Scorrendo le email di Jeffrey Epstein si percepisce qualcosa di simile a quello che Hannah Arendt aveva notato nel 1963 assistendo al processo contro Adolf Eichman. Nei documenti pubblicati finora ci sono molteplici allusioni ai crimini di Epstein: per esempio quando un suo tirapiedi discute la costruzione di una “stanza dei giochi” per lui in un albergo o quando Epstein scrive “mi è piaciuto molto il video con la tortura”. Ma l’impressione generale è quella di una normalità terrificante. È il caso soprattutto di email relative a incontri di persona, ma quando nei file si trovano intere conversazioni, di solito sono di uomini che parlano di soldi.
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Senza dubbio l’aspetto più importante dei file è che contengono prove contro un gruppo di persone che ha sottoposto più di mille vittime, tra cui molti minorenni, a molestie sessuali e stupri. Ma anche il modo in cui queste persone parlano di soldi ha una sua importanza, perché dimostra che le élite finanziarie sono consapevoli di quanto il denaro sia cambiato dopo il crollo finanziario del 2008, oltre a rivelare il loro apprezzamento per le politiche che le hanno rese ancora più ricche e i loro piani per un mondo in cui questa situazione potesse diventare permanente.
Nel 2016, all’indomani del referendum sulla Brexit, Epstein scrisse a Peter Thiel – investitore in PayPal, Facebook e Palantir – osservando che il voto con cui i britannici avevano scelto di uscire dall’Unione europea era “solo l’inizio” di una nuova era segnata dal “ritorno al tribalismo”, e sottolineando che per i ricchi sarebbe stato facile comprare “cose sull’orlo del collasso” e stringere “nuove, fantastiche alleanze”.
Possono sembrare idee drammatiche e radicali, ma la parte più importante dell’email arriva dopo: “[…] tu e io siamo d’accordo, i tassi d’interesse a zero sono ancora troppo alti”, scrive Epstein. È il riconoscimento di una realtà che ha dato un grande potere a persone come Epstein e gli ha permesso di pagare (almeno in parte) i jet personali e le isole private.
Alla fine degli anni settanta la banca d’investimento Bear Stearns fu all’origine di due elementi che in futuro avrebbero avuto un grande peso: le mortgage-backed security (obbligazioni garantite da prestiti ipotecari) e la carriera di Jeffrey Epstein. Licenziato da una scuola privata di Manhattan dove insegnava, nel 1976 Epstein trovò un lavoro nella banca come operatore di borsa. Un anno dopo un suo collega inventò i titoli garantiti da ipoteche, all’origine del boom dei mutui subprime, la cui bolla esplose nel 2008 innescando una crisi finanziaria globale.
Gli interessi a zero (o vicini allo zero) sono stati un elemento cruciale della risposta delle banche centrali come la Federal reserve (Fed, la banca centrale degli Stati Uniti) e la Banca d’Inghilterra alla recessione causata dal crollo del 2008. Insieme alla stampa di nuovo contante per comprare i titoli di stato (il cosiddetto quantitative easing), questa politica monetaria non convenzionale rese molto conveniente prendere in prestito denaro, mentre gli strumenti finanziari sicuri e potenzialmente attraenti per gli investitori (come i titoli di stato) diventarono molto meno redditizi. Di conseguenza i flussi di capitale si concentrarono su altri settori, come gli immobili o le azioni. In molti paesi l’economia reale entrò in stagnazione e gli stipendi calarono rispetto all’inflazione. Intanto i prezzi delle case e il mercato azionario schizzavano alle stelle, mentre il mondo era inondato di capitali destinati a investimenti rischiosi.
Tassi a zero
Epstein e i suoi compari capirono cosa stava accadendo e reagirono con entusiasmo. Nel 2014 Epstein scrisse a un contatto in Qatar che i tassi d’interesse a zero offrivano “un’opportunità che capita una volta nella vita. C’è da divertirsi”. In un’altra email, inviata nel 2015 a Thiel, Epstein scriveva che “i tassi d’interesse a zero continuano a sputare soldi”.
Nel 2016 Epstein scrisse nuovamente a Thiel a proposito dei tassi d’interesse a zero (“ancora troppo alti”). In seguito avrebbe discusso con Larry Summers, segretario al tesoro con Bill Clinton, la possibilità che Thiel gestisse l’economia statunitense, anche se dietro le spalle lo considerava “troppo autistico” per farlo. In un articolo scritto per il New York Times sulla vita di Epstein (ma mai pubblicato), il giornalista Michael Wolff raccontava che “Epstein e Summers cercavano di affrontare il dilemma dei tassi d’interesse a zero”, anche se per queste persone non era realmente un dilemma ma un enorme aumento del valore dei loro patrimoni: dal 2008 la ricchezza dei miliardari di tutto il mondo (in percentuale del pil) è quasi raddoppiata.
Per Epstein gli interessi a zero non rappresentavano solo un’opportunità finanziaria, ma anche l’occasione di rafforzare la sua influenza politica. Nel 2015 il finanziere scrisse all’ex primo ministro israeliano Ehud Barak rilevandogli di aver parlato con “sergey” (presumibilmente Sergej Lavrov, ministro degli esteri russo). Aveva scoperto che era disponibile a organizzare un incontro con Putin per discutere “il nuovo mondo degli interessi zero”.
Epstein e molti suoi contatti immaginavano un mondo in cui il denaro delle persone comuni avrebbe perso valore. Le email di Epstein, d’altronde, traboccano di discussioni sulle criptovalute. In una di queste il finanziere sostiene di aver ricevuto l’incarico di sviluppare una valuta digitale per la Mongolia e di averne proposta una per Dubai all’imprenditore Sultan bin Sulayem, amministratore delegato della multinazionale della logistica Dp World.
Nel dicembre 2018 Steve Bannon inviò a Epstein il link a un articolo secondo il quale Donald Trump stava valutando la possibilità di licenziare il presidente della Fed, Jerome Powell, colpevole di aver appena alzato i tassi d’interesse negli Stati Uniti. In quel contesto Epstein aveva deriso la carriera di Powell, sostenendo che “non capiva i mercati neanche 25 anni fa” e spiegando a Bannon che “sbarazzarsi di powell” era estremamente importante. Secondo Epstein la banca centrale statunitense era “un’arma da usare con raffinatezza”.
Questa è tutt’ora l’opinione dell’attuale amministrazione Trump. Dopo le elezioni del 2024 Elon Musk aveva chiesto di esaminare l’operato della Fed, che a suo parere ha “un numero assurdo di dipendenti”. Di recente il dipartimento di giustizia ha avviato un’inchiesta sulla spesa della Fed per la ristrutturazione della sua sede. Secondo Powell la manovra è motivata interamente dal desiderio di Trump di ridurre i tassi d’interesse, gonfiare ulteriormente il valore dei beni e tornare al mondo dei tassi zero, in cui il denaro dell’élite finanziaria semplicemente non può perdere. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1652 di Internazionale, a pagina 44. Compra questo numero | Abbonati