Il costo insostenibile della distruzione di Gaza

Gaza, 23 maggio 2021. (Mohammed Salem, Reuters/Contrasto)

I danni materiali diretti alle infrastrutture e agli edifici della Striscia di Gaza, alla data del 19 maggio, sono stimati in circa 250 milioni di dollari. Di questa cifra, fornita dal capo dell’ufficio informazioni di Hamas, Salameh Maaruf, circa 92 milioni di dollari si riferiscono a danni procurati a edifici residenziali e a uffici di varie organizzazioni non governative della Striscia.

Anche la rete elettrica di Gaza è stata colpita, generando un danno per 22 milioni di dollari, alla data del 18 maggio. Di conseguenza la fornitura d’elettricità è stata ridotta a tre o quattro ore al giorno a causa delle infrastrutture ormai inservibili. A Gaza, i gestori dei generatori di quartiere, che forniscono elettricità agli abitanti a cifre salate, hanno annunciato una limitazione del servizio a causa della carenza di carburante.

Il 18 maggio cinquecento milioni di litri di carburante sono stati introdotti nella Striscia di Gaza tramite il valico di Rafah alla frontiera con l’Egitto. Questo ha permesso alle centrali elettriche di Gaza di rimanere attive, anche se a un ritmo minore rispetto a prima della guerra, quando fornivano otto ore di elettricità, seguite da otto d’interruzione del servizio.

La diminuita fornitura d’elettricità ha gravemente limitato il sistema idrico di Gaza. Più del 95 per cento dell’acqua estratta dalle falde del territorio non è potabile e dev’essere purificata e desalinizzata da macchinari alimentati a elettricità, e lo stesso vale per quelli fognari e per le pompe della distribuzione. Secondo l’ufficio dell’Onu per il coordinamento delle questioni umanitarie, l’Autorità idrica palestinese ha annunciato che, a causa dell’arresto o delle limitazioni imposte alle strutture idriche, igieniche e di pulizia, le forniture d’acqua sono diminuite di oltre il 40 per cento.

La situazione non ha fatto che peggiorare dopo il 17 maggio, quando le tubature dell’acqua e le fogne che servono oltre 140mila persone nell’area di Khan Yunis e della parte centrale della Striscia sono state colpite dai bombardamenti aerei. In tutto sono stati danneggiati diecimila metri di fognature e tubature d’acqua potabile e reflua, alcuni mezzi usati per lo spurgo delle fogne, pozzi e una stazione di pompaggio delle acque di scarico.

Sono stati completamente demoliti la libreria e casa editrice Al Nahda, una farmacia e l’ufficio centrale dell’istituto per gli orfani Al Amal

A causa della mancanza di elettricità, si sono fermati tre importanti impianti di desalinizzazione, che forniscono servizi a più di quattrocentomila persone. Ogni giorno sono stati versati in mare più di centomila metri cubi di acque reflue non trattate o parzialmente trattate. In tutto, circa ottocentomila persone non hanno accesso regolare all’acqua.

Al 18 maggio, secondo Maaruf, 1.335 unità abitative erano state distrutte nei bombardamenti d’Israele o danneggiate così gravemente da renderle inabitabili. Secondo le Nazioni Unite, gli abitanti di Gaza sfollati – che hanno avuto le case distrutte o le hanno abbandonate per gli intensi bombardamenti – sono 75mila. Circa 47mila di loro hanno trovato riparo nelle scuole dell’agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e lo sviluppo dei rifugiati palestinesi (Unrwa), e il resto ha trovato sistemazione da parenti o amici.

Gli attacchi israeliani hanno gravemente danneggiato cinquanta scuole pubbliche e strutture educative

Circa 12.800 unità abitative sono state parzialmente danneggiate. Centinaia di uffici privati e delle ong sono stati gravemente danneggiati e 33 uffici di testate giornalistiche completamente demoliti. Al 19 maggio, il numero totale di strutture totalmente demolite o gravemente danneggiate era di 184, di cui 18 bombardate il 18 e 19 maggio. Uno degli edifici gravemente danneggiati apparteneva alla Mezzaluna rossa del Qatar, ospitata nell’edificio Al Shawwa nel centro della città di Gaza, attaccato il 17 maggio. Nello stesso edificio è stata gravemente danneggiata pure una banca.

Gli attacchi hanno inflitto seri danni anche ad alcuni edifici vicini, tra cui la clinica Al Rimal, che ospitava il principale laboratorio per i test del covid-19 che, di conseguenza, ha smesso di funzionare. Nel bombardamento di un edificio di cinque piani, il 18 maggio, sono stati completamente demoliti la libreria e casa editrice Al Nahda, una farmacia e l’ufficio centrale dell’istituto per gli orfani Al Amal.

Maaruf ha dichiarato che il danno provocato dalla distruzione degli edifici governativi è stimato intorno ai 23 milioni di dollari. Secondo lui, Israele ha bombardato 74 uffici governativi di Hamas e altri edifici pubblici, come edifici municipali, commissariati di polizia e strutture di sicurezza. Gli attacchi israeliani hanno gravemente danneggiato cinquanta scuole pubbliche e strutture educative, oltre a un centro di formazione professionale dell’Unrwa e a due scuole materne. Stando a informazioni fornite dalle Nazioni Unite, sono stati danneggiati sei ospedali e undici cliniche. Un ospedale non funziona dal 15 maggio perché privato dell’elettricità.

Agricoltura e commerci sospesi
Dopo uno degli attacchi aerei della mattina del 15 maggio, la clinica per i traumi e le ustioni di Medici senza frontiere ha dovuto chiudere, a causa del danno strutturale e perché la strada d’accesso era stata distrutta. Dall’inizio della guerra sono state completamente distrutte tre moschee. E altre quaranta moschee e una chiesa hanno subìto gravi danni. Un edificio di cinque piani di proprietà di fondazioni religiose musulmane waqf è stato gravemente danneggiato. Il costo stimato dei danni alle strutture religiose è di cinque milioni di dollari.

Il settore agricolo di Gaza ha subìto danni per 24 milioni di dollari alle coltivazioni, agli allevamenti e ai sistemi d’irrigazione colpiti dai bombardamenti, secondo le stime preliminari del ministero dell’agricoltura di Hamas. Agricoltori e allevatori della Striscia di Gaza hanno evitato di uscire per lavorare la loro terra a causa degli attacchi, soprattutto dopo che alcuni di loro erano stati uccisi.

Le ostilità hanno provocato quaranta milioni di dollari di danni al commercio e all’industria di Gaza. Alcune fabbriche sono state direttamente colpite dai bombardamenti dell’esercito israeliano. Il 22 maggio un attacco dell’artiglieria israeliana su Beit Lahia ha colpito gli uffici dell’azienda di import/export dei fratelli Al Khdeir e della casa farmaceutica Al Mudawar. Gli edifici, che ospitavano grandi quantità di materiali agricoli e di plastica, sono andati a fuoco. Quello stesso giorno, un altro attacco dell’artiglieria ha distrutto un laboratorio di sartoria familiare nel villaggio di Shokka, nella parte meridionale della Striscia di Gaza.

Si stima che il valore di tutti i veicoli governativi e privati distrutti, totalmente o parzialmente, superi i 5,5 milioni di dollari. I danni alle comunicazioni e alle linee internet è stimato intorno ai 5,6 milioni di dollari.

I danni a strade, impianti idrici e fognari è stimato intorno ai 27 milioni di dollari, fino al 19 maggio. Importanti arterie stradali sono state bloccate dalle macerie delle strade bombardate, il che ha impedito l’arrivo di forniture alimentari, équipe mediche e altri servizi di soccorso, che hanno dovuto percorrere strade più lunghe o addirittura non hanno potuto raggiungere le loro destinazioni. Una simile situazione ha ulteriormente messo a rischio la vita delle persone, perché le équipe di soccorso, mediche o dei vigili del fuoco erano chiamate a estrarre le persone dalle macerie o a estinguere gli incendi.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è uscito sul quotidiano israeliano Haaretz.

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