I tormenti di Gaza
Dietro il linguaggio da bollettino del rapporto sulla situazione nella Striscia di Gaza dell’ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) di metà aprile si scorge una realtà terrificante. “In tutta la Striscia di Gaza continuano a essere individuati rischi gravi e diffusi per la salute ambientale. I partner segnalano una proliferazione di roditori, scarafaggi, mosche e altri parassiti, che contribuiscono alla trasmissione di malattie, con un’elevata prevalenza di scabbia, pidocchi e infezioni cutanee. La portata e la persistenza di tali rischi per la salute pubblica sono legate al sovraffollamento, alle condizioni igienico-sanitarie inadeguate e all’accesso limitato ai servizi igienici”.
Dalla Striscia di Gaza arrivano immagini orribili di tende invase dai ratti. Gli animali rosicchiano tutto quello che trovano, cibo faticosamente messo da parte e vestiti, bucano i tessuti dei rifugi, mordono i bambini nel sonno. Sono molti ormai i genitori, raccontano dalla Striscia, che restano svegli la notte o fanno i turni per vegliare sui loro figli addormentati ed evitare che siano attaccati dai topi.
“Colpiscono nel sonno”, ha detto alla Reuters Khalil al Mashharawi, che ha 26 anni e vive con la famiglia tra le rovine della sua casa nel quartiere Tuffah nel nord della città di Gaza. “Magari spariscono per un giorno o due prima di tornare all’attacco, facendosi strada sotto le piastrelle del pavimento”.
Samah al Dabla vive in una tenda con i suoi figli accanto a una montagna di macerie. Ha raccontato ad Al Jazeera che una notte un ratto “grande come un coniglio” ha morso la mano della figlia Mayaseen, di tre anni, che ora vuole dormire solo in braccio a lei e si sveglia continuamente per la paura.
Secondo Al Dabla i ratti sono diventati più aggressivi perché “si sono abituati a mangiare resti umani sotto le macerie”. Il cumulo di fronte alla sua tenda è pieno di buchi usati come tane. “Ieri sono tornata di sera e li ho visti tutti sopra quella montagnetta. Una scena terrificante che nessun essere umano può immaginare”.
Nel suo rapporto l’Ocha riferisce che un sistema di allerta gestito da Site management cluster, un’agenzia che sostiene gli sfollati e le persone colpite da disastri naturali, indica che in 1.326 dei 1.644 siti valutati (l’81 per cento) sono stati avvistati frequentemente roditori o parassiti. Il problema riguarda circa 1,45 milioni di persone, che sono alle prese con infezioni, eruzioni cutanee e altre malattie.
In più della metà dei siti valutati è stata riscontrata la presenza di cimici dei letti, di pidocchi nel 65 per cento dei casi e di altre infestazioni da ectoparassiti in un quarto dei casi. Secondo le autorità sanitarie, nel 2026 sono stati segnalati finora più di 70mila casi di infestazioni da roditori ed ectoparassiti.
Ayman Abu Rahma, capo del dipartimento di medicina preventiva del ministero della salute, descrive Gaza come un “ambiente pericoloso per la salute”. Ad Al Jazeera ha spiegato che la diffusione di ratti e parassiti è dovuta a tre motivi principali: rifiuti accumulati, infrastrutture fognarie danneggiate e la presenza di cadaveri in decomposizione sotto le macerie.
Una vita in fila
La raccolta dei rifiuti è praticamente inesistente e la discarica principale della città di Gaza contiene circa 300mila metri cubi di immondizia. Le acque sono contaminate e la spazzatura si accumula intorno ai luoghi dove le famiglie sfollate dormono, cucinano e si lavano.
Mohamed Abu Selmia, che dirige l’ospedale Al Shifa, il più grande della Striscia, ha detto alla Reuters di temere un peggioramento delle condizioni con l’aumento delle temperature, se Israele continuerà a vietare l’ingresso di prodotti per la disinfestazione come il veleno per topi. I più fortunati riescono a comprare a prezzi esorbitanti qualche pesticida rimasto al mercato, ma è una soluzione temporanea e il problema si ripropone dopo pochi giorni.
Il Palestinian information center ha riportato l’allarme di Bassam Zaqout, direttore dell’ong Medical relief in Gaza, sulla diffusione della leptospirosi, una malattia che si trasmette tramite l’urina di animali contaminati, come i roditori.
Oltre alle infestazioni, a quasi sette mesi dall’entrata in vigore del cessate il fuoco la vita nella Striscia di Gaza resta infernale sotto ogni altro aspetto.
Yasmin, un’educatrice di 35 anni, ha raccontato così la sua quotidianità alla giornalista israeliana Amira Hass: “Non c’è privacy. Si sentono continuamente i suoni più intimi delle nostre vite. La nostra vita è tutta una fila. Al mattino, una fila per il bagno pubblico della scuola più vicina o del campo di tende. Non parlo dell’umiliazione dell’attesa e degli odori. Poi una fila per il pane. Una fila per un pasto caldo alla cucina comune. Una fila per i generi di prima necessità. Una fila per ricaricare il cellulare. Una fila per il gas. Una fila per l’acqua. E ovunque, rivoli di liquami puzzolenti”.
Le forniture di gas e carburante restano molto limitate e anche cucinare è diventata un’impresa. Yasmin riferisce che gli accendini sono ormai un bene di lusso nella Striscia, sono molto difficili da trovare e arrivano a costare 45 shekel, l’equivalente di quasi 13 euro. In pochi possono affidarsi all’energia prodotta dai generatori privati o dai pannelli solari, gli altri si adattano a vivere nell’oscurità. Alcuni generatori di quartiere funzionano con olio per cucinare, che viene usato anche come carburante per le auto. In alternativa si bruciano plastica, rifiuti o legna.
Intanto Israele continua a condurre i suoi attacchi quasi quotidiani e da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco lo scorso 10 ottobre ha ucciso almeno 800 palestinesi, ha calcolato il ministero della salute palestinese. Inoltre secondo alcuni resoconti Israele ha espanso la sua presenza nel territorio arrivando a controllarne il 60 per cento.
Middle East Eye riferisce che la popolazione palestinese è ormai ammassata nel 40 per cento della Striscia, mentre il resto si trova oltre la linea gialla occupata dall’esercito israeliano. Alcuni ufficiali militari citati dalla radio dell’esercito israeliano avrebbero anche presentato ai leader politici dei piani per riprendere la guerra.
Il “piano di pace” del presidente statunitense Donald Trump giace abbandonato lontano dall’attenzione del mondo. A metà gennaio l’inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff aveva annunciato l’avvio della seconda fase del piano, inaugurando il Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza (Ncag), un organismo tecnico palestinese composto da quindici persone, incaricato di fornire servizi e gestire la ricostruzione nel territorio, sotto la supervisione del consiglio di pace e del comitato esecutivo per Gaza istituiti dallo stesso Trump.
Ma finora non c’è traccia dell’attività del comitato, né della forza internazionale di stabilizzazione, un altro organismo previsto dal piano, che dovrebbe mettere in sicurezza i confini, proteggere i civili, garantire i flussi di aiuti umanitari, supervisionare la smilitarizzazione del territorio e il disarmo delle fazioni palestinesi.
Secondo l’Economist i componenti del comitato “poltriscono a bordo piscina in un lussuoso albergo del Cairo”, la capitale egiziana dove dovrebbero svolgersi le trattative per superare lo stallo. Sono controllati a vista da Nickolay Mladenov, ex ministro della difesa bulgaro e coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente tra il 2015 e il 2020, oggi direttore generale del consiglio di pace e suo alto rappresentante per Gaza.
“Non abbiamo i mezzi per fare nulla”, ammette uno di loro, che ha parlato con il settimanale britannico nonostante il divieto di avere contatti con la stampa. “Nessuno ci dice cosa sta succedendo. Non possiamo servire il nostro popolo”. Israele gli impedisce ancora l’ingresso nella Striscia.
Questo testo è tratto dalla newsletter Mediorientale.
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