il trono di spade (Hbo) e Fury road sono di casa. Il fatto che Alcock nei panni di Supergirl riesca a uscire dalla mischia con un’interpretazione che non sembra mai un’imitazione è al tempo stesso una sorpresa e un dono.
Manohla Dargis,The New York Times
Il pericolo è sempre stato parte dell’intramontabile saga di Toy story. Dal bambino psicopatico che li distrugge in poi i giocattoli hanno affrontato e superato numerose minacce. Ma finora i loro proprietari stavano sempre bene. Ora invece l’onnipresenza dei dispositivi digitali ha reso i bambini tristi e alienati. E la minaccia esistenziale non riguarda solo i giocattoli ma incombe sull’infanzia stessa. Tuttavia, come per l’intera serie, gli aspetti più seri sono stemperati da una generosa dose di comicità. Probabilmente non sarà il capitolo preferito di Toy story per nessuno, ma è un film Pixar ben rifinito che difficilmente deluderà i fan. Divertenti alcuni personaggi nuovi, tra cui Smarty pants (Conan O’Brien), un dispositivo elettronico vagamente obsoleto per imparare a usare il vasino, che offre alla sceneggiatura la possibilità di indulgere in un’abbondanza di umorismo scatologico.
Wendy Ide, The Observer
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