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G20

Al G20 di Osaka si disegna il mondo di domani

Osaka, il 26 giugno 2019. (Bernd von Jutrczenka, Picture-Alliance/Dpa/Ap/Ansa)

Potrebbe essere il vertice più importante degli ultimi anni. Le due superpotenze che domineranno i prossimi decenni – da partner, rivali o nemici giurati – si preparano a mettersi reciprocamente alla prova, a valutarsi e a definire i rapporti di forza tra loro.

Se il vertice organizzato a margine del G20 di Osaka, si incaglierà sul tema del commercio, al centro di un negoziato ormai da mesi, l’escalation della tensione tra la Cina e gli Stati Uniti andrà avanti e coinvolgerà altri ambiti. Le conseguenze colpiranno il mondo intero a causa delle dimensioni dei due paesi e della destabilizzazione che ne seguirà.

Come sempre in questo genere di incontri, le personalità hanno un ruolo di primo piano. Ricordiamo Nixon e Mao, Reagan e Gorbačëv, protagonisti di momenti storici. I loro caratteri erano molto diversi, ma questo non ha compromesso le trattative.

Scendere a patti
Oggi, però, è difficile trovare personalità più contrastanti di quelle di Donald Trump e Xi Jinping. Da un lato l’imprenditore, teatrale e statunitense fino al midollo, narcisista e sicuro di sé; dall’altro il figlio di un compagno di Mao che ha raggiunto i vertici del Partito comunista cinese fino a diventarne il numero uno, più discreto ma altrettanto coriaceo.

Potranno trovare un accordo? Tutto dipende da cosa si intende per “accordo”. A Osaka sarà possibile trovare un compromesso sui temi commerciali che interessano a Trump e in cui il presidente degli Stati Uniti è in posizione di vantaggio.

In piena campagna elettorale, Trump ha bisogno di poter cantare vittoria

La Cina ha preso coscienza della sua vulnerabilità quando la Casa Bianca ha deciso di privare il gigante delle telecomunicazioni cinese Huawei dei sistemi americani e di estrometterlo dal mercato statunitense. Xi Jinping potrebbe dunque essere disposto a scendere a patti per mettere fine a questa guerra commerciale che penalizza la sua economia proprio quando sta cambiando modello.

Ma la logica di Trump è diversa da quella di Xi. In piena campagna elettorale, Trump ha bisogno di poter cantare vittoria dimostrando di essere riuscito dove tutti avevano fallito, a rischio di umiliare il suo interlocutore.

Anche il presidente cinese deve preoccuparsi della politica interna, ma i suoi problemi sono di un’altra natura. Xi ha accumulato poteri immensi per condurre la Cina verso il tetto del mondo. Per questo può accettare una ritirata strategica ma non un’umiliazione da parte del rivale statunitense.

L’equilibrio tra gli interessi nazionali e l’alchimia personale tra i due leader rende il vertice del tutto imprevedibile. Però una cosa è certa, a prescindere dal risultato del vertice: oggi le condizioni di un reale partenariato tra i due giganti del ventunesimo secolo non esistono. Siamo molto lontani da un mondo bipolare armonioso.

La rivalità tra Cina e Stati Uniti resterà un elemento centrale anche nei prossimi anni, ben al di là dei mandati di Xi e di Trump, i due personaggi che oggi hanno in mano l’economia e la stabilità mondiali.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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