×

Fornisci il consenso ai cookie

Internazionale usa i cookie per mostrare alcuni contenuti esterni e proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso, consulta questa pagina.

I legami tra Jeffrey Epstein e Israele

Tel Aviv, 17 novembre 2023 

“Come si scrive, con due i?”, chiede il politico israeliano Ehud Barak all’ex finanziere e autore di crimini sessuali Jeffrey Epstein, che gli offre il suo aiuto per entrare nel consiglio di amministrazione della Palantir, una società che produce software di sorveglianza, di cui Barak non ha mai sentito parlare. Epstein aggiunge che ricoprendo quella posizione in un’azienda simile si può guadagnare facilmente un milione di dollari all’anno. Lo scambio, avvenuto presumibilmente nel febbraio 2013, è contenuto nei milioni di documenti pubblicati alla fine di gennaio dal dipartimento di giustizia degli Stati Uniti, che sta smascherando la rete dei potenti di tutto il mondo legata al miliardario trovato morto nella sua cella il 10 agosto 2019, cinque settimane dopo il suo arresto, ufficialmente per suicidio.

L’amicizia tra Epstein e Barak, che è stato primo ministro d’Israele tra il 1999 e il 2001 e ministro in vari governi, è durata a lungo e i documenti rivelano decine di email tra loro, che coinvolgono anche la moglie del politico, Nili Priel Barak, e vari collaboratori. Tra il 2015 e il 2019, dopo che Epstein era stato incriminato per induzione alla prostituzione, Barak e la moglie sono stati ospiti fissi di un appartamento del finanziere nel centro di New York. Il personale lo chiamava “l’appartamento di Ehud”, rivela un’email. Gli scambi sono continuati fino a poche settimane prima del secondo arresto di Epstein, nel 2019. A giugno Priel Barak lo informava del loro arrivo nell’appartamento il 21 di quel mese, circa due settimane prima dell’arresto.

Anche se è stato dimostrato che per anni l’appartamento ha ospitato modelle coinvolte nel sistema di reclutamento di Epstein, non ci sono prove che le donne siano entrate in contatto con Barak, scrive Haaretz. A quanto pare i due parlavano, oltre che di affari, anche di demografia e trasferimento di popolazioni. In una registrazione audio di tre ore, presumibilmente risalente alla metà degli anni dieci del 2000, Barak fa riferimento alla volontà di Israele di alterare l’equilibrio demografico del paese facendo arrivare un milione di ebrei dalla Russia, che avrebbero contrastato il pericolo di una “maggioranza araba”. La cosa positiva, aggiungeva, era che tra loro ci sarebbero state anche “molte ragazze giovani e carine”.

Barak non è l’unico personaggio pubblico israeliano che faceva parte della rete di potere di Epstein. Anche Yoni Koren, collaboratore di Barak e ufficiale dell’intelligence militare israeliana, ha frequentato regolarmente l’appartamento di New York e alcune email rivelano che il finanziere gli avrebbe pagato le cure per il cancro nel 2012. In Norvegia invece è finito nella bufera il diplomatico Terje Rod-Larsen, figura centrale degli accordi di Oslo e del processo di pace in Medio Oriente negli anni novanta.

Ulteriori indagini dei mezzi d’informazione norvegesi hanno denunciato prestiti illeciti e frodi sui visti per donne vittime di traffico sessuale, sollevando una polemica che ha portato alle dimissioni di Mona Juul, moglie di Rod-Larsen e lei stessa figura centrale dei negoziati di Oslo, dal suo incarico di ambasciatrice norvegese in Giordania e Iraq. Come riferisce Al Jazeera, alcuni leader palestinesi si sono chiesti pubblicamente se gli accordi di Oslo non siano stati in qualche modo compromessi dal fatto che uno dei mediatori più importanti fosse esposto al ricatto delle élite e alle pressioni dei servizi segreti stranieri.

Secondo The Palestine Chronicle, le email pubblicate suggeriscono che Epstein considerava Israele importante non solo per le relazioni personali, ma anche come “strumento geopolitico”. In un messaggio Epstein affermava di aver consigliato al primo ministro indiano Narendra Modi di visitare Israele per rafforzare i legami con Washington. In base ad altri documenti, sembra aver tentato di organizzare incontri ad alto livello tra funzionari israeliani, figure dell’élite degli stati del Golfo e potenti broker occidentali, consolidando la sua immagine di intermediario informale che operava al di fuori dei normali canali diplomatici.

Ma i legami di Epstein con Israele risalgono a molto prima, rivelano i documenti. Ghislaine Maxwell, compagna di Epstein condannata nel 2022 a venti anni di detenzione per aver organizzato con lui lo sfruttamento sessuale di minorenni, è figlia di Robert Maxwell, potentissimo editore britannico che aveva investito grandi somme nell’economia israeliana ed era sospettato di avere rapporti con l’intelligence del paese.

Maxwell morì in circostanze misteriose cadendo dal suo yacht nel 1991 e alcuni osservatori ipotizzano un coinvolgimento del Mossad. Secondo questa teoria i servizi d’intelligence esterni di Israele l’avrebbero ucciso dopo che Maxwell li aveva ricattati minacciando di rivelare dei segreti se non l’avessero aiutato a ripagare i suoi debiti, che lui aveva già cercato di coprire impossessandosi illecitamente dei fondi pensione dei suoi dipendenti. Lo stesso Epstein sembra convalidare questa ipotesi in un’email del 2018 in cui scrive che Maxwell aveva chiesto al Mossad 400 milioni di sterline per salvare il suo “impero in rovina”, altrimenti avrebbe rivelato “tutto quello che aveva fatto per loro”.

I documenti sembrano avvalorare anche la teoria che Epstein fosse un agente dei servizi segreti israeliani, anche se “non è una cosa che si può dire con certezza”, scrive Al Jazeera in un altro articolo. A suggerirlo sarebbe soprattutto una nota dell’Fbi (l’agenzia investigativa statunitense) dell’ottobre 2020, in cui si fa riferimento a una fonte convinta del fatto che Epstein “era un agente affiliato del Mossad” ed era stato “addestrato come spia”. Secondo la fonte Epstein manteneva legami con i circoli dell’intelligence degli Stati Uniti e dei paesi alleati attraverso il suo avvocato Alan Dershowitz, docente di diritto all’università di Harvard, la cui rete, riferiva, includeva “molti studenti provenienti da famiglie benestanti”, tra cui Jared Kushner, genero e consulente del presidente statunitense Donald Trump, e suo fratello Josh.

“È improbabile che Epstein non sia stato avvicinato dal Mossad”, ha detto ad Al Jazeera Ahron Bregman, docente al King’s college di Londra. Dershowitz invece – lui stesso una figura controversa e apertamente filoisraeliano – ha negato questa ipotesi, affermando che “nessuna agenzia di intelligence si sarebbe mai fidata” di Epstein e che in caso contrario lui ne sarebbe stato a conoscenza, in qualità di suo avvocato.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, a lungo oppositore politico di Barak, che era di centrosinistra, ha scritto su X che “il rapporto insolitamente stretto tra Jeffrey Epstein ed Ehud Barak non suggerisce che Epstein lavorasse per Israele. Dimostra piuttosto il contrario”, affermando che dopo aver perso le elezioni vent’anni fa Barak ha “tentato ossessivamente per anni di compromettere la democrazia israeliana”.

I documenti rivelano infine che Epstein aveva investito milioni di dollari in aziende e startup israeliane e aveva fatto donazioni a gruppi israeliani vicini al governo, all’esercito e ai coloni, come Friends of the Israel defense forces (Fidf) e il Jewish national fund (Jnf). Attraverso una sua fondazione, nel 2006 Epstein aveva donato alle due organizzazioni rispettivamente 25mila e 15mila euro. Nel suo sito, il Fidf invita i donatori ad adottare una brigata o un battaglione, alcuni dei quali – come per esempio l’unità Netzah Yehuda – sono stati accusati di uccidere civili disarmati e maltrattare e torturare i prigionieri. Secondo gli attivisti, il Jnf ha invece contribuito a cacciare i palestinesi dalle loro terre e a sostenere le attività dei coloni in Cisgiordania.

The Palestine Chronicle commenta che quello che distingue i legami di Epstein con Israele dalle sue altre connessioni con le élite “non è solo la vicinanza, ma anche la continuità: un rapporto decennale con personalità politiche e dei servizi segreti israeliani, ripetuti riferimenti al Mossad nei documenti ufficiali statunitensi e una serie di straordinarie protezioni legali”.

Anche se le connessioni con il Mossad non sono state provate in tribunale, le informazioni e le notizie trapelate hanno reso inevitabile una conclusione, afferma il sito: “Epstein non agiva come un predatore solitario, ma all’interno di un ecosistema protetto in cui si intrecciavano intelligence, denaro e potere politico”. La questione da porsi, conclude The Palestine Chronicle, è se le relazioni con i servizi segreti accennate nei fascicoli – molti riferimenti sono anche ai suoi contatti con la Russia – possano spiegare perché i suoi crimini siano stati tollerati, nascosti e ritardati così a lungo.

Questo testo è tratto dalla newsletter Mediorientale.

pubblicità