Nell’aspetto di Dionysios Tabakis non c’è nulla che possa far pensare a una stella in ascesa della musica sperimentale. Tabakis è un prete ortodosso di 53 anni con una lunga barba bianca e un’ampia veste nera, che per trent’anni ha amministrato una chiesa di Nauplia, in Grecia.
Eppure, oltre le mura della chiesa, Dionysios Tabakis ha trovato un seguito improbabile tra gli appassionati di musica alternativa.
Il suo album d’esordio, Paradise metal, è un flusso di 32 minuti carico di riverberi in cui gli ipnotici inni bizantini s’intrecciano con la chitarra elettrica, i beat elettronici, i canti degli uccelli e il ritmo pizzicato degli strumenti tradizionali. Come suggerisce il titolo, Paradise metal fonde il sacro con l’alternativo, anche se dal punto di vista sonoro ha pochi legami con l’heavy metal classico. Le creazioni di Tabakis, piuttosto, occupano un posto singolare tra la musica liturgica ortodossa, un doom metal influenzato dalla drone music e suoni ambient.
L’album è stato pubblicato il 29 aprile in un’edizione limitata di 150 cassette. Da quel momento il passaparola si è diffuso sui blog musicali e i social media con la velocità di un incendio boschivo. L’importante sito musicale Pitchfork ha promosso l’album con una recensione entusiastica, affermando che merita di essere “strappato dal cesto dei titoli in offerta quanto meno per farsi una risata, e forse per vivere un’epifania”.
Al momento la richiesta di copie fisiche di Paradise metal è così alta che la Elhellhel e la Heat Crimes, le due etichette greche che hanno collaborato alla produzione, si stanno affrettando per pubblicare una ristampa in vinile per l’estate.
“La gente ha detto molte cose belle su di me, quasi come se avessi pagato per ricevere complimenti”, scherza Tabakis durante la nostra chiacchierata all’interno della sua chiesa, una struttura del quattrocento con icone dorate alle pareti e un elaborato dipinto sul tetto con raffigurazioni di santi. “Non mi considero un musicista di grande talento”, aggiunge. “Ma faccio qualcosa che amo e che ritengo importante”.
“Eravamo molto poveri ma eravamo sempre circondati dalla musica”
Tabakis si allontana raramente da Nauplia, e a eccezione della Turchia non è mai stato all’estero. A settembre, però, si esibirà al Making Time festival di Filadelfia, negli Stati Uniti. Condividerà il palco con importanti artisti del panorama alternativo ed elettronico come la fondatrice dei Sonic Youth Kim Gordon, Theo Parrish e i Bicep. “Sono nei guai”, dice non riuscendo a trattenere una risata. “La verità è che non ho mai fatto un concerto”.
Le cose preziose
L’unica persona che l’ha sentito suonare dal vivo finora è sua moglie, Fotini, che si preoccupa di mettere in ordine gli strumenti e spesso gli chiede di abbassare il volume quando suona in casa.
Tra le cose più preziose che possiede Tabakis c’è una chitarra elettrica fretless (cioè senza i tasti), che è fondamentale per ottenere il suono di Paradise metal. Tabakis spiega che quella chitarra gli permette di fare cose che i più comuni strumenti occidentali non possono riprodurre, usando i microtoni tipici della musica liturgica greco-ortodossa. Nelle sue composizioni sono presenti anche gli strumenti tradizionali della penisola anatolica, come lo zurna, un corno a campana, e il kabak kemane, uno strumento simile a un violino ricavato da una zucca essiccata.
L’Anatolia ha un’importanza speciale per Tabakis. Anche se è cresciuto al Pireo, nei pressi di Atene, la sua famiglia era fuggita da Smirne (un tempo fiorente centro della cultura greca nell’impero ottomano e oggi parte della Turchia) ai tempi della guerra greco-turca degli anni venti del secolo scorso, quando centinaia di migliaia di greci attraversarono l’Egeo per raggiungere una terra ancestrale in cui molti di loro non avevano mai messo piede.
“Eravamo molto poveri ma eravamo sempre circondati dalla musica e da rifugiati che cantavano le canzoni dell’est”, racconta Tabakis a proposito della sua infanzia. “Dentro di me ho sempre sentito che la mia casa era a oriente”.
Cresciuto in una famiglia molto religiosa, già alle superiori sapeva che il suo futuro sarebbe stato all’interno della chiesa. Dopo gli studi in seminario è entrato a far parte della chiesa della Panagia di Nauplia, dov’è rimasto per tre decenni.
◆ 1973 Nasce nel comune del Pireo, vicino ad Atene, in Grecia, in una famiglia emigrata da Smirne negli anni venti del novecento.
◆ 1988 Comincia a cantare in un coro bizantino a Nicea.◆ 2012 Apre un canale YouTube per condividere la sua musica.◆ 2026 Il suo album d’esordio Paradise metal viene pubblicato in audiocassetta, ma dopo il successo inaspettato la sua etichetta decide di ristamparlo.
Per Tabakis la musica ha rappresentato un passatempo privato per tutta la vita, fino a quando, nel 2012, ha aperto un canale YouTube per condividere i suoi esperimenti con un pubblico più vasto. Accanto ai video in cui si esibiva con la chitarra fretless ed eseguiva i canti bizantini, ha cominciato a proporre insoliti miscugli tra i generi, come le letture dei salmi su beat hip-hop.
È stato proprio grazie al canale YouTube che Nikolas Rafael, fondatore dell’etichetta Elhellhel, ha scoperto Tabakis in un periodo in cui era alla ricerca di stranezze musicali. “Ho trovato il suo canale e ho pensato ‘è fantastico, dobbiamo farci un disco’”, racconta Rafael.
Da quel momento tutto è successo molto rapidamente.
Due settimane dopo aver contattato Tabakis via email, Rafael aveva già preparato una selezione di brani pubblicati su internet da incidere su audiocassetta. La Elhellhel ha pubblicato l’album in collaborazione con la Heat Crimes. Rafael racconta che il successo di Paradise metal è dovuto principalmente alla sua estrema stranezza.
“Nella musica di padre Dionysios c’è una sorta di ingenuità spensierata”, spiega. “Ha creato qualcosa di molto particolare e chiaramente spirituale, qualcosa che non somiglia a nessuna musica che abbia mai sentito”.
Durante la nostra conversazione, Tabakis ammette di essere rimasto molto sorpreso dal successo del disco, ma anche di esserne orgoglioso. La quantità di persone con cui è entrato in contatto lo ha commosso.
“Volevo creare un miscuglio di tutto”, spiega. “Paradiso e inferno, occidente e oriente, presente e passato.” ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1672 di Internazionale, a pagina 70. Compra questo numero | Abbonati