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A Roma i cinquestelle rinunciano alla trasparenza e scoprono la politica

L’assessora Paola Muraro a Roma, l’11 agosto 2016. (Angelo Carconi, Ansa)

La vicenda dei rifiuti a Roma è una saga infinita (qui avevamo provato a ricostruirla); e i due personaggi principali, l’assessora Paola Muraro e la sindaca Virginia Raggi, nelle ultime puntate non stanno dando il meglio di sé. Da quando a luglio, subito dopo l’insediamento della giunta comunale, si è cominciato a parlare di emergenza rifiuti, entrambe hanno mostrato un atteggiamento vittimistico, arrogante ed elusivo sulle questioni politiche e poi sulle vicende giuridiche che interessano Muraro. Le cinque ore e mezza di audizione davanti alla commissione parlamentare sulle ecomafie, il 5 settembre, hanno peggiorato le cose: entrambe si sono contraddette più volte, e hanno in vari punti svicolato rispetto alle domande della commissione.

Muraro ha detto il 6 settembre che sapeva di essere indagata. Lo è dal 21 aprile, l’ha saputo il 18 luglio. E quindi tutte le volte che era stato chiesto a lei e alla sindaca se sapevano che c’era un’indagine in corso? Muraro ha risposto che i giornalisti non le hanno mai posto questa domanda, ma le hanno sempre chiesto se aveva ricevuto un avviso di garanzia, e quindi aveva sempre risposto di no. A molti questa risposta è sembrata pretestuosa. Un avviso di garanzia lo notifica una procura se deve compiere alcuni atti, come perquisizioni o misure cautelari personali; altrimenti c’è una semplice comunicazione di iscrizione nel registro degli indagati. La sostanza non cambia.

La sindaca Raggi ha detto molte cose diverse. Ha confermato che anche lei era a conoscenza dell’indagine su Muraro dal giorno successivo a quando l’aveva saputo la neoassessora, poi invece ha detto di averlo saputo a fine luglio; ha dichiarato che l’aveva comunicato al direttorio, poi invece si è corretta e ha detto che l’aveva comunicato solo a una serie di parlamentari ed esponenti dei cinquestelle romani, tra cui Stefano Vignaroli e Paola Taverna.

Sono seguite conferme e parecchie smentite da parte di tutti quelli chiamati in causa: qui sul Post c’è una ricostruzione di questo rimpallo, oggi su Repubblica si aggiunge il particolare importante delle menzogne di Luigi Di Maio, vicepresidente della camera. Raggi ha comunque detto che le contestazioni erano generiche e che quindi aveva ritenuto che non fosse necessario chiedere a Muraro un passo indietro.

Per cosa è indagata Paola Muraro?
Non si conoscono ancora tutte le imputazioni. Lei ha saputo di essere indagata per violazioni ambientali. L’inchiesta della procura di Roma è ancora in corso, ma le accuse a suo carico sembrano gravi. La principale sembra quella di non aver vigilato sugli impianti quando lei era la responsabile nell’Ama, ma oggi Fiorenza Sarzanini sul Corriere lascia trapelare che ci potrebbero essere grane più consistenti a causa dei rapporti che Muraro aveva con Manlio Cerroni.

Anche ad agosto era stato fatto un tentativo di ricostruire un possibile intreccio d’interessi che coinvolgeva il vecchio patron di Malagrotta e l’assessora, soprattutto dopo l’anomala richiesta di usare il tritovagliatore di proprietà di Colari, l’azienda di Cerroni (con il quale il comune ha un contenzioso giuridico). E certo non depongono bene le dichiarazioni a getto continuo che Cerroni fa al quotidiano romano il Tempo:

Ho cominciato nel 1946 e oggi, sui rifiuti, posso considerarmi imparadigmabile. Di conseguenza posso permettermi anche di dire che la Muraro è ‘’na monnezzara’, titolo che si è meritata sul campo, visto che si occupa da più di dieci anni di smaltimento e ha lavorato dentro gli impianti dell’Ama. E posso anche dire che ho visto in questa città ben altri conflitti di interesse.

Occorre tenere conto di una cosa però: a Roma Cerroni gode di una vasta area di consenso tra gli amministratori, e tra chi si occupa di rifiuti è considerato un ottimo industriale: tuttora tratta la metà dei rifiuti indifferenziati romani nei suoi impianti. Durante l’amministrazione Marino (con Daniele Fortini all’Ama), il suo ruolo è stato molto ridimensionato. Ora non passa giorno in cui – nonostante i novant’anni – non manifesti un’ambizione di rivalsa.

Il filone ambientale
Sulle violazioni ambientali, invece, Jacopo Iacoboni del quotidiano torinese la Stampa sta seguendo in maniera attenta la vicenda romana. Qualche giorno fa scriveva che si ipotizzava addirittura che ci fossero state anomalie e irregolarità che hanno consentito di truccare i rifiuti in ingresso e in uscita dai due impianti tmb (gli impianti di trattamento dei rifiuti) di proprietà dell’Ama,

facendo entrare rifiuti pericolosi, con cosiddetto codice a specchio, e non chiarendo correttamente la natura di alcuni dei rifiuti in uscita. Che qualcosa di simile sia accaduto è scritto anche nelle due diligence dei periti indipendenti reclutati da Ama (cioè dalla difesa) durante il contraddittorio con la procura.

Muraro a questa possibile accusa risponde davanti alla commissione sulle ecomafie dicendo che controllava solo se era ben compilato il registro di carico e scarico dei rifiuti – un po’ poco per una responsabile impianti: ma sulla questione nessuno la incalza.

Nell’audizione invece prende le distanze da Alessandro Muzi, dirigente dell’Ama, in predicato per essere il successore di Fortini alla presidenza dell’azienda (prima che fosse scelto Alessandro Solidoro, dimissionario qualche giorno fa). Muzi dal 2009 aveva lavorato spalla a spalla con Muraro nella gestione degli impianti. Lo stesso Daniele Fortini fa notare nella sua audizione presso la commissione ecomafie che Muzi si vede presente nello streaming del blitz di Rocca Cencia a metà luglio, primo atto dell’assessorato Muraro.

Perché Muzi è un personaggio discutibile? Perché nel 2008 ci fu un’indagine della procura di Velletri e dei carabinieri del nucleo operativo ecologico (Noe) sul trattamento illegale di rifiuti. Misero sotto intercettazione un numero di un dirigente Ama – il 348 4050xxx – intestato a tale Alessandro. In una telefonata intercettata si sentiva una discussione riguardo un combustibile da rifiuti (cdr) non conforme alla legge – probabilmente tossico.

L’uomo dice all’addetta impianti a un certo punto: “Te lo ingoi tutto amore mio e se a ‘sto giro ci complichi le cose vengo giù io di persona quindi vedi di non rompere le scatole”.

Al contrario di come si potrebbe immaginare, però, per un errore marchiano non viene arrestato l’intestatario del numero 348 4050xxx, già identificato come Alessandro, ma Angelo Botti – altro dirigente Ama – che ha un’utenza simile (in realtà per tutte le utenze aziendali cambiano le tre cifre finali). Insieme a lui va in carcere anche Giuseppe Rubrichi, capo impianti; il suo posto lo prende Alessandro Muzi. Molti lavoratori confermano che nell’Ama tutti sapevano che quell’utenza incriminata era intestata a Muzi.

Nell’audizione l’assessora dice fondamentalmente che Muzi si era imbucato al blitz. Ma il punto è anche e soprattutto: quanto Muraro conosce di tutta questa storia – compreso l’arresto di una persona che non c’entrava nulla? Quali sono stati e quali sono i suoi rapporti con Alessandro Muzi?

Lo smaltimento
Un’ulteriore questione è quella che riguarda la Enki, l’azienda tedesca che si è aggiudicata una gara per lo smaltimento di 160mila tonnellate all’anno di rifiuti romani (400 tonnellate al giorno, che sarebbero forse sufficienti per chiudere il devastante tmb di Salario, che con i suoi miasmi appesta un’area enorme a Roma nordest). Muraro sostiene che la responsabilità dei ritardi per l’inizio dell’attività della Enki sia dell’amministrazione precedente e di Fortini. Fortini sostiene il contrario e dà la colpa alla regione. Su questo sarebbe davvero utile un chiarimento da parte di Muraro, che ieri in commissione non l’ha fatto. Se infatti il progetto della Enki andasse a regime, la gestione dell’indifferenziata cambierebbe non poco.

L’infinita audizione in commissione è ricca di centinaia di particolari interessanti. E per riconoscerne il senso, occorrerà capire quello che accadrà nei prossimi giorni, in giunta comunale, nel Movimento 5 stelle e nella procura romana.

Proprio ieri il direttorio del movimento ha chiesto alla sindaca Raggi di convincere Muraro a fare un passo indietro. Finora la sindaca l’ha difesa a spada tratta, ora ha detto che per continuare a farlo vuole vedere le carte.

Nei cinquestelle c’è una divisione tra chi difende Muraro e il suo approccio più industriale e un’anima più ecologista del movimento

In tutto questo ieri al terzo municipio di Roma (un municipio dove abitano quasi 400mila persone) si è discusso del tmb di Salario, l’impianto di trattamento dei rifiuti che si trova a cinquanta metri dalle case, che produce una puzza pestilenziale e forse anche esalazioni tossiche.

In audizione Muraro aveva ribadito che è impossibile chiudere definitivamente l’impianto e che sarà trasformato in sito che si occupa di materiali ingombranti (quando, non l’ha specificato); intanto però due consiglieri del Movimento 5 stelle avevano proposto con una mozione di aumentare i turni di lavoro sull’impianto per renderlo almeno provvisoriamente più efficiente. I comitati di zona si sono ribellati, e la presidente del municipio (Roberta Capoccioni, sempre cinquestelle) ha dovuto rimettere la decisione a un’assemblea pubblica che è stata furibonda contro la possibilità che al tmb, in nome dell’efficienza, arrivino ancora più rifiuti da trattare. Capoccioni alla fine si è convinta a ritirare la mozione, promettendo di far di tutto perché il tmb chiuda; in questi giorni dopo l’estate la situazione dell’aria nei dintorni del tmb è di nuovo molto critica.

La discussione del terzo municipio è significativa perché è indicativa di una divisione, anche lacerante, nei cinquestelle tra chi difende Muraro e il suo approccio più industriale e un’anima più ecologista del movimento, il che rispecchia di fatto una spaccatura in corso tra una visione più politicista e una più movimentista.

Christian Raimo sarà al festival di Internazionale a Ferrara dal 30 settembre al 2 ottobre 2016.

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