Gli Stati Uniti voltano le spalle alla lotta contro la crisi climatica
Nel 2009 gli Stati Uniti di Barack Obama avevano adottato un testo cruciale nella lotta contro la crisi climatica, intitolato Endangerment finding. Il documento sottolineava la pericolosità dei gas serra per l’ambiente e imponeva all’amministrazione di adottare le misure necessarie per contrastare le emissioni.
Diciassette anni dopo, il 12 febbraio 2026, Donald Trump ha deciso di abrogarlo. È il punto di arrivo di un intenso lavoro da parte della lobby petrolifera, che si sposa bene con le convinzioni degli ideologi della nuova amministrazione. Tra l’altro l’abolizione del testo non avverrà sotto banco, ma sarà addirittura celebrata in una cerimonia ufficiale all’interno dello studio ovale, alla Casa Bianca.
Difficile sorprendersi davanti a questa notizia. L’anno scorso, nel discorso pronunciato in occasione della sua investitura, Trump aveva ripetuto il suo celebre motto “Drill, baby, drill!”, un elogio della trivellazione diventato un marchio di fabbrica del presidente.
Da allora Trump ha introdotto tutta una serie di decreti per smantellare la politica degli investimenti verdi portata avanti dal suo predecessore, dai miliardi di dollari per i progetti basati sulle energie rinnovabili al sostegno delle auto elettriche. Trump, inoltre, ha rinnegato nuovamente gli accordi di Parigi sul clima del 2015, dopo averlo già fatto in occasione del suo precedente mandato, prima che Joe Biden facesse marcia indietro.
Trump si oppone da tempo al consenso scientifico che sul cambiamento climatico. L’anno scorso il presidente ha dichiarato che il riscaldamento globale è “la più grande truffa mai organizzata al mondo”.
Già il fatto che la prima potenza mondiale si ritiri dalla lotta contro il cambiamento climatico sarebbe abbastanza grave, ma Trump si sta spingendo oltre, mettendo pressione ad altri paesi affinché seguano il suo esempio. Ora anche l’Argentina di Javier Milei si prepara a uscire dagli accordi di Parigi.
Alla fine del 2025 i negoziatori di un trattato internazionale destinato a ridurre l’inquinamento provocato dalle navi mercantili sono stati addirittura minacciati dai rappresentanti statunitensi, al punto che ad alcuni paesi è stato fatto presente che se avessero votato a favore del testo le loro navi da carico non sarebbero state autorizzate ad avvicinarsi alle coste americane. Il voto alla fine è saltato. Il segretario di stato americano Marco Rubio ha celebrato pubblicamente quella “vittoria” e ha promesso di ripetere la manovra se fossero presentati altri testi simili.
La decisione annunciata il 12 febbraio rappresenta il colpo di grazia inflitto dall’amministrazione attuale alle politiche verdi del Partito democratico. L’Endangerment finding appena abolito costituiva infatti la base legale di tutte le leggi federali in materia, dalle norme sull’inquinamento delle auto fino a quelle sulle centrali elettriche.
L’amministrazione promette che l’eliminazione di questi vincoli farà calare il prezzo dei veicoli e dell’energia, ma non è assolutamente scontato che accada.
Trump ha scatenato una vera e propria “guerra contro la scienza”, tra il negazionismo climatico, la politica antivaccini del suo ministro della sanità Robert Kennedy Jr, il taglio dei finanziamenti destinati a molti programmi di ricerca e perfino una “pulizia” delle banche dati scientifiche legate in un modo o nell’altro al clima.
Questa giornata segna una grande vittoria ideologica per il movimento Make America great again (Maga), nonché una pesante sconfitta per il resto dell’umanità.
(Traduzione di Andrea Sparacino)