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La Cina alla conquista della Luna

Il lancio della sonda Chang’e-5 dal centro spaziale di Wenchang, sull’isola di Hainan, Cina, il 24 novembre 2020. (Epa/Ansa)

La sfida tra le grandi potenze non si limita al pianeta Terra. Se in passato lo spazio è stato uno dei teatri della guerra fredda, oggi è la Cina ad aver raccolto il testimone, in una corsa dai risvolti scientifici, militari e di prestigio.

Vent’anni fa la Cina era ancora una potenza minore nella conquista dello spazio, ma oggi Pechino dimostra di aver recuperato terreno. Una sonda cinese, battezzata Chang’e-5 dal nome di una divinità della mitologia cinese che vive sulla Luna, si trova attualmente in orbita lunare. Un veicolo si è staccato dal modulo e si prepara a toccare il suolo in una zona inesplorata del nostro satellite. Un braccio meccanico raccoglierà materiali dal suolo lunare per poi riagganciarsi al modulo e tornare sulla Terra.

Se l’operazione dovesse avere successo, la Cina diventerà il terzo paese a compiere questa prodezza tecnica. Gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica lo hanno già fatto quarant’anni fa, ma da allora nessuno ha saputo ripetere l’impresa. Le prossime tappe saranno i primi passi di un cinese sulla Luna e di una base permanente entro i prossimi dieci anni. Anche se in ritardo, la Cina si afferma come una delle grandi potenze dello spazio. In un clima di intensa rivalità sulla Terra, questo sviluppo non è esente da problematiche.

Esiste una dimensione militare nella corsa allo spazio di Pechino, con una dimensione strategica ben presente

Negli anni novanta gli occidentali osservavano con accondiscendenza gli sforzi della Cina per emergere, ma nel 2003 hanno capito di aver commesso un errore quando Pechino ha inviato il primo uomo nello spazio, anche in quel caso diventando il terzo paese a farlo. Da allora è apparso evidente che la Cina ha i mezzi per controllare l’intera catena tecnologica spaziale, trasformando il settore nell’ennesimo motivo di orgoglio nazionale e in una parte integrante del “sogno cinese” di Xi Jinping.

Da tempo gli Stati Uniti manifestano una certa diffidenza nei confronti di un paese che fino a pochi anni fa non era ancora il rivale strategico che è adesso. Washington ha posto il veto alla partecipazione della Cina alla Stazione spaziale internazionale in cui convivono astronauti russi, americani, europei e di molte altre nazionalità. La Cina ha deciso di costruire una propria stazione.

Allo stesso modo, quando Pechino ha scelto di agganciarsi al programma Galileo, il Gps europeo, gli Stati Uniti hanno preteso l’imposizione di alcune condizioni. Il risultato è che i cinesi si sono ritirati e hanno lanciato un sistema Gps autonomo, Beidu, che oggi è operativo. Gli esempi degli sforzi cinesi e delle tensioni geopolitiche sono innumerevoli.

Inevitabilmente esiste anche una dimensione militare nella corsa allo spazio di Pechino, innanzitutto perché il programma spaziale cinese è gestito dall’esercito, con una dimensione strategica ben presente nella sua concezione.

Negli ultimi giorni la Cina ha ribadito di non essere la causa della militarizzazione dello spazio, ma resta il fatto che nel 2007 il governo cinese ha sorpreso tutti mostrando di poter distruggere un satellite in orbita dalla Terra e rilanciando una corsa agli armamenti spaziali in tutti i continenti. Per americani, russi, cinesi, francesi e altri lo spazio fa ormai parte della strategia nazionale di difesa.

Qualche anno fa un romanzo di fantascienza americano ha ipotizzato lo scoppio di una terza guerra mondiale nello spazio, con la distruzione della rete satellitare Gps da parte dei cinesi. Uno scenario inquietante.

La Cina ha inviato la sua sonda Chang’e verso una principessa mitica sulla Luna, ma la posta in gioco è di tutt’altra natura. E non riguarda soltanto un mucchio di sassi lunari.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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