Tra i milioni di documenti pubblicati alla fine di gennaio dal dipartimento di giustizia degli Stati Uniti c’è anche il video di un’intervista a Jeffrey Epstein.

“Il suo è denaro sporco?”, gli chiedono. Lui è seduto in poltrona: pullover scuro, folta chioma grigia e occhiali senza montatura. Sullo sfondo s’intravede lo studio di casa sua, al numero 9 della 71a strada est, a Manhattan. Risponde Epstein: “No, non è denaro sporco”. “È guadagnato?”, domanda la voce maschile fuori campo, in tono quasi indignato. Dopotutto Epstein è stato consulente di “alcune delle peggiori persone del mondo”, persone che “fanno cose terribili”, guadagnandoci un sacco di soldi. Inoltre è iscritto nel registro degli autori di reati sessuali; è un criminale, insomma. Ma lui resta impassibile. Quella dell’etica, dice, è “sempre una faccenda complicata”. Nel corso di questa notevolissima conversazione, gli viene anche chiesto se sia “il diavolo in persona”, cosa che lui nega: “Perché dovrei esserlo?”.

La registrazione non è datata, ma probabilmente risale a non molto tempo prima del secondo arresto di Epstein, nel luglio 2019. E l’intervistatore è Steve Bannon, il consigliere di Donald Trump che per un certo periodo era stato una specie di consulente per la comunicazione di Epstein e voleva realizzare un documentario su di lui, presumibilmente allo scopo di riabilitarlo.

Ma ormai la faccenda è chiusa: Jeffrey Epstein è stato trovato morto nella sua cella il 10 agosto 2019, cinque settimane dopo il suo arresto. Suicidio, secondo le autorità.

L’intervista fa parte del materiale investigativo diffuso dal dipartimento della giustizia il 30 gennaio, con molto ritardo rispetto al termine del 19 dicembre fissato dal congresso. Secondo Todd Blanche, viceministro della giustizia, i milioni di documenti ora disponibili sono l’ultima tranche dei cosiddetti Epstein files. Blanche ha dichiarato che, nonostante queste ultime rivelazioni, il dipartimento non intende presentare ulteriori accuse. Il che stupisce, dal momento che il caso Epstein evidenzia il fallimento decennale della giustizia statunitense.

Una doccia fredda

Probabilmente la maggioranza dei cittadini ha capito fino in fondo la portata della questione solo in questi ultimi mesi. Sono almeno tre i governi – sia repubblicani sia democratici – che non sono riusciti a far luce su uno dei più grandi scandali di abusi sessuali della storia degli Stati Uniti. L’Fbi aveva ricevuto le prime segnalazioni su un caso di violenza sessuale ai danni di una minorenne già nel 1996.

Nella percezione dei crimini di Epstein questa documentazione, la più completa pubblicata finora, non cambia nulla. Era noto che in tutti questi anni il ricchissimo finanziere avesse abusato, ovunque si trovasse, di oltre un migliaio di ragazzine e giovani donne. Ma le email divulgate ora, gli estratti conto bancari e le migliaia di foto e video rendono più nitida l’immagine di quest’uomo e di chi lo circondava. È come guardare attraverso il buco della serratura: i documenti smascherano un’élite globale che ha a cuore soprattutto se stessa. Gente che oggi atterra a Dubai, domani vola a Parigi. Indifferente, venale, spudorata.

The Epstein class: così un deputato statunitense ha definito queste persone che adottano regole tutte loro perché sono molto più ricche, intelligenti e informate di tutti gli altri, e che fanno rete con altre persone ricche, intelligenti e informate. Tra loro c’è per esempio il miliardario Thomas Pritzker, che nel 2011 scrive a Epstein: “Mi trovo in una valle remota in Afghanistan (il desiderio per il mio compleanno)”. Boys with toys, scherza Pritzker, “uomini con giocattoli”, cioè armati: ecco il regalo che si era voluto fare, in una zona di guerra. A un certo punto dice che il segnale è pessimo e quindi preferisce richiamare “domani”. Però dispone di un elicottero, prestato dallo stesso comandante in capo degli Stati Uniti: “Anzi, veramente sono due: uno è di riserva”, precisa. Neanche Pritzker poteva desiderare di più.

Steve Bannon (a sinistra) con Jeffrey Epstein in una foto degli Epstein files (Oversight/ZUMA Press Wire/Alamy)

Gli appartenenti a questa élite si scambiano email con Epstein, come fa Peter Thiel, il tecnomiliardario vicino a Trump. I due cercano un possibile luogo d’incontro: Parigi, New York, California? Alla fine si mettono d’accordo sui Caraibi. Nel 2016 Epstein scrive entusiasta a Thiel: “Brexit: solo l’inizio. Ritorno al tribalismo come contromossa per rispondere alla globalizzazione. Fantastiche nuove alleanze”. Il mondo come oggetto d’investimento.

Steve Bannon e l’ex principe Andrea, Bill Gates e Mette-Marit di Norvegia,
Woody Allen ed Elon Musk, Larry Summers e Donald Trump: a prima vista queste persone non hanno niente in comune. È il legame con Epstein che le tiene insieme.

Poca trasparenza

Chiariamolo subito: le probabilità che la vicenda si concluda con le ultimissime rivelazioni sono prossime allo zero. Ci vorranno settimane per finire di esaminare tutto il materiale: per il momento prevalgono rabbia e confusione. Poco dopo la pubblicazione sono circolate foto di presunte vittime di abusi nude, complete dei loro nomi, anche se il dipartimento della giustizia aveva ripetutamente affermato l’esigenza di tutelare le vittime proprio per motivare lo slittamento della scadenza di dicembre. Invece altri documenti, come già successo con precedenti rivelazioni, sono stati resi illeggibili.

Inoltre per motivi sconosciuti il dipartimento sta trattenendo altre decine di migliaia di fascicoli. Quindi adesso due promotori della legge sulla trasparenza, un deputato repubblicano del Kentucky e un democratico della California, chiedono di poter consultare tutti i documenti originali. Ecco cosa succede quando il congresso non si fida del governo.

E a ragione, in questo caso: in passato, sia Blanche sia la sua capa, la ministra della giustizia Pam Bondi, sono stati avvocati di Trump e continuano a lavorare per lui, esaudendo i suoi desideri. E il presidente desidera mettere una buona distanza tra sé e il caso Epstein.

Di conseguenza, era prevedibile la dichiarazione di Blanche sui 38mila riferimenti a Trump (secondo il conteggio del New York Times) in circa 5.300 dei documenti resi pubblici. Il dipartimento, ha detto, ha esaminato “le accuse di cattiva condotta sessuale mosse al presidente Trump in relazione al criminale sessuale Jeffrey Epstein”, ma non ha trovato nulla che giustificasse ulteriori indagini. Qualunque altra cosa sarebbe stata sorprendente, dato che ad aver visionato per prime il materiale erano state proprio le autorità giudiziarie nominate da Trump. Lo stesso presidente si è prontamente dichiarato “assolto da ogni accusa di cattiva condotta”.

La sua lunga amicizia con Epstein, durata fino ai primi anni duemila, diciamo al 2005, è ampiamente documentata. I due probabilmente litigarono a causa di una proprietà immobiliare ma anche – come ha riferito Trump l’estate scorsa ai giornalisti imbarcati sull’aereo presidenziale – perché aveva sorpreso Epstein a “rubare” giovani dipendenti da Mar-a-Lago. E finora la versione di Trump non ha ricevuto smentite.

È improbabile che Trump, come lui stesso ribadisce di continuo, non fosse a conoscenza dell’ossessione di Epstein per le ragazze molto giovani. Epstein è un “tipo fantastico”, diceva nel 2002 parlando del suo amico. “Tra l’altro sembra anche che apprezzi le belle donne, proprio come me: specie quelle molto giovani”.

“Naturalmente Trump sapeva delle ragazze”, scrive Epstein in un’email inviata al giornalista Michael Wolff e pubblicata a novembre. E, benché Epstein fosse un bugiardo e un manipolatore incallito, la sua affermazione è plausibile. Secondo quanto emerge dalle carte rese pubbliche alla fine di gennaio Epstein era una specie di super networker , un super connettore: una persona che ha centinaia di contatti nei settori più diversi e li conosce abbastanza bene da poterli chiamare praticamente in qualsiasi momento. Questi super networker sono molto ricercati dai governi e dai loro servizi segreti.

Poteri forti

Epstein aveva accesso a un’élite di potere distribuita in tutto il mondo, come dimostrano le sue email e il suo modo di comunicare. Vola a Riyadh e la sua assistente gli chiede: “Devo prenotarle il Four Season oppure provvede il re?”, riferendosi al principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. Del resto, Epstein teneva delle foto incorniciate di loro due su una credenza nella casa di New York.

All’ex primo ministro israeliano Ehud Barak offre il suo aiuto per entrare nel consiglio di amministrazione della Palantir, una società che produce software di sorveglianza, di cui Barak non ha mai sentito parlare: “Come si scrive, con due i?”, chiede. Ed Epstein spiega che come consigliere di amministrazione in un’azienda del genere si può guadagnare facilmente un milione di dollari all’anno. Power elite è un termine coniato dal sociologo Charles Wright Mills negli anni cinquanta del novecento, quando studiava i gruppi di potere degli Stati Uniti. L’elenco delle persone con cui Epstein ha rapporti e alle quali elargisce denaro o favori sembra un Who’s who di coloro che decidono quello che succede nel mondo.

Per Epstein e quelli come lui è un mondo soprattutto di privilegi e di opportunità per accumularne altri, che si tratti del crollo della Lehman Brothers, della Brexit o dell’Ucraina. Un mondo dove c’è sempre qualcuno che conosce qualcuno che ha le mani in pasta. E dove nessuno ha bisogno della Cnn per informarsi.

Epstein fornisce consulenza a Sergey Brin e Larry Page, i fondatori di Google, in merito a scappatoie fiscali, dopo di che presenta Brin alla sua banca di fiducia, la Jp Morgan Chase. Ma lo ospita anche sulla sua isola insieme alla fidanzata di allora. Gli affari hanno sempre anche un versante privato.

Riceve un incoraggiamento dal celebre linguista Noam Chomsky, che gli consiglia d’ignorare tutte le “accuse isteriche” relative alle sue inclinazioni sessuali. E Deepak Chopra, il guaritore new age autore di vari bestseller, gli chiede con sollecitudine se una delle donne che lo accusano di abusi abbia finalmente ritirato la causa civile contro di lui: “Bene!”, esclama alla sua risposta affermativa.

C’è chi chiede consigli sugli affari e chi cerca un contatto con il suo “harem”

E ancora: nel 2012, un uomo d’affari proveniente da una delle famiglie più in vista degli Emirati Arabi Uniti sottopone a Epstein un dubbio piuttosto inconsueto: “Ogni sera tutti gli uomini sposati si domandano: ‘Meglio uscire e poi starmene a guardare ciò che non mi posso scopare, oppure rimanere a casa e scoparmi ciò che non vorrei neanche vedere?’”.

Non tutti gli scambi di messaggi con Epstein hanno connotazioni sessuali, e non tutti quelli che lo frequentano commettono abusi su giovanissime. Si parla anche di politica, di transazioni finanziarie e di nuove scoperte scientifiche. Nella rubrica telefonica di Epstein si trovano i contatti di stelle di Hollywood come Ralph Fiennes e Minnie Driver, ma anche della giornalista Candace Bushnell, ideatrice della sua serie tv preferita, Sex and the city. Lo si legge nel libro Nobody’s girl, scritto da Virginia Roberts Giuffre, la vittima più nota del finanziere.

Relazioni tra miliardari

Siamo di fronte alla commistione tra questi ambienti, a una sorta di club privato globale in cui tutto è possibile. Oppure nel locker room, lo spogliatoio dell’élite, dove si può dire qualsiasi cosa. E anche fare qualsiasi cosa. È una società chiusa ma aperta a tutto, dove si trafficano informazioni privilegiate, potere e glamour. E sesso, con o senza abusi.

Sembra infatti che Epstein abbia organizzato incontri sessuali tra Bill Gates, il fondatore di Microsoft, e “ragazze russe”. Ne fa riferimento lo stesso Epstein in una bozza di email del 2013, che non si sa se sia mai stata spedita a Gates. Quest’ultimo ha fatto smentire le “assurde accuse” dal suo portavoce. Ma già in precedenza la sua ormai ex moglie Melinda French-Gates aveva dichiarato che il legame del marito con Epstein era stato uno dei motivi per cui aveva chiesto il divorzio. Nel 2011, quando lo aveva incontrato per la prima volta, Epstein era già stato condannato per reati sessuali.

Poco dopo la pubblicazione delle email Melinda French-Gates ha dichiarato in un podcast di provare soprattutto tristezza: “Ho messo fine al mio matrimonio. Ho dovuto mettere fine al mio matrimonio. Ho voluto mettere fine al mio matrimonio”, dice. E riferendosi agli abusi afferma di provare compassione per “le ragazze”.

Fino a poco tempo fa Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo, sosteneva di aver declinato un invito a visitare Little Saint James, l’isola caraibica di proprietà di Epstein. Ma secondo le ultime rivelazioni Musk aveva chiesto quando si sarebbe tenuta sull’isola “la festa più sfrenata”. È il novembre 2012. In seguito Epstein scrive a Musk: “Non c’è nessuno sopra i 25 anni e sono tutti molto carini”. Ancora una volta un party di cui è l’anfitrione.

Il miliardario britannico Richard Branson, anche lui proprietario di un’isola, scrive a Epstein dopo un incontro del 2013: “Sarà un piacere rivederti, se dovessi trovarti in zona”. E aggiunge con una sorta di ammiccamento: “A patto che ti porti dietro l’harem!”. Nella risposta Epstein si offre di presentargli il presidente del comitato per il premio Nobel.

A Manhattan Epstein era vicino di casa del segretario al commercio Howard Lutnick, che in passato aveva dichiarato di aver rotto i rapporti con Epstein (“quell’essere disgustoso”) già nella metà degli anni duemila. Dagli ultimi documenti pubblicati risulta invece che nel 2012, come regalo pre natalizio, aveva organizzato una gita con la famiglia sull’isola caraibica di Epstein.

Da sapere
Reazioni a catena

◆ L’utima pubblicazione degli Epstein files – più di tre milioni di documenti tra lettere, immagini e video – ha messo in imbarazzo varie personalità. Nel Regno Unito l’8 febbraio si è dimesso Morgan McSweeney, capo dello staff del premier Keir Starmer. Il giorno dopo ha lasciato il suo incarico anche il responsabile delle comunicazioni. Entrambi sono coinvolti nello scandalo che riguarda Peter Mandelson, ex ambasciatore negli Stati Uniti che ha dovuto lasciare il suo seggio e il Partito laburista: la polizia sta esaminando possibili “condotte scorrette nell’esercizio delle sue funzioni” per le sue relazioni con Epstein. Altro imbarazzo è stato causato dai rapporti tra il finanziere statunitense, l’ex principe Andrea e l’ex moglie Sarah Ferguson.

In Francia l’8 febbraio si è dimesso il presidente dell’Istituto del mondo arabo Jack Lang, ministro della cultura durante le presidenze di François Mitterrand e di Jacques Chirac.

In Norvegia la vicenda ha messo in crisi un mito nazionale: la sobrietà delle élite. Mette-Marit, la principessa ereditaria, menzionata nei documenti, ha dovuto dare spiegazioni sui suoi rapporti con Epstein. Anche se il parlamento ha votato a larga maggioranza per il mantenimento della monarchia, il sostegno dell’opinione pubblica sta diminuendo. Nei documenti appare citata 5.553 volte la Russia. Epstein aveva un contatto assiduo con un funzionario dei servizi segreti di Mosca e aveva cercato (apparentemente senza successo) di incontrare Vladimir Putin. I documenti rivelano anche gli sforzi di Epstein per portare giovani donne dalla Russia in Europa e negli Stati Uniti. Per l’Italia compare un’ottantina di volte il nome di Matteo Salvini: a parlare di lui a Epstein era Steve Bannon. Il consigliere e stratega politico di Donald Trump tra il 2018 e il 2019 raccontava i suoi progressi nella raccolta fondi destinata a sostenere l’ascesa dei partiti sovranisti e di estrema destra in Italia e in Europa.Le Soir, The Guardian,The Moscow Times


Abbondano gli esempi di uomini potenti e ricchi che hanno cercato la vicinanza di Epstein, anche nella vita privata, e poi l’hanno negato. Uno è il magnate immobiliare Andrew Farkas, con il quale Epstein ha condiviso la proprietà di un porto turistico nei Caraibi. Farkas ha sempre detto e ripetuto che i rapporti con Epstein erano strettamente professionali, ma nelle ultime email divulgate lo definisce “amicissimo”. Un altro è Steve Tisch, uno dei proprietari della squadra di football dei New York Giants, che con Epstein si scambia alcune email che hanno per oggetto “Ragazze ucraine”. Ma c’è anche Peter Thiel, che ha accettato un investimento di 40 milioni di dollari da parte del finanziare pedofilo in una delle sue aziende, intrattenendo una corrispondenza regolare con lui per almeno cinque anni.

Insomma, il quadro è questo: c’è chi chiede a Epstein consigli su affari, tasse o investimenti; e c’è invece chi cerca un contatto con il suo “harem”. Adesso tutti fanno dichiarazioni simili: ho mostrato scarsa capacità di giudizio e mi rammarico profondamente per ogni contatto avuto con Jeffrey Epstein. E comunque, se abbiamo parlato di donne, si trattava di donne adulte, ovviamente.

A proposito: la cerchia di Epstein non è un club esclusivo per soli uomini, include anche alcune donne. Tra le rivelazioni più notevoli delle ultime carte pubblicate vi è la corrispondenza tra Epstein e la principessa Mette-Marit, erede al trono della Norvegia. Mette-Marit deve annoiarsi terribilmente a Oslo, tanto che, dopo essere andata a trovare Epstein a New York (visita organizzata da un ex capo consigliere della Fondazione Gates), allaccia con lui una specie di flirt virtuale. E scrive quanto le manca il suo “amico mattacchione” che le “solletica il cervello”.

Si sapeva già di un’altra relazione intima di Epstein con l’ex consulente legale di Barack Obama, Kathryn Ruemmler, che evidentemente lo giudicava l’uomo giusto al quale chiedere consigli professionali. Nel 2018, infatti, la brillante avvocata scrive al condannato per reati sessuali: “Che dici, dovrei diventare ministra della giustizia?”. Non disdegna nemmeno i regali di Epstein, che la omaggia di un cinturino Hermès per l’Apple Watch. Attualmente Ruemmler è a capo dell’ufficio legale della banca d’investimenti Goldman Sachs.

Come se niente fosse

I documenti pubblicati recentemente sembrano concentrarsi principalmente sul decennio precedente, quando Jeffrey Epstein era già stato condannato per reati sessuali e quindi inserito nel relativo registro nazionale. Sorprende che questo non sembri turbare particolarmente nessuno dei suoi amici o conoscenti famosi.

Nel 2008 Epstein si dichiara colpevole di aver indotto una minorenne a prostituirsi. I suoi avvocati – il professore di Harvard Alan Dershowitz e Ken Starr, già procuratore speciale nel processo di impeachment contro Bill Clinton – hanno patteggiato un accordo extragiudiziale talmente sbilanciato a favore dell’imputato che oggi è considerato uno scandalo giudiziario. L’accordo fu firmato dall’allora procuratore della Florida meridionale, Alexander Acosta, che nel 2017 è poi diventato segretario al lavoro nell’amministrazione Trump.

Tra i documenti pubblicati finora non ci sono né email né verbali che possano aiutare a capire come si sia arrivati ad accordi tanto favorevoli a Epstein. Ci sono invece email a Woody Allen in cui Epstein sparla del suo avvocato Dershowitz, definendolo un incredibile egocentrico, talmente insopportabile che non si riesce a guardarlo neanche in tv. Woody Allen scrive: “Non ha il minimo senso del pudore”. Ed Epstein, che vuole sempre mostrare di saperne più degli altri, risponde: “È anche peggio di quanto tu immagini”.

In un’altra email la moglie di Woody Allen, Soon-Yi Previn, figlia adottiva dell’ex compagna di Allen Mia Farrow, critica una quindicenne che ha reso pubblici i messaggi sessualmente espliciti dell’ex deputato statunitense Anthony Weiner: “Odio le donne che approfittano degli uomini, e lei è sicuramente una di quelle”. È il suo commento alla vicenda di una minorenne molestata da un maschio adulto famoso.

Ma allora, visto che – come ha spiegato Todd Blanche – la procura esclude ulteriori accuse nei confronti del defunto Epstein, nessun potente e nessun complice ha più nulla da temere? Be’, in Europa le cose stanno un po’ diversamente. Il principe britannico Andrea Mountbatten-Windsor, che chiude un’email a Epstein con le frivole parole “Presto giocheremo ancora”, si è visto revocare il titolo dal fratello re Carlo III.

Un altro esempio è quello di Peter Mandelson, ambasciatore del Regno Unito a Washington, molto stimato fino a poco tempo fa. Da quando si è saputo che, oltre ad avere con Epstein legami più stretti di quanto si pensava, gli aveva anche riferito notizie riservate sulla politica di bilancio del governo britannico, si è dovuto dimettere sia dalla camera dei lord sia dal Partito laburista.

Il primo ministro della Polonia, Donald Tusk, ha detto di voler indagare sui legami di Epstein con i servizi segreti russi: che ne ha fatto del materiale compromettente che ha raccolto nel corso degli anni? L’ha usato solo per sé o anche per altri?

Infine c’è Ghislaine Maxwell, socia e complice di Epstein. Lei sa bene chi ha partecipato ai suoi crimini e chi ne era al corrente. Se Epstein era l’artefice di questo perverso sistema di sfruttamento sessuale, lei ne era l’esecutrice. Gli procurava le ragazze facendoci amicizia, poi le istruiva e gli insegnava a reclutare a loro volta nuove ragazze. È stata condannata a vent’anni di detenzione: tra gli altri capi d’accusa c’è il traffico di esseri umani per sfruttamento sessuale. Finora Ghislaine Maxwell è l’unica persona finita in carcere per il caso Epstein. ◆ ma

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Questo articolo è uscito sul numero 1652 di Internazionale, a pagina 44. Compra questo numero | Abbonati